Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi

CHIESA DI SANTO SPIRITO

Scheda Opera

  • Vista esterni - volumi
  • Vista esterni - volume
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  • Vista esterni - volumi
  • Dettagli - facciata
  • Dettagli - Struttura
  • Dettagli - Interni
  • Dettagli - Interni
  • Dettagli - Interni
  • Dettagli - Interni
  • Comune: Forlimpopoli
  • Denominazione: CHIESA DI SANTO SPIRITO
  • Indirizzo: Via Giardino, N.11
  • Data: 1984 - 1999
  • Tipologia: Edifici per il culto
  • Autori principali: Luciano Ravaglia
Descrizione

La Chiesa di Santo Spirito, sita a Forlimpopoli, si inserisce in un contesto residenziale caratterizzato da un tessuto urbano di ridotto sviluppo verticale.
L’edificio si configura nel suo complesso come una grande arca posta sulle acque – secondo le logiche del progettista – per permettere al fedele di avere la sensazione di accedere in un luogo che viaggi nel tempo verso qualcosa di superiore, accentuando il distacco con le percezioni esterne.
Per tali ragioni, la parte inferiore dell’edificio centrale è costituita da un grande cassero di barca in cemento armato e marmo bianco, quella superiore da un insieme di nervature ricurve in legno lamellare che gradatamente salgono verso l’alto fino a diciassette metri di altezza.
Riprendendo il tema dell’arca, la prua è rivolta verso l’altare ed è enfatizzata dall’assetto planimetrico della Chiesa: si tratta di una pianta pressoché triangolare, che costituisce un settore circolare in grado di garantire la visibilità ottimale da ogni punto di vista verso l’altare. Nessun pilastro intermedio, ed un solo punto focale: l’altare. Tale forma in pianta porta naturalmente a convergere lo sguardo e l’attenzione dei fedeli verso il vertice del triangolo, ove, sopraelevato di alcuni gradini, è lo spazio riservato alle sacre funzioni: l’altare, l’ambone e il tabernacolo. Verso il fondo, ancora più elevato per ragioni di visibilità, lo spazio per la cattedra.
Elemento significativo dell’opera – che assume sia valore architettonico che simbolico – è l’attento studio dell’illuminazione. Per quanto riguarda l’illuminazione interna naturale, una lama luminosa percorre l’intera lunghezza dell’edificio dall’alto. Una fascia sul bordo, tutt’intorno al perimetro, appena sopra la testa dei fedeli, consente una illuminazione indiretta e radente del guscio in legno nervato che forma la parte sovrastante.
L’effetto luce radente è conservato anche con la luce artificiale. Fra centina e centina, alla fine dell’altezza del bordo in cemento armato alla base, lungo tutto il perimetro, corre la fibbia vetrata attraverso un continuo di tubi illuminanti, incassati sul bordo esterno e pertanto nascosti alla vista dei fedeli, che consentono una illuminazione diffusa. Inoltre, lo spazio riservato alle sacre funzioni è enfatizzato grazie all’uso dell’illuminazione, come nel caso del presbiterio, dove la luce, radente dal basso e dall’alto, scende dal punto più alto della chiesa.
Da un punto di vista distributivo, sono articolati accessi principali e secondari. Sul fianco destro, nell’edificio laterale, sono posti i servizi, la sacrestia per la vestizione, per la conservazione degli arredi e per la tenuta dei registri della parrocchia.
All’interno, sempre nell’osservanza del concetto della migliore visibilità da ogni punto dell’edificio e da ogni distanza, l’altare è leggermente sopraelevato a maggior distanza, ovvero verso l’ingresso, riprendendo i criteri di alcuni antichi edifici sacri. Tale effetto è garantito anche dalla pavimentazione, in materiale tipo clinker ad elevata cottura e resistente all’usura (ad eccezione del presbiterio in marmo bianco) che assume un andamento variabile secondo lo studio di una particolare curva.
Esternamente, all’ingresso della chiesa è stato previsto un ampio spazio coperto, quasi continuazione di quello interno, sul quale si protende la copertura della Chiesa.
Il sagrato è composto da un ampio spazio a conchiglia che snoda come l’ideale coda di una cometa. L’intenzione dell’architetto è quella di rappresentare l’ideale collegamento dell’interno – fonte battesimale – verso l’esterno, fonte sul sagrato. La coda della Cometa, infatti, ricorda la stella di Betlemme, l’origine e la guida della barca.
Questo concetto è sottolineato nella sua raffigurazione dalla diversità delle fasce da cui è costituito il pavimento del sagrato, con un andamento spiraliforme rappresentativo della coda della stessa Cometa.
Lungo il perimetro della chiesa vi è una piattaforma incavata di 10-15 cm di profondità che costituisce l’elemento naturale di raccolta delle acque meteoriche del tetto, che consente fra l’altro di sostituire docce e pluviali, dando nel contempo l’impressione che l’arca galleggi sull’acqua.
Questa semplice piattaforma, in assenza di pioggia, è alimentata a circuito chiuso con un minimo approvvigionamento che copre la perdita per evaporazione e consente la riutilizzazione della stessa acqua. Essa assolve contemporaneamente alle funzioni di specchio di diffusione della luce esterna che, dal basso verso la volta interna della chiesa, entra radente riflessa sulla superficie lignea interna, attraverso la fibbia di vetro posta orizzontalmente nel perimetro a quota 1,50 della chiesa.
Da un punto di vista tecnologico, nessun elemento aggiunto, corpi scaldanti o altro, estraneo alla chiesa è visibile, in quanto gli elementi radianti – a bassissimo salto di temperatura – sono racchiusi sotto il pavimento della chiesa, leggermente variabile in altezza per motivi di visibilità dai vari punti di distanza dall’altare.
Per i serramenti sono state realizzate aperture a comando elettrico, schermature con vetri bronzati della luce esterna, protezione dalle infiltrazioni esterne, nonché l’uso di vetri antisfondamento.
La scelta di materiali modesti ma efficienti, in particolare il cemento armato lasciato a vista nelle facciate esterne, permette un elevato livello di durabilità del complesso architettonico e al tempo stesso celano l’articolata struttura dell’interno, caratterizzata da una coperta lignea.
Infine, tutto il complesso architettonico, compreso il sagrato esterno, è racchiuso in una cortina di verde allo scopo di isolarlo il più possibile dall’esterno, al fine di rimediare anche alle modeste dimensioni del lotto in cui si inserisce. Il progetto è costituito da un tutto unico, esiste una continuità di forme e di funzioni fra spazi interni ed esterni fra di loro complementari: le parti non sono separate ma ognuna risulta collegata all’altra.

Info
  • Progetto: 1984 - 1989
  • Esecuzione: 1991 - 1999
  • Committente: Diocesi di Forlì-Bertinoro
  • Proprietà: Proprietà Ente religioso
  • Destinazione originaria: Edificio per il culto
  • Destinazione attuale: Edificio per il culto
Autori
Nome Cognome Ruolo Fase Progetto Archivio Architetti Url Profilo Autore Principale
Gian Tomaso Donati Progetto Impianti Progetto NO
Antonio Farolfi Progetto strutturale Progetto NO
Luciano Ravaglia Progetto architettonico Progetto SI
Luciano Ravaglia Direzione lavori Esecuzione NO
S.O.L.E.S SpA Impresa esecutrice Esecuzione NO
  • Strutture: Fondazioni e strutture in elevazione in cemento armato
  • Materiale di facciata: Cemento armato a vista
  • Coperture: Legno lamellare, tegole bituminose con rivestimento in lamina di rame
  • Serramenti: Metallici (alluminio anodizzato)
  • Stato Strutture: Buono
  • Stato Materiale di facciata: Buono
  • Stato Coperture: Buono
  • Stato Serramenti: Buono

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Per tali ragioni, la parte inferiore dell’edificio centrale è costituita da un grande cassero di barca in cemento armato e marmo bianco, quella superiore da un insieme di nervature ricurve in legno lamellare che gradatamente salgono verso l’alto fino a diciassette metri di altezza. 
Riprendendo il tema dell’arca, la prua è rivolta verso l’altare ed è enfatizzata dall’assetto planimetrico della Chiesa: si tratta di una pianta pressoché triangolare, che costituisce un settore circolare in grado di garantire la visibilità ottimale da ogni punto di vista verso l’altare. Nessun pilastro intermedio, ed un solo punto focale: l’altare. Tale forma in pianta porta naturalmente a convergere lo sguardo e l’attenzione dei fedeli verso il vertice del triangolo, ove, sopraelevato di alcuni gradini, è lo spazio riservato alle sacre funzioni: l’altare, l’ambone e il tabernacolo. Verso il fondo, ancora più elevato per ragioni di visibilità, lo spazio per la cattedra. 
Elemento significativo dell’opera – che assume sia valore architettonico che simbolico – è l’attento studio dell’illuminazione. Per quanto riguarda l’illuminazione interna naturale, una lama luminosa percorre l’intera lunghezza dell’edificio dall’alto. Una fascia sul bordo, tutt’intorno al perimetro, appena sopra la testa dei fedeli, consente una illuminazione indiretta e radente del guscio in legno nervato che forma la parte sovrastante. 
L’effetto luce radente è conservato anche con la luce artificiale. Fra centina e centina, alla fine dell’altezza del bordo in cemento armato alla base, lungo tutto il perimetro, corre la fibbia vetrata attraverso un continuo di tubi illuminanti, incassati sul bordo esterno e pertanto nascosti alla vista dei fedeli, che consentono una illuminazione diffusa. Inoltre, lo spazio riservato alle sacre funzioni è enfatizzato grazie all’uso dell’illuminazione, come nel caso del presbiterio, dove la luce, radente dal basso e dall’alto, scende dal punto più alto della chiesa.
Da un punto di vista distributivo, sono articolati accessi principali e secondari. Sul fianco destro, nell’edificio laterale, sono posti i servizi, la sacrestia per la vestizione, per la conservazione degli arredi e per la tenuta dei registri della parrocchia.
All’interno, sempre nell’osservanza del concetto della migliore visibilità da ogni punto dell’edificio e da ogni distanza, l’altare è leggermente sopraelevato a maggior distanza, ovvero verso l’ingresso, riprendendo i criteri di alcuni antichi edifici sacri. Tale effetto è garantito anche dalla pavimentazione, in materiale tipo clinker ad elevata cottura e resistente all’usura (ad eccezione del presbiterio in marmo bianco) che assume un andamento variabile secondo lo studio di una particolare curva.
Esternamente, all’ingresso della chiesa è stato previsto un ampio spazio coperto, quasi continuazione di quello interno, sul quale si protende la copertura della Chiesa. 
Il sagrato è composto da un ampio spazio a conchiglia che snoda come l’ideale coda di una cometa. L’intenzione dell’architetto è quella di rappresentare l’ideale collegamento dell’interno – fonte battesimale – verso l’esterno, fonte sul sagrato. La coda della Cometa, infatti, ricorda la stella di Betlemme, l’origine e la guida della barca.
Questo concetto è sottolineato nella sua raffigurazione dalla diversità delle fasce da cui è costituito il pavimento del sagrato, con un andamento spiraliforme rappresentativo della coda della stessa Cometa.
Lungo il perimetro della chiesa vi è una piattaforma incavata di 10-15 cm di profondità che costituisce l’elemento naturale di raccolta delle acque meteoriche del tetto, che consente fra l’altro di sostituire docce e pluviali, dando nel contempo l’impressione che l’arca galleggi sull’acqua. 
Questa semplice piattaforma, in assenza di pioggia, è alimentata a circuito chiuso con un minimo approvvigionamento che copre la perdita per evaporazione e consente la riutilizzazione della stessa acqua. Essa assolve contemporaneamente alle funzioni di specchio di diffusione della luce esterna che, dal basso verso la volta interna della chiesa, entra radente riflessa sulla superficie lignea interna, attraverso la fibbia di vetro posta orizzontalmente nel perimetro a quota 1,50 della chiesa. 
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  • Vincolo: Non Vincolata
  • Provvedimenti di tutela:
  • Data Provvedimento:
  • Riferimento Normativo:
  • Altri Provvedimenti:
  • Foglio Catastale: 18
  • Particella: C

Note

-

Bibliografia
Autore Anno Titolo Edizione Luogo Edizione Pagina Specifica
Franco Zaghini (a cura di) 2000 La Chiesa forlivese nel ventesimo secolo storia e cronaca Nuova Tipografia s.n.c. Forlimpopoli 290 No

Allegati
File Didascalia Credito Fotografico
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Dettagli - facciata Dettagli - facciata Archivio fotografico diocesi Forlì-Bertinoro
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Dettagli - Interni Dettagli - Interni Archivio fotografico diocesi Forlì-Bertinoro
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Dettagli - Interni Dettagli - Interni Archivio fotografico diocesi Forlì-Bertinoro
Dettagli - Interni Dettagli - Interni Archivio fotografico diocesi Forlì-Bertinoro

Criteri
4. L’edificio o l’opera di architettura riveste un ruolo significativo nell’ambito dell’evoluzione del tipo edilizio di pertinenza, ne offre un’interpretazione progressiva o sperimenta innovazioni di carattere distributivo e funzionale.
7. L’edificio o l’opera di architettura si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata.
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Crediti Scheda
Enti di riferimento: DGCC - Segretariato Regionale Emilia-Romagna
Titolare della ricerca: Alma Mater Studiorum Università di Bologna
Responsabile scientifico: Marco Pretelli


Scheda redatta da
creata il 03/06/2022
ultima modifica il 27/01/2023