Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi

PALAZZO PER LA PREFETTURA E LA PROVINCIA DI ASTI

Scheda Opera

  • Vista prospettiv+ca
  • Prospetto
  • Planimetria
  • Planimetria generale
  • Foto vista dai portici
  • Vista esterna, affaccio su Piazza Vittorio Alfieri, 2019
  • Vista esterna, 2019
  • Vista esterna, 2019
  • Vista esterna, 2019
  • Vista esterna lato sud, 2019
  •  Vista esterna, ingresso principale, 2019
  • Comune: Asti
  • Denominazione: PALAZZO PER LA PREFETTURA E LA PROVINCIA DI ASTI
  • Indirizzo: Piazza Vittorio Alfieri N. 33
  • Data: 1958 - 1961
  • Tipologia: Sedi di enti pubblici e istituzioni
  • Autori principali: Mario Passanti
Descrizione

1. Opera originaria

«Piazza Alfieri è uno dei più interessanti luoghi urbani di Asti: situata nella zona sud-orientale della città, in continuità con il suo centro storico, ha una non consueta forma di triangolo isoscele. Sui lati uguali si confrontano due eleganti edifici residenziali porticati, realizzati nella seconda metà del secolo scorso, dalla facciata intonacata e con le finestre del piano nobile coronate dalle classiche modanature in stucco ad arco e, in alternanza, a timpano; sul terzo lato si impone il lineare palazzo per la Prefettura e la Provincia di Asti, un edificio con struttura in cemento armato a vista e tamponamenti in mattoni paramano, progettato da Mario Passanti (1955-1961). Sul retro di questo palazzo si attesta l'edificio dell'Intendenza di Finanza (ex Casa Littoria) progettato da Ottorino Aloisio nei primi anni Trenta, ma costruito solo in parte: il basamento, le fasce marcapiano ed i riquadri delle finestre sono rivestiti in travertino ed i tamponamenti sono in mattoni, disposti secondo un disegno a fasce orizzontali; verso la piazza del Palio svetta la torre littoria, elemento caratteristico delle architetture di regime. Mentre l'edificio di Passanti è l'elemento di chiusura, la "quinta scenica" di piazza Alfieri, quello di Aloisio è un punto di riferimento, l'elemento caratterizzante la retrostante grande piazza del Palio, oggi destinata ad ospitare il mercato cittadino. Le due piazze sono elementi vitali della città: le loro architetture, definite nel corso di un secolo, si sono via via aggiunte nel rispetto reciproco, creando un significativo luogo collettivo. […] I problemi progettuali presenti in questo concorso sono gli stessi con i quali, vent'anni più tardi, si confronterà Passanti: la definizione dell'elemento di chiusura, della "quinta" della piazza e, allo stesso tempo, della "cerniera" architettonica tra il Campo del Palio e la piazza Alfieri; il completamento dell'ambiente urbano fortemente caratterizzato dalla simmetria degli edifici ottocenteschi preesistenti; la continuazione o meno del percorso porticato […]. Nel dopoguerra la Banca d'Italia, chiede al Comune l'area di piazza Alfieri a ridosso della ex Casa Littoria, per costruire una sua succursale ma l'accordo non viene raggiunto; infine, nel 1948, la Giunta decide di costruire la sede di Municipio e Provincia "debitamente abbinate" insieme ad un "moderno cinematografo comunale", incarica l'ufficio tecnico comunale, diretto dall'ingegner Schivinato, di studiare e compilare il progetto. Nello stesso anno il progetto viene approvato dalla Giunta, ma i lavori non procedono per diversi motivi, non ultime le necessità più urgenti legate ad una alluvione. Nel 1955 il Comune decide di affiancare al proprio ufficio tecnico un personaggio autorevole come Passanti per rivedere la proposta. Il tema progettuale - un edificio pubblico in un contesto urbano - è uno di quelli che Passanti ha maggiormente studiato come storico dell'architettura. Nella relazione scritta per presentare il nuovo progetto Passanti motiva le scelte progettuali per l'edificio in rapporto alle "varie possibilità e limiti imposti dalla sua destinazione, dall'area, dei mezzi costruttivi a disposizione, dal clima eccetera" e sottolinea le particolari attenzioni volte a risolvere "l'inserimento dell'edificio nell'ambiente circostante". Tema principale è il completamento della piazza, in modo che il nuovo edificio crei, assieme ai già esistenti, un insieme armonico. […] L'edificio realizzato si dimostra particolarmente attento al "sito", il tema caro a Passanti: rispetto delle altezze e dei volumi preesistenti, interpretazioni delle simmetrie del luogo. L'asse di piazza Alfieri diventa così l'elemento generatore delle geometrie del nuovo fabbricato: centrato su quell'asse è collocato l'atrio monumentale del Palazzo "come la sua superiore destinazione richiede", mentre perpendicolarmente ad esso, si sviluppa la manica principale che chiude la piazza con una sequenza di portici di interasse ed altezza pari a quelli esistenti. In realtà Passanti progetta inizialmente un edificio privo di portici […] Ma la mancanza dei portici non trova favore nell'opinione pubblica e, in un acceso dibattito in consiglio comunale, viene deliberato che, non essendo possibile "prescindere dalla costruzione di portici lungo tutta la fronte del palazzo… verso la piazza Alfieri”, si concedano alla Provincia altri quattro mesi di tempo per presentare un nuovo progetto. Passanti è così costretto a rivedere il progetto ed a presentare una seconda soluzione secondo le richieste del Comune; variante che successivamente viene costruita. Il porticato diviene così un elemento centrale dell'edificio: i grandi pilastri, rivestiti in pietra, e la spessa architrave in cemento armato a vista formano un sistema monumentale ma al tempo stesso sobrio ed essenziale; essenzialità dovuta anche al trattamento dell'intradosso del solaio di copertura lasciato a nudo, non intonacato, ed alla semplice pavimentazione in pietra. I portici diventano parte del sistema degli accessi e dei percorsi interni dell'edificio, che sono studiati da Passanti nei loro caratteri architettonici e rappresentativi […]. La pianta è lineare: "stante la richiesta di uffici assai estesi in rapporto alla lunghezza che il terreno a disposizione consente di dare alle ali [...]" le maniche hanno una "profondità notevole" (14 metri) e presentano, ad ogni piano, un unico corridoio centrale di distribuzione; per consentire una buona illuminazione naturale, Passanti ricorre a: "[...] un sistema a due finestre sovrapposte, di cui la superiore raggiunge il soffitto". I prospetti sono disegnati in modo da segnalare le varie parti dell'edificio e l'uso attento dei materiali fa sì che il rigore formale dovuto alla rigida scansione delle aperture, alla geometria ricorrente nelle facciate, venga attenuato […]. Gli uffici infatti sono segnalati, verso la piazza, dalla fitta maglia di pilastri e travi in cemento armato a vista, interrotta soltanto in corrispondenza degli ingressi, sottolineati da un balcone di rappresentanza, e dell'atrio monumentale, evidenziato dall'ordine gigante delle finestre della Sala Consiliare; le testate invece sono risolte con una delicata tessitura di tradizionali mattoni. […] L'edificio, così come le altre architetture pubbliche passantiane, non presenta una linea di gronda, non chiude verso il cielo, ma il tamponamento viene fatto sporgere oltre l'ultima soletta in modo da creare un parapetto per il terrazzo formato dall'arretramento dell'ultimo piano e per la copertura dell'attico: una balaustrata traforata, in mattoni posti in verticale, "in modo da far vedere il cielo" […]. Il problema compositivo forse più difficile, quello cioè del collegamento tra il nuovo edificio e la costruzione di Aloisio, viene risolto con un atteggiamento di assoluto rispetto, ricorrendo a due corpi di fabbrica perpendicolari alla manica principale e posti in asse ai due ingressi, rispettivamente della Provincia e della Prefettura. Tali bracci vengono poi protesi fino a raggiungere il filo dell'ex Casa Littoria e terminano con una testata ingentilita da logge che segnano, ai vari piani, lo sbocco verso l'esterno dei corridoi. L'opera, nel suo complesso, appare sì monumentale, ma senza retorica; l'edificio pubblico è posto in una zona strategica della città, ma Passanti non usa mai un linguaggio aulico: non si impone sul luogo, ma lega la sua architettura al "sito", interpretando i caratteri degli edifici esistenti e ricucendo le trame di uno spazio urbano rimasto incompiuto. I temi sono gli stessi del palazzo di piazza San Giovanni, ma a Torino Passanti è costretto a subire dall'esterno imposizioni che, modificando in modo sostanziale il progetto originario e prolungando i tempi della realizzazione, compromettono la riuscita finale dell' opera; ad Asti invece, nonostante siano apportate alcune modifiche al primo progetto, l'iter della costruzione non subisce intoppi: il contorno netto dei volumi, la tessitura dei tamponamenti in laterizio e la maglia strutturale rimangono inalterati, così come nei disegni iniziali. L’edificio realizzato si inserisce “vivo […] nell’ambiente preesistente […] in grazia del suo volume ben commisurato ai preesistenti e dalla sua espressione nuova, esso deve contribuire a rendere armonici gli spazi attorno a sé, verso la piazza maggiore e le due piazze laterali. Piazze armoniche nel vario stile degli edifici… [con] accostamento di edifici sì diversi per destinazione, materiali e stile” […]». (Paolo Mellano, Il palazzo per la Prefettura e la Provincia di Asti, in Riccarda Rigamonti (a cura di), Mario Passanti architetto docente universitario, Celid, Torino 1995, pp. 134-140)

«L’edificio, con la sua imponente massa, chiude lo spazio triangolare della piazza Alfieri e nello stesso tempo fa da sfondo, sul retro, alla Casa Littoria (oggi Intendenza di Finanza) di Ottorino Aloisio. Il progetto degli anni trenta, rimasto irrealizzato a causa del conflitto mondiale, diventa l’occasione nell’immediato dopoguerra per ripensare la nuova sede del Municipio. Il nuovo edificio, commissionato a Passanti che lo porta a termine nel 1961, si inserisce nel contesto, a completamento di un nuovo spazio urbano già ben delineato. L’architetto sceglie infatti la strada della contiguità volumetrica, rispettando l’altezza degli edifici ottocenteschi che si attestano sui lati della piazza e riproponendo i portici. Proprio l’elemento porticato (che si configura come una sequenza di setti geometrici in pietra), la simmetria planimetrica e l’arretramento di una parte del corpo centrale che richiama l’idea della loggia, conferiscono all’edificio un aspetto monumentale e “classico”. La facciata rigorosa ed essenziale nella scansione regolare delle aperture, sottolineata dalla maglia in cemento armato a vista che rivela la struttura a scheletro dell’edificio, fa da contrappunto alle testate dell’edificio in laterizio e al parapetto del piano attico, risolto con una tessitura muraria traforata». (Adriana Giusti, Rosa Tamborrino, Guida all’architettura del Novecento in Piemonte (1902-2006), Allemandi, Torino 2008, p. 104) Traduzione inglese: sì

2. Consistenza dell’opera al 2019/Stato attuale
L’edificio si presenta in buono stato di conservazione, mantiene la funzione originaria e non ha subito particolari alterazioni rispetto al progetto originale.

Info
  • Progetto: 1958 -
  • Esecuzione: - 1961
  • Tipologia Specifica: Palazzo per la Prefettura e la Provincia di Asti
  • Proprietà: Proprietà pubblica
  • Destinazione originaria: Palazzo per la Prefettura e la Provincia di Asti
  • Destinazione attuale: Palazzo per la Prefettura e la Provincia di Asti
Autori
Nome Cognome Ruolo Fase Progetto Archivio Architetti Url Profilo Autore Principale
Mario Passanti Progetto architettonico Progetto Visualizza Profilo https://www.museotorino.it/view/s/daf8e795ce0e4f23bcd7612e45c59832 SI
  • Strutture: Maglia in cemento armato a vista che rivela la struttura a scheletro dell’edificio
  • Materiale di facciata: La facciata rigorosa ed essenziale nella scansione regolare delle aperture, sottolineata dalla maglia in cemento armato a vista che rivela la struttura a scheletro dell’edificio, fa da contrappunto alle testate dell’edificio in laterizio e al parapetto de
  • Serramenti: a ghigliottina, in metallo
  • Stato Strutture: Buono
  • Stato Materiale di facciata: Buono
  • Stato Coperture: Buono
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Sul retro di questo palazzo si attesta l'edificio dell'Intendenza di Finanza (ex Casa Littoria) progettato da Ottorino Aloisio nei primi anni Trenta, ma costruito solo in parte: il basamento, le fasce marcapiano ed i riquadri delle finestre sono rivestiti in travertino ed i tamponamenti sono in mattoni, disposti secondo un disegno a fasce orizzontali; verso la piazza del Palio svetta la torre littoria, elemento caratteristico delle architetture di regime. Mentre l'edificio di Passanti è l'elemento di chiusura, la "quinta scenica" di piazza Alfieri, quello di Aloisio è un punto di riferimento, l'elemento caratterizzante la retrostante grande piazza del Palio, oggi destinata ad ospitare il mercato cittadino. Le due piazze sono elementi vitali della città: le loro architetture, definite nel corso di un secolo, si sono via via aggiunte nel rispetto reciproco, creando un significativo luogo collettivo. 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Nello stesso anno il progetto viene approvato dalla Giunta, ma i lavori non procedono per diversi motivi, non ultime le necessità più urgenti legate ad una alluvione. Nel 1955 il Comune decide di affiancare al proprio ufficio tecnico un personaggio autorevole come Passanti per rivedere la proposta. Il tema progettuale - un edificio pubblico in un contesto urbano - è uno di quelli che Passanti ha maggiormente studiato come storico dell'architettura. Nella relazione scritta per presentare il nuovo progetto Passanti motiva le scelte progettuali per l'edificio in rapporto alle "varie possibilità e limiti imposti dalla sua destinazione, dall'area, dei mezzi costruttivi a disposizione, dal clima eccetera" e sottolinea le particolari attenzioni volte a risolvere "l'inserimento dell'edificio nell'ambiente circostante". Tema principale è il completamento della piazza, in modo che il nuovo edificio crei, assieme ai già esistenti, un insieme armonico. […] L'edificio realizzato si dimostra particolarmente attento al "sito", il tema caro a Passanti: rispetto delle altezze e dei volumi preesistenti, interpretazioni delle simmetrie del luogo. L'asse di piazza Alfieri diventa così l'elemento generatore delle geometrie del nuovo fabbricato: centrato su quell'asse è collocato l'atrio monumentale del Palazzo "come la sua superiore destinazione richiede", mentre perpendicolarmente ad esso, si sviluppa la manica principale che chiude la piazza con una sequenza di portici di interasse ed altezza pari a quelli esistenti. In realtà Passanti progetta inizialmente un edificio privo di portici […] Ma la mancanza dei portici non trova favore nell'opinione pubblica e, in un acceso dibattito in consiglio comunale, viene deliberato che, non essendo possibile "prescindere dalla costruzione di portici lungo tutta la fronte del palazzo… verso la piazza Alfieri”, si concedano alla Provincia altri quattro mesi di tempo per presentare un nuovo progetto. Passanti è così costretto a rivedere il progetto ed a presentare una seconda soluzione secondo le richieste del Comune; variante che successivamente viene costruita. Il porticato diviene così un elemento centrale dell'edificio: i grandi pilastri, rivestiti in pietra, e la spessa architrave in cemento armato a vista formano un sistema monumentale ma al tempo stesso sobrio ed essenziale; essenzialità dovuta anche al trattamento dell'intradosso del solaio di copertura lasciato a nudo, non intonacato, ed alla semplice pavimentazione in pietra. I portici diventano parte del sistema degli accessi e dei percorsi interni dell'edificio, che sono studiati da Passanti nei loro caratteri architettonici e rappresentativi […]. La pianta è lineare: "stante la richiesta di uffici assai estesi in rapporto alla lunghezza che il terreno a disposizione consente di dare alle ali [...]" le maniche hanno una "profondità notevole" (14 metri) e presentano, ad ogni piano, un unico corridoio centrale di distribuzione; per consentire una buona illuminazione naturale, Passanti ricorre a: "[...] un sistema a due finestre sovrapposte, di cui la superiore raggiunge il soffitto". I prospetti sono disegnati in modo da segnalare le varie parti dell'edificio e l'uso attento dei materiali fa sì che il rigore formale dovuto alla rigida scansione delle aperture, alla geometria ricorrente nelle facciate, venga attenuato […]. Gli uffici infatti sono segnalati, verso la piazza, dalla fitta maglia di pilastri e travi in cemento armato a vista, interrotta soltanto in corrispondenza degli ingressi, sottolineati da un balcone di rappresentanza, e dell'atrio monumentale, evidenziato dall'ordine gigante delle finestre della Sala Consiliare; le testate invece sono risolte con una delicata tessitura di tradizionali mattoni.  […] L'edificio, così come le altre architetture pubbliche passantiane, non presenta una linea di gronda, non chiude verso il cielo, ma il tamponamento viene fatto sporgere oltre l'ultima soletta in modo da creare un parapetto per il terrazzo formato dall'arretramento dell'ultimo piano e per la copertura dell'attico: una balaustrata traforata, in mattoni posti in verticale, "in modo da far vedere il cielo" […]. Il problema compositivo forse più difficile, quello cioè del collegamento tra il nuovo edificio e la costruzione di Aloisio, viene risolto con un atteggiamento di assoluto rispetto, ricorrendo a due corpi di fabbrica perpendicolari alla manica principale e posti in asse ai due ingressi, rispettivamente della Provincia e della Prefettura. Tali bracci vengono poi protesi fino a raggiungere il filo dell'ex Casa Littoria e terminano con una testata ingentilita da logge che segnano, ai vari piani, lo sbocco verso l'esterno dei corridoi. L'opera, nel suo complesso, appare sì monumentale, ma senza retorica; l'edificio pubblico è posto in una zona strategica della città, ma Passanti non usa mai un linguaggio aulico: non si impone sul luogo, ma lega la sua architettura al "sito", interpretando i caratteri degli edifici esistenti e ricucendo le trame di uno spazio urbano rimasto incompiuto. I temi sono gli stessi del palazzo di piazza San Giovanni, ma a Torino Passanti è costretto a subire dall'esterno imposizioni che, modificando in modo sostanziale il progetto originario e prolungando i tempi della realizzazione, compromettono la riuscita finale dell' opera; ad Asti invece, nonostante siano apportate alcune modifiche al primo progetto, l'iter della costruzione non subisce intoppi: il contorno netto dei volumi, la tessitura dei tamponamenti in laterizio e la maglia strutturale rimangono inalterati, così come nei disegni iniziali. L’edificio realizzato si inserisce “vivo […] nell’ambiente preesistente […] in grazia del suo volume ben commisurato ai preesistenti e dalla sua espressione nuova, esso deve contribuire a rendere armonici gli spazi attorno a sé, verso la piazza maggiore e le due piazze laterali. Piazze armoniche nel vario stile degli edifici… [con] accostamento di edifici sì diversi per destinazione, materiali e stile” […]». (Paolo Mellano, Il palazzo per la Prefettura e la Provincia di Asti, in Riccarda Rigamonti (a cura di), Mario Passanti architetto docente universitario, Celid, Torino 1995, pp. 134-140)   

«L’edificio, con la sua imponente massa, chiude lo spazio triangolare della piazza Alfieri e nello stesso tempo fa da sfondo, sul retro, alla Casa Littoria (oggi Intendenza di Finanza) di Ottorino Aloisio. Il progetto degli anni trenta, rimasto irrealizzato a causa del conflitto mondiale, diventa l’occasione nell’immediato dopoguerra per ripensare la nuova sede del Municipio. Il nuovo edificio, commissionato a Passanti che lo porta a termine nel 1961, si inserisce nel contesto, a completamento di un nuovo spazio urbano già ben delineato. L’architetto sceglie infatti la strada della contiguità volumetrica, rispettando l’altezza degli edifici ottocenteschi che si attestano sui lati della piazza e riproponendo i portici. Proprio l’elemento porticato (che si configura come una sequenza di setti geometrici in pietra), la simmetria planimetrica e l’arretramento di una parte del corpo centrale che richiama l’idea della loggia, conferiscono all’edificio un aspetto monumentale e “classico”. La facciata rigorosa ed essenziale nella scansione regolare delle aperture, sottolineata dalla maglia in cemento armato a vista che rivela la struttura a scheletro dell’edificio, fa da contrappunto alle testate dell’edificio in laterizio e al parapetto del piano attico, risolto con una tessitura muraria traforata». (Adriana Giusti, Rosa Tamborrino, Guida all’architettura del Novecento in Piemonte (1902-2006), Allemandi, Torino 2008, p. 104) Traduzione inglese: sì

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  • Vincolo: Non Vincolata
  • Provvedimenti di tutela: Nessuna opzione
  • Data Provvedimento:
  • Riferimento Normativo:
  • Altri Provvedimenti:
  • Foglio Catastale: -
  • Particella: -

Note

-

Bibliografia
Autore Anno Titolo Edizione Luogo Edizione Pagina Specifica
Mellano Paolo 1995 Il palazzo per la Prefettura e la Provincia di Asti, in Riccarda Rigamonti (a cura di), Mario Passanti architetto docente universitario Celid Torino 134-140 No
Giusti Maria Adriana, Tamborrino Rosa 1995 Guida all’architettura del Novecento in Piemonte (1902-2006) Allemandi Torino 104 No

Allegati
File Didascalia Credito Fotografico
Vista prospettiv+ca Vista prospettiv+ca Tratto da - Mellano, Celid 1995
Prospetto Prospetto Tratto da - Mellano, Celid 1995
Planimetria Planimetria Tratto da - Mellano, Celid 1995
Planimetria generale Planimetria generale Tratto da - Mellano, Celid 1995
Foto vista dai portici Foto vista dai portici Tratto da - Mellano, Celid 1995
Vista esterna, affaccio su Piazza Vittorio Alfieri, 2019 Vista esterna, affaccio su Piazza Vittorio Alfieri, 2019 Carolina Crozzolin - 2019
Vista esterna, 2019 Vista esterna, 2019 Carolina Crozzolin - 2019
Vista esterna, 2019 Vista esterna, 2019 Carolina Crozzolin - 2019
Vista esterna, 2019 Vista esterna, 2019 Carolina Crozzolin - 2019
Vista esterna lato sud, 2019 Vista esterna lato sud, 2019 Carolina Crozzolin - 2019
 Vista esterna, ingresso principale, 2019 Vista esterna, ingresso principale, 2019 Carolina Crozzolin - 2019

Criteri
1. L’edificio o l’opera di architettura è citata in almeno tre studi storico-sistematici sull’architettura contemporanea di livello nazionale e/o internazionale.
4. L’edificio o l’opera di architettura riveste un ruolo significativo nell’ambito dell’evoluzione del tipo edilizio di pertinenza, ne offre un’interpretazione progressiva o sperimenta innovazioni di carattere distributivo e funzionale.
5. L’edificio o l’opera di architettura introduce e sperimenta significative innovazioni nell’uso dei materiali o nell’applicazione delle tecnologie costruttive.
6. L’edificio o l’opera di architettura è stata progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale.

Crediti Scheda
Enti di riferimento: DGAAP - Segretariato Regionale per il Piemonte
Titolare della ricerca: Politecnico Torino Dipartimento Architettura e Design
Responsabile scientifico: Maria Adriana Giusti, Gentucca Canella (DAD)


Scheda redatta da Carolina Crozzolin e Guido Pavia
creata il 31/12/2004
ultima modifica il 21/02/2025

Revisori:

Mezzino Davide 2021