Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi

SISTEMAZIONE DEL MUSEO LAPIDARIO MAFFEIANO

Scheda Opera

  • Planimetrie dei vari piani (da www.archeoveneto.it)
  • Sala ipogea (da www.archeoveneto.it)
  • Sala greca, primo piano (da www.archeoveneto.it)
  • Sala etrusca e romana, secondo piano (da www.archeoveneto.it)
  • Cortile, vista verso il pronao del Teatro Filarmonico
  • Cortile, vista verso l'esedra
  • Cortile, vista dall'alto (da www.fondoambienteitaliano.it)
  • Cortile, i dispositivi espositivi delle lapidi sotto il portico
  • Cortile, dettaglio del setto murario sud-ovest
  • Cortile, veduta d'insieme
  • Cortile, il
  • Comune: Verona
  • Denominazione: SISTEMAZIONE DEL MUSEO LAPIDARIO MAFFEIANO
  • Indirizzo: PIazza Bra N. 28
  • Data: 1975 - 1982
  • Tipologia: Musei e Aree archeologiche
  • Autori principali: Arrigo Rudi
Descrizione

L'intervento sul Museo lapidario Maffeiano è il primo progetto museografico che Arrigo Rudi porta avanti autonomamente dopo le esperienze a fianco di Carlo Scarpa nella realizzazione di Castelvecchio. Al Museo Maffeiano seguono importanti commissioni nell'ambito museale, come il Museo lapidario Estenso di Modena, il Museo di Santa Giulia di Brescia, l'allestimento di Palazzo Farnese a Piacenza e del Castello di Malcesine; oltre a una costante attività come allestitore di mostre temporanee.
La sistemazione del Museo lapidario Maffeiano consiste essenzialmente nel riordino dell'esposizione di marmi nel cortile e sotto i porticati, anche mediante la creazione di nuovi supporti, e nell'allestimento di alcune sale ricavate nell'edificio d'ingresso e al di sotto del cortile. Il museo fu istituito nel 1738 da Scipione Maffei il quale, con l'aiuto del pittore Alessandro Pompei, aveva ordinato 230 lapidi nel cortile dell'Accademia Filarmonica - il cui pronao con ordine gigante seicentesco dava accesso al teatro. Acquisito dal Comune di Verone nel 1882, il museo subì una drastica riduzione nel 1927, con lo spostamento di molti reperti verso Castelvecchio, quando il lato est del cortile porticato fu ricostruito in forma emiciclica. Dopo gli interventi necessari alla riparazione dei danni bellici, il museo riaprì nel 1965 per essere poi nuovamente risistemato dieci anni dopo da Arrigo Rudi con il riordino museografico di Lanfranco Franzoni.
All'esterno Rudi sgombera completamente il prato, suddiviso in quattro porzioni quadrate di verse, dai marmi che dispone unicamente al di sotto dei porticati, compreso il pronao del Teatro Filarmonico, e nello spazio ad emiciclo all'estremo est del cortile. I supporti dei pezzi sono estremamente semplici, costituiti da elementi di sostegno o agganci in metallo. Se per i pezzi più grandi furono disegnati dei sostegni "ad hoc", per l'esposizione a parete al di sotto dei porticati laterali, Rudi studiò dei dispositivi metallici a griglia con ganci scorrevoli su guide verticali per potersi adattare ad ogni pezzo.
Un soluzione particolare fu adottata nell'esedra sul lato est del cortile; qui Rudi predispone per accogliere le lapidi dei setti murari intonacati con cornici in pietra bianca. Delle brevi pensiline, sempre in pietra bianca, chiudono in sommità i setti per proteggere le lapidi dal dilavamento. Organizzati in due tratti su file parallele, i setti murari creano così un corridoio con andamento nord-sud perpendicolare all'asse di penetrazione del cortile verso il pronao dei Teatro Filarmonico.
Due rampe di scale a cielo aperto conducono a una sala ipogea che ricalca nella pianta quella dell'esedra superiore. Illuminata da lucernari aperti nel cortile soprastante, e caratterizzata da muri intonacati e dalla soletta in calcestruzzo armato faccia a vista. Altre sale interne sono allestite ai piani primo (sala greca) e secondo (sala etrusca e romana) del corpo di fabbrica est, al di sopra dell'ingresso e affacciato sul tratto iniziale di Corso di Porta Nuova. Anche in questo caso Rudi disegna dei supporti per i reperti piuttosto semplici, con elementi portanti in profilati metallici a doppio "T" e pannelli dal colore neutro.

Info
  • Progetto: 1975 - 1976
  • Esecuzione: 1976 - 1982
  • Tipologia Specifica: Museo lapidario
  • Proprietà: Proprietà pubblica
  • Destinazione originaria: Esposizione lapidaria
  • Destinazione attuale: Esposizione lapidaria
Autori
Nome Cognome Ruolo Fase Progetto Archivio Architetti Url Profilo Autore Principale
Lugoboni Impresa esecutrice Esecuzione NO
Licisco Magagnato Progetto museografico Progetto Visualizza Profilo https://archiviomagagnato.comune.verona.it/ NO
Arrigo Rudi Progetto architettonico Progetto SI

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La sistemazione del Museo lapidario Maffeiano consiste essenzialmente nel riordino dell'esposizione di marmi nel cortile e sotto i porticati, anche mediante la creazione di nuovi supporti, e nell'allestimento di alcune sale ricavate nell'edificio d'ingresso e al di sotto del cortile.  Il museo fu istituito nel 1738 da Scipione Maffei il quale, con l'aiuto del pittore Alessandro Pompei, aveva ordinato 230 lapidi nel cortile dell'Accademia Filarmonica - il cui pronao con ordine gigante seicentesco dava accesso al teatro. Acquisito dal Comune di Verone nel 1882, il museo subì una drastica riduzione nel 1927, con lo spostamento di molti reperti verso Castelvecchio, quando il lato est del cortile porticato fu ricostruito in forma emiciclica. Dopo gli interventi necessari alla riparazione dei danni bellici, il museo riaprì nel 1965 per essere poi nuovamente risistemato dieci anni dopo da Arrigo Rudi con il riordino museografico di Lanfranco Franzoni.
All'esterno Rudi sgombera completamente il prato, suddiviso in quattro porzioni quadrate di verse, dai marmi che dispone unicamente al di sotto dei porticati, compreso il pronao del Teatro Filarmonico, e nello spazio ad emiciclo all'estremo est del cortile. I supporti dei pezzi sono estremamente semplici, costituiti da elementi di sostegno o agganci in metallo. Se per i pezzi più grandi furono disegnati dei sostegni "ad hoc", per l'esposizione a parete al di sotto dei porticati laterali, Rudi studiò dei dispositivi metallici a griglia con ganci scorrevoli su guide verticali per potersi adattare ad ogni pezzo.
Un soluzione particolare fu adottata nell'esedra sul lato est del cortile; qui Rudi predispone per accogliere le lapidi dei setti murari intonacati con cornici in pietra bianca. Delle brevi pensiline, sempre in pietra bianca, chiudono in sommità i setti per proteggere le lapidi dal dilavamento. Organizzati in due tratti su file parallele, i setti murari creano così un corridoio con andamento nord-sud perpendicolare all'asse di penetrazione del cortile verso il pronao dei Teatro Filarmonico.
Due rampe di scale a cielo aperto conducono a una sala ipogea che ricalca nella pianta quella dell'esedra superiore. Illuminata da lucernari aperti nel cortile soprastante, e caratterizzata da muri intonacati e dalla soletta in calcestruzzo armato faccia a vista. Altre sale interne sono allestite ai piani primo (sala greca) e secondo (sala etrusca e romana) del corpo di fabbrica est, al di sopra dell'ingresso e affacciato sul tratto iniziale di Corso di Porta Nuova. Anche in questo caso Rudi disegna dei supporti per i reperti piuttosto semplici, con elementi portanti in profilati metallici a doppio "T" e pannelli dal colore neutro.
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  • Vincolo: Non Vincolata
  • Provvedimenti di tutela: Tutela indiretta
  • Data Provvedimento: 1966-03-07 00:00:00
  • Riferimento Normativo: L. 1497/1939
  • Altri Provvedimenti:
  • Foglio Catastale: -
  • Particella: -

Note

Oltre a trovarsi nell'Area compresa entro la mura magistrali della città di Verona costituente il centro storico, vincolata ai sensi della L. 1497/1939, l'edificio è attualmente considerato bene architettonico di interesse culturale non verificato. Schedatore: Cristiano Guarneri

Bibliografia
Autore Anno Titolo Edizione Luogo Edizione Pagina Specifica
Magagnato Licisco (a cura di) 1982 Il Museo Maffaeiano riaperto al pubblico Comune di Verona/Direzione musei Verona Si
Pastor Valeriano, Los Sergio, Tubini Umberto (a cura di) 2011 Arrigo Rudi. Architettura, restauro e allestimento Marsilio-Iuav Venezia 111-115 No
Longhi Davide 2012 Novecento: architetture e città del Veneto Il Poligrafo Padova 917 No
Tommasini Nicola 2013 Rudi reperti lapidei Architetti Verona n. 94 Verona 54-61 Si
Pavan Luigi 2013 Il Maffeiano secondo Arrigo Rudi. Un lapidario per la Verona antica Bollettino AAA Italia n.12 20-21 Si

Allegati
File Didascalia Credito Fotografico
Planimetrie dei vari piani (da www.archeoveneto.it) Planimetrie dei vari piani (da www.archeoveneto.it)
Sala ipogea (da www.archeoveneto.it) Sala ipogea (da www.archeoveneto.it)
Sala greca, primo piano (da www.archeoveneto.it) Sala greca, primo piano (da www.archeoveneto.it)
Sala etrusca e romana, secondo piano (da www.archeoveneto.it) Sala etrusca e romana, secondo piano (da www.archeoveneto.it)
Cortile, vista verso il pronao del Teatro Filarmonico Cortile, vista verso il pronao del Teatro Filarmonico
Cortile, vista verso l'esedra Cortile, vista verso l'esedra
Cortile, vista dall'alto (da www.fondoambienteitaliano.it) Cortile, vista dall'alto (da www.fondoambienteitaliano.it)
Cortile, i dispositivi espositivi delle lapidi sotto il portico Cortile, i dispositivi espositivi delle lapidi sotto il portico
Cortile, dettaglio del setto murario sud-ovest Cortile, dettaglio del setto murario sud-ovest
Cortile, veduta d'insieme Cortile, veduta d'insieme
Cortile, il Cortile, il "corridoio" creato dai setti murari per l'esposizione

Criteri
1. L’edificio o l’opera di architettura è citata in almeno tre studi storico-sistematici sull’architettura contemporanea di livello nazionale e/o internazionale.
2. L’edificio o l’opera di architettura è illustrata in almeno due riviste di architettura di livello nazionale e/o internazionale.
5. L’edificio o l’opera di architettura introduce e sperimenta significative innovazioni nell’uso dei materiali o nell’applicazione delle tecnologie costruttive.
6. L’edificio o l’opera di architettura è stata progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale.

Crediti Scheda
Enti di riferimento: DGAAP - Segretariato Regionale per il Veneto
Titolare della ricerca: Università di Padova – Dipartimento beni culturali
Responsabile scientifico: Elena Svalduz


Scheda redatta da
creata il 31/12/2015
ultima modifica il 21/03/2025

Revisori:

Menzietti Giulia 2022