Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi

RECUPERO DEL CASTELLO DI RIVOLI: CASTELLO E MANICA LUNGA

Scheda Opera

  • Comune: Rivoli
  • Denominazione: RECUPERO DEL CASTELLO DI RIVOLI: CASTELLO E MANICA LUNGA
  • Indirizzo: Piazza Mafalda di Savoia
  • Data: 1979 - 1987
  • Tipologia: Interventi di recupero e trasformazione
  • Autori principali: Andrea Bruno
Descrizione

In vista dei festeggiamenti per il centenario dell’Unità d’Italia, grazie all’interessamento di Umberto Chierici, il soprintendente ai Monumenti del Piemonte, anche al Castello di Rivoli vengono destinati dei fondi per il restauro. I primi rilievi vengono realizzati dal giovane architetto torinese Andrea Bruno. Purtroppo l’iniziativa non verrà portata a termine dato che i fondi impegnati bastavano a malapena per riparare i danni della struttura. Qualche anno dopo, nel 1967, lo stesso Bruno procederà ad abbattere le parti marcescenti dell’atrio, realizzate ad inizio ‘900.
L’edificio nel 1978 versava in condizioni disastrose, le infiltrazioni d’acqua avevano intaccato i muri, le volte, i dipinti, gli stucchi, causando i primi crolli. Al secondo piano il cedimento di una volta farà si che la Regione Piemonte decidesse di prendere in carico l’edificio per 30 anni, impegnandosi a restaurarlo e poi aprirlo al pubblico.
I lavori prendono il via nell’agosto del 1979 per concludersi con l’inaugurazione del Museo d’Arte Contemporanea il 18 dicembre del 1984.
La scelta del restauro fu quella di mantenere le testimonianze superstiti dando importanza a tutti i momenti della vita del Castello, partendo dall’interruzione del cantiere juvarriano, passando per il lavoro di fine settecento di Carlo Randoni sino agli interventi per i militari.
Andrea Bruno evita di realizzare falsificazioni e completamenti, rispettando l’architettura, che diventa immagine reale della storia e delle vicissitudini della struttura . Ed ecco che esternamente come internamente sono stati conservati stucchi, cornici, dipinti danneggiati dalle ingiurie del tempo e dall’ incuria degli uomini.
Il restauro, per fornire ai visitatori un senso di finito della residenza sabauda, prevede per due sale l’esempio di integrazione. La scelta è ricaduta su una sala al primo piano appartenente al periodo juvarriano, dove viene realizzato il pavimento seguendo i progetti d’archivio, l’altra posta al secondo, appartenente alla stagione randoniana di fine settecento.
Bruno passa poi a valorizzare l’atrio non finito, ad installare lo sporto panoramico che sbuca dalla grande parete in mattoni del Castello, la grande scala sospesa, come anche la passerella che permette di passare sopra alla grande volta della sala 18, mettendo in dialogo passato e contemporaneità.
Una parte delle sale non presenta alcuna decorazione, e cede il passo a quelle connotate dagli ambienti che possiedono ricche decorazioni e che rimandano ai fasti della dinastia e ai momenti importanti vissuti da questa a Rivoli.
Parallelamente si procede, qualche tempo dopo, a restaurare la Manica Lunga, il luogo destinato all’esposizione delle collezioni di pittura di Carlo Emanuele I. A differenza del Castello, qui le scale e gli ascensori sono collocati all’esterno, vengono concepiti trasparenti per dar modo al visitatore di osservare la struttura non finita dall’alto. Andrea Bruno,pioniere nel concepirne la reversibilità, impiega ex-novo materiali moderni , sottolineando nuovamente questo rapporto tra contemporaneo e passato.
(da: https://www.castellodirivoli.org/la-residenza-reale/manica-lunga/restauro/)

Info
  • Progetto: 1979 -
  • Esecuzione: - 1987
  • Proprietà: Proprietà pubblica
  • Destinazione originaria: Residenza reale
  • Destinazione attuale: Museo d'arte contemporanea
Autori
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L’edificio nel 1978 versava in condizioni disastrose, le infiltrazioni d’acqua avevano intaccato i muri, le volte, i dipinti, gli stucchi, causando i primi crolli. Al secondo piano il cedimento di una volta farà si che la Regione Piemonte decidesse di prendere in carico l’edificio per 30 anni, impegnandosi a restaurarlo e poi aprirlo al pubblico.
I lavori prendono il via nell’agosto del 1979 per concludersi con l’inaugurazione del Museo d’Arte Contemporanea il 18 dicembre del 1984.
La scelta del restauro fu quella di mantenere le testimonianze superstiti dando importanza a tutti i momenti della vita del Castello, partendo dall’interruzione del cantiere juvarriano, passando per il lavoro di fine settecento di Carlo Randoni sino agli interventi per i militari.
Andrea Bruno evita di realizzare falsificazioni e completamenti, rispettando l’architettura, che diventa immagine reale della storia e delle vicissitudini della struttura . Ed ecco che esternamente come internamente sono stati conservati stucchi, cornici, dipinti danneggiati dalle ingiurie del tempo e dall’ incuria degli uomini.
Il restauro, per fornire ai visitatori un senso di finito della residenza sabauda, prevede per due sale l’esempio di integrazione. La scelta è ricaduta su una sala al primo piano appartenente al periodo juvarriano, dove viene realizzato il pavimento seguendo i progetti d’archivio, l’altra posta al secondo, appartenente alla stagione randoniana di fine settecento.
Bruno  passa poi a valorizzare l’atrio non finito, ad installare lo sporto panoramico che sbuca dalla grande parete in mattoni del Castello,  la grande scala sospesa, come anche la passerella che permette di passare sopra alla grande volta della sala 18, mettendo in dialogo passato e contemporaneità.
Una parte delle sale non presenta alcuna decorazione, e cede il passo a quelle connotate dagli ambienti che possiedono ricche decorazioni e che rimandano ai fasti della dinastia e ai momenti importanti vissuti da questa a Rivoli.
Parallelamente si procede, qualche tempo dopo, a restaurare la Manica Lunga, il luogo destinato all’esposizione delle collezioni di pittura di Carlo Emanuele I.  A differenza del Castello, qui le scale e gli ascensori sono collocati all’esterno, vengono concepiti trasparenti per dar modo al visitatore di osservare la struttura non finita dall’alto. Andrea Bruno,pioniere nel concepirne la reversibilità, impiega ex-novo materiali moderni , sottolineando nuovamente questo rapporto tra contemporaneo e passato.
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La Regione sviluppò un piano di coordinamento 
per la riorganizzazione della zona di Rivoli 
prevedendo destinazioni ad uso pubblico di zone di caratteristiche adeguate e il Castello era tra di esse; ma il Comune di Rivoli,  proprietario dell’immobile, non poteva accollarsi gli interi oneri economici di un enorme edificio ridotto in pessime condizioni.
Nel 1978, a seguito dei primi crolli, su  spinta della Soprintendenza, la Regione si  incarica dell’edificio attraverso un  comodato d’uso di 29 anni, stanziando i  finanziamenti per il restauro e con l’intento di destinare il Castello a funzioni culturali.
Fu un  privato, il conte Panza di Biumo,  che,  donando la sua ricca  collezione  personale  di opere d’arte contemporanea, diede l’impulso  alla destinazione dell’edificio quale Museo  di Arte Contemporanea. Dal 1960 al 1978, anno  in cui cominciarono i lavori, il clima culturale era radicalmente cambiato: si erano sviluppati i concetti di recupero e riuso degli edifici, di rispetto per la  
memoria e l’eredità del passato, di collaborazione tra pubblico e privato che permisero l’effettivo recupero del manufatto.
(da: https://architettura.unige.it/did/l2/architettura/quarto0607/labrestauroa/galleria/rivoli.pdf)
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  • Vincolo: Riconosciuta
  • Provvedimenti di tutela: Vincolo architettonico
  • Data Provvedimento: 30/05/1910
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  • Altri Provvedimenti: D.D.G. 06/08/2015, prot. 97
  • Foglio Catastale: -
  • Particella: -

Note

La prima volta in cui si parlò concretamente del restauro del Castello fu nel 1960, in preparazione del Centenario dell’Unità d’Italia. In un programma di restauro dei beni più rappresentativi del Piemonte, il Castello fu incluso tra le opere da recuperare ma per gli enormi costi il progetto venne abbandonato. La Regione sviluppò un piano di coordinamento per la riorganizzazione della zona di Rivoli prevedendo destinazioni ad uso pubblico di zone di caratteristiche adeguate e il Castello era tra di esse; ma il Comune di Rivoli, proprietario dell’immobile, non poteva accollarsi gli interi oneri economici di un enorme edificio ridotto in pessime condizioni. Nel 1978, a seguito dei primi crolli, su spinta della Soprintendenza, la Regione si incarica dell’edificio attraverso un comodato d’uso di 29 anni, stanziando i finanziamenti per il restauro e con l’intento di destinare il Castello a funzioni culturali. Fu un privato, il conte Panza di Biumo, che, donando la sua ricca collezione personale di opere d’arte contemporanea, diede l’impulso alla destinazione dell’edificio quale Museo di Arte Contemporanea. Dal 1960 al 1978, anno in cui cominciarono i lavori, il clima culturale era radicalmente cambiato: si erano sviluppati i concetti di recupero e riuso degli edifici, di rispetto per la memoria e l’eredità del passato, di collaborazione tra pubblico e privato che permisero l’effettivo recupero del manufatto. (da: https://architettura.unige.it/did/l2/architettura/quarto0607/labrestauroa/galleria/rivoli.pdf)

Bibliografia
Autore Anno Titolo Edizione Luogo Edizione Pagina Specifica
Bruno Andrea 1984 Il castello di Rivoli. 1734-1984. Storia di un recupero Allemandi Torino Si
1986 Nota in forma di colloquio tra Giorgio Verzotti e Rudi Fuchs sulla mostra d'inaugurazione del Castello di Rivoli Domus n. 669 57 Si
1989 l'Architettura - Cronache e Storia n. 409, XXXV Si
1991 Nota di Pierre Restany su Arte e arte a Rivoli, con foto del cantiere di restauro della manica Lunga Domus n. 727 14-15 Si
1991 Cit. critica nel testo A. Zevi, Arte a Rivoli: pro e contro l'Architettura - Cronache e Storia n. 434, XXXVII; 988-990 Si
1995 Segnalazione Rivoli: il castello incompiuto in articolo di Alessandro Garnero, Andrea Bruno: architetture nel tempo l'Architettura - Cornache e Storia n. 482, XLI 96-97 Si
Bruno, Andrea 1999 Manica lunga del castello di Rivoli Abitare n. 320 128-135 Si
1999 Nota News numero 2, nuovi spazi al Castello di Rivoli, notizia di una mostra e aggiornamento sul cantiere della Manica Lunga, in apertura nell'autunno successivo Domus n. 815 Si

Allegati
File Didascalia Credito Fotografico

Criteri
1. L’edificio o l’opera di architettura è citata in almeno tre studi storico-sistematici sull’architettura contemporanea di livello nazionale e/o internazionale.
3. L’edificio o l’opera di architettura ha una riconosciuta importanza nel panorama dell’architettura nazionale, degli anni nei quali è stata costruita, anche in relazione ai contemporanei sviluppi sia del dibattito, sia della ricerca architettonica nazionale e internazionale,
5. L’edificio o l’opera di architettura introduce e sperimenta significative innovazioni nell’uso dei materiali o nell’applicazione delle tecnologie costruttive.
6. L’edificio o l’opera di architettura è stata progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale.

Crediti Scheda
Enti di riferimento: DARC
Titolare della ricerca: Politecnico di Torino Dipartimento di Progettazione architettonica
Responsabile scientifico: Carlo Olmo


Scheda redatta da
creata il 31/12/2004
ultima modifica il 29/01/2025

Revisori:

Mezzino Davide 2021