Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi

NUOVA SEDE DEL BANCO DI SARDEGNA

Scheda Opera

  • scheda uniss 2004
  • La sala interna e gli sportelli
  • Planimetria di progetto
  • Planimetria dello stato attuale
  • Prospetto su Piazza Castello
  • Prospetto laterale
  • Prospetto laterale, Dettaglio del corpo scala
  • Prospetto laterale
  • Vista del prospetto su Piazza Castello
  • Dettaglio del coronamento
  • Prospetto principale
  • Banco di Sardegna, dettaglio del prospetto
  • Comune: Sassari
  • Denominazione: NUOVA SEDE DEL BANCO DI SARDEGNA
  • Indirizzo: Piazza Castello, N. 1-2-3
  • Data: 1967 - 1971
  • Tipologia: Istituti di credito e assicurativi
  • Autori principali: Tomaso Badano, Lionello Calza, Arturo Battaglieri
Descrizione

L'edificio sorse in seguito ad un concorso bandito il 31 maggio del 1966, che vide la partecipazione di 48 progetti, tra cui quelli di Vico Mossa e del giovanissimo Renzo Piano. Il progetto risultato vincitore alla chiusura dei lavori della giuria, il 17 aprile 1967, fu quello contrassegnato dal motto “Trifoglio 105”, redatto dagli architetti Augusto Battaglieri, Lionello Calza e Tomaso Baldano. Le motivazioni della scelta del progetto sono riassumibili ne «il realizzato inserimento nel contesto edilizio dell'isolato e nello spazio architettonico della Piazza Castello e delle sue adiacenze; la rappresentatività dell'edificio resa attraverso una corretta e razionale ideazione dell'architettura; la risoluzione degli spazi funzionali [...] come frutto di un’efficace indagine che si riflette ai diversi livelli, dai generali ai particolari, in una chiara e largamente integrata connessione degli spazi stessi [...]; la struttura statico-costruttiva e gli impianti tecnici generali e bancari [...] considerati in modo corretto», come si legge nella relazione sul concorso firmata da Fernando Clemente. La proposta rifiuta quindi le ambizioni monumentali che caratterizzano altri edifici bancari dell’epoca, come quelli per la Banca d’Italia e la Banca Nazionale del Lavoro costruiti a Cagliari nel 1960, «corretti, ma completamente fuori scala» (Masala, 2001), per concentrarsi sulla relazione tra l’edificio e l’intorno, attraverso l’allineamento del corpo principale sulla piazza e l’arretramento degli ingressi, e sull’introduzione di elementi innovativi soprattutto dal punto di vista funzionale.
Il fabbricato, con pianta ad “L”, è costituito da due corpi: un edificio in linea su Piazza Castello, alto 7 piani fuori terra e 7 piani sottoterra, compreso il volume superiore arretrato che ospita la sala conferenze; in questo corpo , oltre alla sala conferenze sono ospitati gli uffici a pianta libera, suddivisi da pareti mobili; un corpo basso di 2 piani fuori terra e 7 piani sottoterra su via Cagliari, che ospita l'autosilo e la sala per le operazioni bancarie e alcuni spazi ulteriori, tra cui lo “sportello automobilistico”, una cassa drive-in posta all'interno, nei pressi dell'ingresso all'autosilo. Le note della relazione finale del concorso e i giudizi dei giurati delineano un orientamento culturale caratterizzato da due tendenze. Una è rintracciabile nella tensione verso l'innovazione tecnologica che informa alcune soluzioni (ad esempio la cassa drive-in e l'autosilo meccanico) in sintonia con una concezione della città e degli edifici come somma di oggetti infrastrutturali utili e necessari alla prospettiva di un futuro sempre più caratterizzato dalla tecnologia. Queste idee si diffondono ampiamente all'inizio degli anni '60 e sono sviluppate in forme assolutamente più radicali nei progetti di Friedman, Tange o degli Archigram. La seconda tendenza compare nei richiami alle opportunità offerte al disegno urbano, in particolare alla possibilità, ventilata da Clemente nella sua relazione conclusiva, di interessare tutto il fronte edilizio dell'isolato sulla Piazza Castello che “consentirebbe una elaborazione di maggior respiro”. Il confronto tra le descrizioni dei progetti classificati e menzionati, contenute nel documento finale della giuria, evidenzia come la relazione con lo spazio urbano e le connessioni tra le parti dell'edificio siano il tratto distintivo del progetto vincitore. L'attenzione che i giurati pongono sulle questioni urbane si allinea quindi con alcune posizioni (documentate, ad esempio, nel X Convegno INU di Trieste: “Città e territorio negli aspetti funzionali e figurativi della pianificazione continua”, e nel numero monografico di “Edilizia moderna” 87-88/1966 “La forma del territorio”) che animano in quegli anni la cultura architettonica italiana, indirizzate verso un'architettura fatta di relazioni e al superamento della poetica dell'oggetto. I materiali e le tecniche costruttive utilizzati per le strutture (setti e pilastri in cemento armato, solai in latero-cemento) sono da considerarsi normalmente diffusi nella Sardegna degli anni ’60: anche dal punto di vista della costruzione in altezza l’edilizia sassarese aveva già realizzato opere di maggiore importanza, come il “Grattacielo vecchio” di Fernando Clemente, sulla stessa Piazza Castello. Un particolare interessante è però il ricorso, in alcuni ambienti interni, a diverse superfici in calcestruzzo a vista tinteggiato, come il tamburo dello sportello automobilistico ed i setti nella sala degli sportelli. Il calcestruzzo delle facciate, invece, è stato da subito rifinito con uno strato in cemento, forse per nascondere alcune irregolarità. I serramenti mostrano un’attenzione inconsueta al soleggiamento, controllato attraverso un elemento frangisole in alluminio e l’inclinazione dei vetri sull’asse verticale; si discostano, sia per tipologia che per tipo di profili e di vetri impiegati dalla maggior parte delle costruzioni contemporanee locali. Il progetto dell’edificio propone alcuni elementi innovativi sotto diversi aspetti. Dal punto di vista della distribuzione e dell’organizzazione dello spazio e delle funzioni: un autosilo, controllato da operatore, negli spazi interrati (in disuso a partire dagli anni ‘70 a causa di un’ordinanza della Prefettura per motivi legati alle misure antiterrorismo); uno sportello automobilistico (cassa drive-in) nel primo piano interrato di fronte all’accesso all’autosilo (attualmente in disuso); una chiara formulazione della pianta libera per i piani destinati ad uffici. Dal punto di vista degli impianti: un impianto di posta pneumatica, attualmente smantellato. Dal punto di vista dei componenti edilizi: serramenti in alluminio dotati di frangisole e inclinati rispetto alla verticale per diminuire i riflessi e il guadagno termico diretto. Questo non sorprende, vista la frequente tensione all’innovazione tecnologica che caratterizza l’architettura nazionale ed internazionale dei primi anni ’60. Va però notato come la maggior parte di queste innovazioni si siano dimostrate estremamente vulnerabili agli imprevisti della storia (l’allarme suscitato dal terrorismo negli anni ’70 consigliò la chiusura dell’autosilo), dell’evoluzione tecnologica (il rapido superamento della tecnologia della posta pneumatica, o le necessità di adeguamento dell’impianto tutt’aria), o alla scarsa durata dei nuovi materiali (attualmente è necessario il ripristino delle paraste di facciata in cemento armato e l’adeguamento dei serramenti). L’adozione della pianta libera da suddividere con pareti mobili si è rivelata una soluzione efficace e tuttora apprezzata dall’utenza, ed ha permesso il necessario continuo adeguamento degli spazi per gli uffici. Il lotto su cui insiste l’edificio attuale era occupato da un edificio d’angolo di quattro piani in continuità con le cortine edilizie esistenti su via Cagliari e Piazza Castello. L’edificio è stato, insieme ai due “grattacieli” di Clemente, uno dei protagonisti della trasformazione di Piazza Castello, uno dei luoghi del centro storico di Sassari che ha subito, a partire dalla demolizione del castello aragonese, il maggior numero di trasformazioni rispetto alla struttura urbana della città compatta. L’edificio si presenta in buono stato ed è oggetto di costante manutenzione da parte del Banco di Sardegna.

Info
  • Progetto: 1967 - 1967
  • Esecuzione: 1969 - 1971
  • Committente: Banco di Sardegna
  • Proprietà: Proprietà privata
  • Destinazione originaria: banca, uffici e sala conferenze
  • Destinazione attuale: banca, uffici e sala conferenze
Autori
Nome Cognome Ruolo Fase Progetto Archivio Architetti Url Profilo Autore Principale
Tomaso Badano Direzione lavori Esecuzione NO
Tomaso Badano Progetto strutturale Progetto NO
Tomaso Badano Progetto architettonico Progetto SI
Arturo Battaglieri Direzione lavori Esecuzione NO
Arturo Battaglieri Progetto architettonico Progetto SI
Arturo Battaglieri Progetto strutturale Progetto NO
Lionello Calza Direzione lavori Esecuzione NO
Lionello Calza Progetto architettonico Progetto SI
Lionello Calza Progetto strutturale Progetto NO
  • Strutture: pilastri e setti in calcestruzzo armato
  • Materiale di facciata: calcestruzzo armato intonacato
  • Coperture: solaio piano su travi in calcestruzzo armato
  • Serramenti: infissi in alluminio

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Il fabbricato, con pianta ad “L”, è costituito da due corpi: un edificio in linea su Piazza Castello, alto 7 piani fuori terra e 7 piani sottoterra, compreso il volume superiore arretrato che ospita la sala conferenze; in questo corpo , oltre alla sala conferenze sono ospitati gli uffici a pianta libera, suddivisi da pareti mobili; un corpo basso di 2 piani fuori terra e 7 piani sottoterra su via Cagliari, che ospita l'autosilo e la sala per le operazioni bancarie e alcuni spazi ulteriori, tra cui lo “sportello automobilistico”, una cassa drive-in posta all'interno, nei pressi dell'ingresso all'autosilo. Le note della relazione finale del concorso e i giudizi dei giurati delineano un orientamento culturale caratterizzato da due tendenze. Una è rintracciabile nella tensione verso l'innovazione tecnologica che informa alcune soluzioni (ad esempio la cassa drive-in e l'autosilo meccanico) in sintonia con una concezione della città e degli edifici come somma di oggetti infrastrutturali utili e necessari alla prospettiva di un futuro sempre più caratterizzato dalla tecnologia. Queste idee si diffondono ampiamente all'inizio degli anni '60 e sono sviluppate in forme assolutamente più radicali nei progetti di Friedman, Tange o degli Archigram. La seconda tendenza compare nei richiami alle opportunità offerte al disegno urbano, in particolare alla possibilità, ventilata da Clemente nella sua relazione conclusiva, di interessare tutto il fronte edilizio dell'isolato sulla Piazza Castello che “consentirebbe una elaborazione di maggior respiro”. Il confronto tra le descrizioni dei progetti classificati e menzionati, contenute nel documento finale della giuria, evidenzia come la relazione con lo spazio urbano e le connessioni tra le parti dell'edificio siano il tratto distintivo del progetto vincitore. L'attenzione che i giurati pongono sulle questioni urbane si allinea quindi con alcune posizioni (documentate, ad esempio, nel X Convegno INU di Trieste: “Città e territorio negli aspetti funzionali e figurativi della pianificazione continua”, e nel numero monografico di “Edilizia moderna” 87-88/1966 “La forma del territorio”) che animano in quegli anni la cultura architettonica italiana, indirizzate verso un'architettura fatta di relazioni e al superamento della poetica dell'oggetto. I materiali e le tecniche costruttive utilizzati per le strutture (setti e pilastri in cemento armato, solai in latero-cemento) sono da considerarsi normalmente diffusi nella Sardegna degli anni ’60: anche dal punto di vista della costruzione in altezza l’edilizia sassarese aveva già realizzato opere di maggiore importanza, come il “Grattacielo vecchio” di Fernando Clemente, sulla stessa Piazza Castello. Un particolare interessante è però il ricorso, in alcuni ambienti interni, a diverse superfici in calcestruzzo a vista tinteggiato, come il tamburo dello sportello automobilistico ed i setti nella sala degli sportelli. Il calcestruzzo delle facciate, invece, è stato da subito rifinito con uno strato in cemento, forse per nascondere alcune irregolarità. I serramenti mostrano un’attenzione inconsueta al soleggiamento, controllato attraverso un elemento frangisole in alluminio e l’inclinazione dei vetri sull’asse verticale; si discostano, sia per tipologia che per tipo di profili e di vetri impiegati dalla maggior parte delle costruzioni contemporanee locali. Il progetto dell’edificio propone alcuni elementi innovativi sotto diversi aspetti. Dal punto di vista della distribuzione e dell’organizzazione dello spazio e delle funzioni: un autosilo, controllato da operatore, negli spazi interrati (in disuso a partire dagli anni ‘70 a causa di un’ordinanza della Prefettura per motivi legati alle misure antiterrorismo); uno sportello automobilistico (cassa drive-in) nel primo piano interrato di fronte all’accesso all’autosilo (attualmente in disuso); una chiara formulazione della pianta libera per i piani destinati ad uffici. Dal punto di vista degli impianti: un impianto di posta pneumatica, attualmente smantellato. Dal punto di vista dei componenti edilizi: serramenti in alluminio dotati di frangisole e inclinati rispetto alla verticale per diminuire i riflessi e il guadagno termico diretto. Questo non sorprende, vista la frequente tensione all’innovazione tecnologica che caratterizza l’architettura nazionale ed internazionale dei primi anni ’60. Va però notato come la maggior parte di queste innovazioni si siano dimostrate estremamente vulnerabili agli imprevisti della storia (l’allarme suscitato dal terrorismo negli anni ’70 consigliò la chiusura dell’autosilo), dell’evoluzione tecnologica (il rapido superamento della tecnologia della posta pneumatica, o le necessità di adeguamento dell’impianto tutt’aria), o alla scarsa durata dei nuovi materiali (attualmente è necessario il ripristino delle paraste di facciata in cemento armato e l’adeguamento dei serramenti). L’adozione della pianta libera da suddividere con pareti mobili si è rivelata una soluzione efficace e tuttora apprezzata dall’utenza, ed ha permesso il necessario continuo adeguamento degli spazi per gli uffici. Il lotto su cui insiste l’edificio attuale era occupato da un edificio d’angolo di quattro piani in continuità con le cortine edilizie esistenti su via Cagliari e Piazza Castello. L’edificio è stato, insieme ai due “grattacieli” di Clemente, uno dei protagonisti della trasformazione di Piazza Castello, uno dei luoghi del centro storico di Sassari che ha subito, a partire dalla demolizione del castello aragonese, il maggior numero di trasformazioni rispetto alla struttura urbana della città compatta. L’edificio si presenta in buono stato ed è oggetto di costante manutenzione da parte del Banco di Sardegna.
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  • Vincolo: Non Vincolata
  • Provvedimenti di tutela: Nessuna opzione
  • Data Provvedimento:
  • Riferimento Normativo:
  • Altri Provvedimenti:
  • Foglio Catastale: -
  • Particella: -

Note

Scheda redatta da Francesco Spanedda, Università degli Studi di Sassari, Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica (2004).

Bibliografia
Autore Anno Titolo Edizione Luogo Edizione Pagina Specifica
Gambacciani P. 1972 Banco di Sardegna a Sassari, architetti Tomaso Badano, Augusto Battaglieri, Lionello Calza «L'Architettura», n. 203 302-308 Si
Masala Franco 2001 Architettura dall’Unità d’Italia alla fine del’900 Ilisso Nuoro Si

Allegati
File Didascalia Credito Fotografico
scheda uniss 2004 scheda uniss 2004
La sala interna e gli sportelli La sala interna e gli sportelli
Planimetria di progetto Planimetria di progetto
Planimetria dello stato attuale Planimetria dello stato attuale
Prospetto su Piazza Castello Prospetto su Piazza Castello
Prospetto laterale Prospetto laterale
Prospetto laterale, Dettaglio del corpo scala Prospetto laterale, Dettaglio del corpo scala
Prospetto laterale Prospetto laterale
Vista del prospetto su Piazza Castello Vista del prospetto su Piazza Castello
Dettaglio del coronamento Dettaglio del coronamento
Prospetto principale Prospetto principale
Banco di Sardegna, dettaglio del prospetto Banco di Sardegna, dettaglio del prospetto

Criteri
5. L’edificio o l’opera di architettura introduce e sperimenta significative innovazioni nell’uso dei materiali o nell’applicazione delle tecnologie costruttive.
6. L’edificio o l’opera di architettura è stata progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale.
7. L’edificio o l’opera di architettura si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata.

Crediti Scheda
Enti di riferimento: DGAAP - Segretariato Regionale per la Sardegna
Titolare della ricerca: Università degli Studi di Cagliari – DICAAR
Responsabile scientifico: Paolo Sanjust


Scheda redatta da
creata il 31/12/2016
ultima modifica il 31/01/2023

Revisori:

Martina Massaro