Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi

COMPLESSO TERMALE DELLE FONTI BONIFACIO VIII

Scheda Opera

  • Vista Tenda araba
  • Particolare fontana centrale Rotonda
  • Vista percorso esterno
  • Particolare copertura Tenda araba
  • Vista esterna
  • Dettaglio struttura
  • Vista Rotonda
  • Sezione Rotonda
  • Comune: Fiuggi
  • Denominazione: COMPLESSO TERMALE DELLE FONTI BONIFACIO VIII
  • Indirizzo: Piazza Martiri di Nassiriya N. 1
  • Data: 1963 - 1969
  • Tipologia: Stabilimenti termali
  • Autori principali: Luigi Moretti
Descrizione

In uno scenografico percorso, il complesso termale - che sostituisce il vecchio stabilimento realizzato a partire dal 1905 su progetto di Garibaldi Burba, di cui si conserva solo il portale - si estende in una valle alberata, leggermente in declivio, da nord a sud, tra le fonti Bonifacio VIII e Anticolana. Il progetto - che supera una precedente ipotesi di Mario Loreti - si sviluppa in un’area di 70 metri di larghezza per 350 metri di lunghezza.
Su quote diverse Moretti, affiancato da Ingrami nel ruolo di tecnico dell’Amministrazione comunale, dispone una “sequenza di spazi“,– modalità di composizione che deriva dai suoi originali e insistiti studi sull’architettura barocca - che reagiscono all’ambiente e alla luce tramite la tensione delle superfici che li definiscono. Perciò le strutture che li animano che sfruttano la malleabilità del cemento armato, non sono mai ordinarie (in questo caso studiate con la collaborazione dell’ingegnere Silvano Zorzi, noto per i suoi studi sperimentali sulle strutture leggere) e le superfici non sono mai semplici piani, ma membrature avvolgenti che fasciano tutti gli ambienti diversi per forma, tipo, dimensione. Il complesso, pur suggerendo numerosi riferimenti all’architettura classica, per il tema dell’inserimento nella natura e per la composizione di ambienti chiusi, aperti o semiaperti - da Villa d’Este a Villa Adriana, al Pantheon, per restare in ambito romano - assume l’immagine di un’architettura avveniristica e inedita rivelando “di come questa architettura, per più versi rivoluzionaria, sia sostanziata da segreto senso della storia“ (A. Pica 1972).
Sono padiglioni, aperti o chiusi, caratterizzati da coperture diverse, collegati da percorsi variegati che permettono anche di raggiungere le numerose fontane sparse nel parco salendo a monte, o scendendo a valle, tramite scale, cordonate e una funicolare. Più che di un impianto planimetrico si tratta di un impianto spaziale in cui Moretti mette a frutto la sua originale ricerca teorica: immersi nella rigogliosa vegetazione i padiglioni si misurano con l’ambiente mettendo in scena, in un raffinato sistema di relazioni, un abile rapporto tra natura e artificio in cui l’architetto misura e definisce le viste e gli scorci prospettici (pratica già sperimentata con grande successo nel piazzale dell’Impero al Foro Italico).
A sud, a quota più bassa, il padiglione di ingresso, circolare, è sagomato su una copertura impostata su un unico pilastro a fungo, eccentrico. Alle spalle si sviluppa in salita un ampio parco lineare che occupa il fondo valle, delimitato sui due lati dai locali commerciali preceduti da una sequenza di venti “ombrelli“ affiancati, ma separati da una fessura di luce, che filtrano il contatto con il verde centrale, ombreggiando la passeggiata e le pareti a tutto vetro dei negozi. Queste coperture curve, che alludono alla tenda, hanno una pianta rettangolare (circa 130 mq) e sono appese a due travi disposte a X estradossate e sostenute da un pilastro centrale che fora la tenda e supera in altezza la quota delle travi configurandosi, anche dall’alto, come un elemento che ritma il percorso.
A nord la composizione è conclusa da una serie di terrazze sovrapposte e aggettanti su cui domina la “rotonda“ destinata alla sala mescita: una terrazza coperta di circa 40 metri di diametro, affiancata da aeree scalee di accesso contenute da parapetti pieni modanati. La terrazza, che definisce al piano terra un ambiente chiuso da vetrate continue, è ombreggiata da una volta sottile tesa e, come fosse una cupola, forata al centro da un oculo per l’ingresso della luce che piove direttamente sulla fontana centrale. La copertura, appoggiata su quattro piloni perimetrali – ma da questi separata - di sezione variabile e curiosamente inflessi, è sagomata sui bordi in una veletta continua cui corrisponde, in basso, la fascia di parapetto, dall’attacco a terra stondato. La “rotonda“ è affiancata dalla cosiddetta “tenda araba’“ un padiglione a pianta trapezoidale la cui ampia pensilina, anche qui una tenda tesa e inflessa caratterizzata da un intreccio di travi emergenti, si protende verso il parco. Essenziale la scelta dei materiali: cemento faccia a vista bianco o dal tono leggermente rosato per accordarsi con i serramenti in alluminio anodizzato nei toni del bronzo, granito e peperino di Viterbo per le pavimentazioni.
Motivi come l’eccentricità dei pilastri, la loro sagoma originale - una sezione variabile o l’entasi come memoria dell’architettura classica - l’accuratissima e sofisticata distinzione delle parti nei punti di contatto tra gli elementi portanti e le tende di copertura, lo spessore ridotto delle solette, le fasce di bordo, gli spigoli arrotondati e le modanature, trovano qui applicazione a rivelare la riuscita e personalissima relazione tra le ricerche teoriche e il processo, prima compositivo, poi costruttivo, che governa l’architettura.
Lo scenografico complesso ha mantenuto intatta nel tempo la sua immagine architettonica pur sopportando i necessari adeguamenti.

Info
  • Progetto: 1963 -
  • Esecuzione: - 1969
  • Proprietà: proprietà Ente pubblico territoriale
  • Destinazione originaria: parco termale
  • Destinazione attuale: parco termale
Autori
Nome Cognome Ruolo Fase Progetto Archivio Architetti Url Profilo Autore Principale
Lucio Causa Collaboratore Progetto NO
Mario Ingrami Collaboratore Progetto NO
Luigi Moretti Progetto architettonico Progetto Visualizza Profilo https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=31849 SI
Carmine Moscati Direzione lavori Esecuzione NO
Giovanni Quadrella Collaboratore Progetto NO
Silvano Zorzi Collaboratore Progetto Visualizza Profilo https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=21209 NO
  • Strutture: calcestruzzo armato
  • Materiale di facciata: intonaco rustico
  • Coperture: soletta di calcestruzzo
  • Serramenti: metallici
  • Stato Strutture: Discreto
  • Stato Materiale di facciata: Discreto
  • Stato Coperture: Discreto
  • Stato Serramenti: Discreto

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Su quote diverse Moretti, affiancato da Ingrami nel ruolo di tecnico dell’Amministrazione comunale, dispone una “sequenza di spazi“,– modalità di composizione che deriva dai suoi originali e insistiti studi sull’architettura barocca - che reagiscono all’ambiente e alla luce tramite la tensione delle superfici che li definiscono. Perciò le strutture che li animano che sfruttano la malleabilità del cemento armato, non sono mai ordinarie (in questo caso studiate con la collaborazione dell’ingegnere Silvano Zorzi, noto per i suoi studi sperimentali sulle strutture leggere) e le superfici non sono mai semplici piani, ma membrature avvolgenti che fasciano tutti gli ambienti diversi per forma, tipo, dimensione. Il complesso, pur suggerendo numerosi riferimenti all’architettura classica, per il tema dell’inserimento nella natura e per la composizione di ambienti chiusi, aperti o semiaperti - da Villa d’Este a Villa Adriana, al Pantheon, per restare in ambito romano - assume l’immagine di un’architettura avveniristica e inedita rivelando “di come questa architettura, per più versi rivoluzionaria, sia sostanziata da segreto senso della storia“ (A. Pica 1972).
Sono padiglioni, aperti o chiusi, caratterizzati da coperture diverse, collegati da percorsi variegati che permettono anche di raggiungere le numerose fontane sparse nel parco salendo a monte, o scendendo a valle, tramite scale, cordonate e una funicolare. Più che di un impianto planimetrico si tratta di un impianto spaziale in cui Moretti mette a frutto la sua originale ricerca teorica: immersi nella rigogliosa vegetazione i padiglioni si misurano con l’ambiente mettendo in scena, in un raffinato sistema di relazioni, un abile rapporto tra natura e artificio in cui l’architetto misura e definisce le viste e gli scorci prospettici (pratica già sperimentata con grande successo nel piazzale dell’Impero al Foro Italico).
A sud, a quota più bassa, il padiglione di ingresso, circolare, è sagomato su una copertura impostata su un unico pilastro a fungo, eccentrico. Alle spalle si sviluppa in salita un ampio parco lineare che occupa il fondo valle, delimitato sui due lati dai locali commerciali preceduti da una sequenza di venti “ombrelli“ affiancati, ma separati da una fessura di luce, che filtrano il contatto con il verde centrale, ombreggiando la passeggiata e le pareti a tutto vetro dei negozi. Queste coperture curve, che alludono alla tenda, hanno una pianta rettangolare (circa 130 mq) e sono appese a due travi disposte a X estradossate e sostenute da un pilastro centrale che fora la tenda e supera in altezza la quota delle travi configurandosi, anche dall’alto, come un elemento che ritma il percorso. 
A nord la composizione è conclusa da una serie di terrazze sovrapposte e aggettanti su cui domina la “rotonda“ destinata alla sala mescita: una terrazza coperta di circa 40 metri di diametro, affiancata da aeree scalee di accesso contenute da parapetti pieni modanati. La terrazza, che definisce al piano terra un ambiente chiuso da vetrate continue, è ombreggiata da una volta sottile tesa e, come fosse una cupola, forata al centro da un oculo per l’ingresso della luce che piove direttamente sulla fontana centrale. La copertura, appoggiata su quattro piloni perimetrali – ma da questi separata - di sezione variabile e curiosamente inflessi, è sagomata sui bordi in una veletta continua cui corrisponde, in basso, la fascia di parapetto, dall’attacco a terra stondato. La “rotonda“ è affiancata dalla cosiddetta “tenda araba’“ un padiglione a pianta trapezoidale la cui ampia pensilina, anche qui una tenda tesa e inflessa caratterizzata da un intreccio di travi emergenti, si protende verso il parco. Essenziale la scelta dei materiali: cemento faccia a vista bianco o dal tono leggermente rosato per accordarsi con i serramenti in alluminio anodizzato nei toni del bronzo, granito e peperino di Viterbo per le pavimentazioni. 
Motivi come l’eccentricità dei pilastri, la loro sagoma originale - una sezione variabile o l’entasi come memoria dell’architettura classica - l’accuratissima e sofisticata distinzione delle parti nei punti di contatto tra gli elementi portanti e le tende di copertura, lo spessore ridotto delle solette, le fasce di bordo, gli spigoli arrotondati e le modanature, trovano qui applicazione a rivelare la riuscita e personalissima relazione tra le ricerche teoriche e il processo, prima compositivo, poi costruttivo, che governa l’architettura. 
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  • Vincolo: Non Vincolata
  • Provvedimenti di tutela: Nessuna opzione
  • Data Provvedimento:
  • Riferimento Normativo: Legge 29 giugno 1939, n. 1497; Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (art. 142)
  • Altri Provvedimenti: Dichiarazione di notevole interesse pubblico delle bellezze naturali (23/12/1964); Vincolo “ope legis” relativo alle aree di rispetto parchi e boschi
  • Foglio Catastale: -
  • Particella: -

Note

Vincolo paesaggistico (Comune di Fiuggi – conca ricca di boschi a valle dell’abitato) – fonte: http://www.sitap.beniculturali.it/ Provvedimenti di tutela D.M. 23 dicembre 1964 – Dichiarazione di notevole interesse pubblico delle bellezze naturali Vincolo “ope legis” relativo alle aree di rispetto dei boschi (D. Lgs. 42/2004 – art. 142 ) – fonte: http://www.sitap.beniculturali.it/

Bibliografia
Autore Anno Titolo Edizione Luogo Edizione Pagina Specifica
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1972 Il fonte "Bonifacio VIII" Domus n. 508 1-11 Si
Bonelli Renato 1975 Moretti Editalia Roma No
Tafuri Manfredo 1982 Storia dell'architettura italiana 1944-1985 Einaudi Torino 37 No
Santuccio Salvatore (a cura di) 1986 Luigi Moretti Zanichelli Bologna 148-152 No
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Polano Sergio 1991 Guida all'architettura italiana del Novecento Electa Milano 404 No
Bucci Federico, Mulazzani Marco (a cura di) 2000 Luigi Moretti. Opere e scritti Electa Milano No
Carrano Eleonora 2005 Luigi Moretti. Le opere romane Prospettive Roma 124-127 Si
Greco Antonella, Remiddi Gaia (a cura di) 2006 Il moderno attraverso Roma. Guida alle opere romane di Luigi Moretti Palombi Roma Scheda n. Si
Intrieri Maria Rita 2006 Terme di Fiuggi, giardino filosofico Metamorfosi n. 62 44-49 Si
Montevecchi Luisa (a cura di) 2007 Moretti visto da Moretti Palombi Roma 124-127 No
Rostagni Cecilia 2008 Luigi Moretti 1907-1973 Electa Milano 284-287 Si
Pisani Mario 2011 Le Fonti Bonifacio VIII a Fiuggi e l'opera di Luigi Walter Moretti, in Bozzoni Corrado, Fonti Daniela, Muntoni Alessandra (a cura di), Luigi Moretti. Architetto del Novecento Gangemi Roma 393-400 Si
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Mangone Fabio, Belli Germma, Tampieri Maria Grazia 2015 Architettura e paesaggi della villeggiatura in Italia tra Otto e Novecento Franco Angeli Milano No
D'Amico Felice 2016 Cronache di architettura di una città termale. Le Fonti di Moretti Frusinate Frosinone 93-106 Si
Salimei Guendalina 2018 Luigi Moretti. Terme Bonifacio VIII, Fiuggi. 1963-1969 Ilios Bari Si

Fonti Archivistiche
Titolo Autore Ente Descrizione Conservazione
Fondo Luigi Moretti Luigi Moretti Archivio Centrale dello Stato, Roma

Allegati
File Didascalia Credito Fotografico
Vista Tenda araba Vista Tenda araba Tobia Valentini - 2018
Particolare fontana centrale Rotonda Particolare fontana centrale Rotonda Tobia Valentini - 2018
Vista percorso esterno Vista percorso esterno Lorenzo Grieco - 2017
Particolare copertura Tenda araba Particolare copertura Tenda araba Lorenzo Grieco - 2017
Vista esterna Vista esterna Fondo Luigi Moretti, Archivio Centrale dello Stato
Dettaglio struttura Dettaglio struttura Fondo Luigi Moretti, Archivio Centrale dello Stato
Vista Rotonda Vista Rotonda Lorenzo Grieco - 2017
Sezione Rotonda Sezione Rotonda Fondo Luigi Moretti, Archivio Centrale dello Stato

Criteri
1. L’edificio o l’opera di architettura è citata in almeno tre studi storico-sistematici sull’architettura contemporanea di livello nazionale e/o internazionale.
2. L’edificio o l’opera di architettura è illustrata in almeno due riviste di architettura di livello nazionale e/o internazionale.
3. L’edificio o l’opera di architettura ha una riconosciuta importanza nel panorama dell’architettura nazionale, degli anni nei quali è stata costruita, anche in relazione ai contemporanei sviluppi sia del dibattito, sia della ricerca architettonica nazionale e internazionale,
4. L’edificio o l’opera di architettura riveste un ruolo significativo nell’ambito dell’evoluzione del tipo edilizio di pertinenza, ne offre un’interpretazione progressiva o sperimenta innovazioni di carattere distributivo e funzionale.
5. L’edificio o l’opera di architettura introduce e sperimenta significative innovazioni nell’uso dei materiali o nell’applicazione delle tecnologie costruttive.
6. L’edificio o l’opera di architettura è stata progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale.
7. L’edificio o l’opera di architettura si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata.
Sitografia ed altri contenuti online
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Crediti Scheda
Enti di riferimento: DGAAP - Segretariato Regionale per il Lazio
Titolare della ricerca: Università degli studi di Tor Vergata
Responsabile scientifico: Rosalia Vittorini


Scheda redatta da Rosalia Vittorini
creata il 31/12/2012
ultima modifica il 13/06/2024

Revisori:

Alberto Coppo 2022