PETTINATURE RIVETTI
Scheda Opera
- Comune: Biella
- Denominazione: PETTINATURE RIVETTI
- Indirizzo: Via Carso N. 31
- Data: 1937 - 1941
- Tipologia: Edifici per attività produttive
- Autori principali: Giuseppe Pagano
Descrizione
1. Opera originaria
«L’industria laniera del Biellese è ricca di stabilimenti antichi e recenti. Ben pochi di questi, però, rivestono interessanti caratteristiche tecniche ed estetiche, l’abitudine tradizionale di considerare l’industria locale della tessitura come un affare patriarcalmente familiare imprime ancor oggi a tutta la gestione dell’industria biellese un forte carattere empirico e rari sono i casi di costruzioni esemplari. Questo stabilimento, costruito nel 1939, ha tentato di risolvere con criterio moderno alcuni problemi tecnici ed estetici dell’industria della tessitura, specialmente per quanto si riferisce al problema della “flessibilità”, ossia alla capacità di organizzazione del lavoro sempre aggiornabile e suscettibile di ampliamenti. Lo stabilimento che è dedicato alla pettinatura della lana ed è inserito nel ciclo generale di produzione di una grande industria laniera che controlla e gestisce diverse fabbriche si compone di due corpi di fabbrica principali: uno alto a cinque piani (che comprende i magazzini, le cernite, i lavaggi e l’asciugatura della lana) e uno basso a shed che è destinato alla pettinatura. Il ciclo di lavorazione nel primo corpo di fabbrica si svolge per gravità e nel secondo in senso orizzontale. Il deposito di materia prima si trova nel sotterraneo del corpo a 5 piani, mentre la prima lavorazione si inizia nel sottotetto per scendere gradualmente in basso e finire quindi, in procedimento di lavorazione orizzontale, nella grande pettinatura a shed. Il magazzino delle materie lavorate si trova al di sotto del tratto esterno degli shed. In vicinanza di questo complesso è previsto un futuro edificio a più piani per il carbonissaggio. La struttura dell’edificio è in cemento armato. Il corpo a cinque piani ha solai a fungo senza travi sporgenti con solette calcolate per carichi variabili da 1000 a 2000 kg/mq. Le finestre in questa sezione del fabbricato sono a elementi di cemento con rivestimento di lamiera di alluminio. La pettinatura è a shed parabolici. Questa parte della fabbrica che assorbe la principale lavorazione e che è suscettibile di ampliamenti offre caratteristiche particolarmente interessanti per la sua struttura e per la razionale disposizione delle finestre. Gli shed sono costituiti da elementi parabolici di solaio in tavelloni forati del tipo S.A.P. gettati a piè d’opera e quindi accostati sull’appoggio delle travi di testata: in alto, al di sopra delle finestre, e in basso, in prossimità del canale di gronda. La trave orizzontale superiore (che sporge verso l’alto in modo da non rimpicciolire la luce delle finestre) è sostenuta da pilastrini leggermente arretrati dal filo delle vetrate e appoggiati sulla trave orizzontale più bassa. Con questa disposizione le finestre risultano verticali e sono costituite da una serie ininterrotta di pannelli di vetro termolux tutti di misura uguale. La verticalità delle finestre facilita enormemente il problema dell’oscuramento, mentre la struttura parabolica, senza nessuna sporgenza del piano dell’intradosso, offre la massima garanzia per la buona illuminazione, la pulizia e la circolazione d’aria, problemi che negli stabilimenti tessili sono particolarmente importanti. L’interasse delle pilastrature è di cm. 570 nel senso trasversale e di cm. 750 nel senso longitudinale; interassi modesti, praticamente compatibili coi multipli di ingombro dei vari macchinari e qui adottati per ragioni di economia dell’impiego del ferro per il cemento armato. L’uso del vetro termolux e la sua disposizione verticale ha dato ottimi risultati, non soltanto agli effetti di una buona illuminazione a luce diffusa, ma anche per la comodità dell’oscuramento bellico con semplici tende orizzontali. Questa sistemazione e la particolare robustezza del vetro termolux si sono dimostrate provvidenziali in occasione di una recente grandinata che ha risparmiato le vetrate di questa fabbrica dalla quasi generale distruzione verificatasi negli shed a vetri comuni e leggermente inclinati.» (Un lanificio nel biellese in «Costruzioni-Casabella», n. 175, luglio 1942, pp. 16-17)
«L’ex industria di pettinatura, progettata per la ditta Rivetti SA (in disuso dal 1990) segna il confine dell’area di espansione industriale del primo Novecento, in prossimità della stazione ferroviaria, costruita negli stessi anni su progetto di Nicola Mosso. Si distingue per la razionale organizzazione dei volumi: due corpi di fabbrica a sviluppo verticale (cinque piani fuori terra contenenti ascensori, scale, uffici) scandiscono il volume longitudinale, con copertura a shed (costituita da elementi parabolici di solaio in tabelloni forati tipo S.A.B.P. gettati e accostati sull’appoggio delle travi di testata), evidenziando l’unitarietà compositiva e il rapporto forma-funzione. Chiarezza e identità linguistica connotano l’impaginato esterno, dove la cortina continua del fronte principale, in muratura intonacata scandita dalla teoria delle aperture modulari a nastro, e quella chiusa dei muri di cinta dell’area formano un insieme che s’impone oggi in un contesto urbanizzato e caotico con la forza metafisica e iconica del sopravvissuto». (Maria Adriana Giusti, Rosa Tamborrino, Guida all’architettura del Novecento in Piemonte (1902-2006), Umberto Allemandi & C., Torino 2008, p. 110) Traduzione inglese: sì
«L’edificio di via Carso venne progettato e costruito tra il 1939 e il 1941 dall’architetto Giuseppe Pagano in collaborazione con l’ingegnere Gian Giacomo Predaval, in ampliamento del complesso industriale Rivetti che si sviluppò nella nuova zona di espansione a sud della città, in stretto rapporto con l’area ferroviaria. Le Pettinature sono un significativo esempio di applicazione dei principi dell’architettura razionalista, che le distinguono nettamente dalle altre costruzioni analoghe del periodo: linearità, purezza dei volumi, funzionalità ed efficienza sono elementi peculiari di questa “macchina produttiva”. L’edificio si compone di due parti: una alta cinque piani, su strada, ed una bassa a shed, retrostante. Nell’edificio pluriplano le parti di servizio ed i collegamenti verticali sono raggruppati in due corpi aggettanti, a torre, posti alle due estremità della facciata principale e ne definiscono l’immagine. All’interno, pilastri a fungo allineati su due file permettono di ottenere la massima altezza possibile. Le superfici finestrate occupano tutta la luce da un pilastro all’altro e la regolazione della luminosità interna in rapporto alla lavorazione è data dalla diversa altezza delle aperture. Questa attenzione alle condizioni dell’ambiente di lavoro quali l’illuminazione e l’areazione si ritrova anche nel corpo più basso ed è dimostrata dalla cura nel definire la forma degli shed». (Paola Bacchi, Gian Luca Bazzan, Mario Zenoglio (a cura di), Identità di Pietra. Architettura del ‘900 a Biella, M10 Edizioni, Gaglianico 2011, p. 80)
2. Consistenza dell’opera al 2019/Stato attuale
L’edificio è stato oggetto di ampliamenti tra gli anni Cinquanta e Sessanta realizzati dall’ing. Roberto Rivetti. In disuso dal 1990, presenta un grave stato di degrado. Tuttavia restano integri e molto suggestivi i caratteri percettivi originari.
(Scheda a cura di Carolina Crozzolin, Guido Pavia con Gentucca Canella, DAD - Politecnico di Torino)
1. Original Work
«The architect Giuseppe Pagano in collaboration with the engineer Gian Giacomo Predaval, designed and built, between 1939 and 1941, the building in via Carso, extending the Rivetti industrial complex which developed in the new expansion zone in the south of the city, close to the railway area. [...] The complex consists of two parts: a five-storey building, on the street, and a low building with a shed roof behind it. In the multi-storey building, the service rooms and the vertical connections are grouped into two projecting tower-shaped blocks, placed at the two ends of the main facade, marking its image» (Paola Bacchi, Gian Luca Bazzan, Mario Zenoglio (a cura di), 2011).
Inside it there are the warehouses, sorting rooms, washing and drying of wool, and here the processing cycle takes place by gravity, while in the other building, used for combing, is in a horizontal way. «The storage area of the raw material is in the basement of the 5-storey building, while the first processing starts in the attic and then gradually descends to the bottom, therefore ending, with the horizontal processing, in the space for combing with a shed roof. The processed materials warehouse is located below the external section of the sheds. […] The building structure is in reinforced concrete. The five-storey body has mushroom-shaped pillars without protruding beams and with slabs calculated for loads ranging from 1000 to 2000 kg / sq. m. The windows here are elements in concrete with a coating of aluminium sheet. [...] The sheds are made up of parabolic slabs, built with hollow flat tiles of the S.A.P. type, cast in place and then placed near the support of the header beams: at the top, above the windows, and at the bottom, near the gutter. The upper horizontal beam (protruding upwards in order not to reduce the span of the windows) is supported by small pillars slightly set back by the line of the windows and laid on the lower horizontal beam» («Costruzioni-Casabella», n. 175, luglio 1942).
The windows are vertical and «consist of an uninterrupted series of termolux glass panels all of the same size. The verticality of the windows greatly facilitates the problem of darkening, while the parabolic structure, without any protrusion of the soffit, ensures excellent lighting, cleanliness and air circulation, problems particularly important in textile factories. The distance between the centers of the pillars is cm. 570 in the transverse direction and in cm. 750 in the longitudinal direction; these modest distances have been adopted both to be compatible with measures that are multiple of the dimensions of the various production machines, and for economic reasons in the use of iron for the reinforced concrete» («Costruzioni-Casabella», n. 175, luglio 1942).
Finally, the clarity and the stylistic identity characterize the exterior of the building, «where the continuous curtain of the main front, in plastered masonry articulated by the series of modular ribbon openings, and the closed one of the perimeter walls, form a uniform whole» (Maria Adriana Giusti, Rosa Tamborrino, 2008).
2. Current state in 2019
The building was extended between the fifties and sixties of the twentieth century, but is in disuse since 1990. It presents a serious state of decay, however the original perceptive features remain intact and very suggestive.
(English version by Alessia Federica Gigliotti, DAD-Politecnico di Torino)
Info
- Progetto: 1937 -
- Esecuzione: 1939 - 1941
- Tipologia Specifica: Reparto pettinatura lana, con spazi per uffici e magazzini
- Committente: Oreste Rivetti, Lanificio Rivetti Società Anonima
- Proprietà: Proprietà privata
- Destinazione originaria: Stabilimento pettinatura lana
- Destinazione attuale: Dismesso dal 1990
Autori
Nome | Cognome | Ruolo | Fase Progetto | Archivio Architetti | Url Profilo | Autore Principale |
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Giuseppe | Pagano | Progetto architettonico | Progetto | Visualizza Profilo | https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-pagano_(Dizionario-Biografico)/?search=PAGANO%2C%20Giuseppe | SI |
Gian Giacomo | Predaval | Progetto strutturale | Progetto | NO |
- Strutture: La struttura del corpo alto, a cinque piani, è in cemento armato con solai a fungo senza travi sporgenti con solette calcolate per carichi variabili da 1000 a 2000 kg/mq. Nel corpo basso a shed, l’interasse delle pilastrature è di cm. 570 nel senso trasv
- Materiale di facciata: Superfici intonacate
- Coperture: Il corpo alto ha copertura a doppia falda con struttura in calcestruzzo armato e capriate di legno a piccola armatura. Il corpo basso ha copertura a shed parabolici e tavelloni forati del tipo S.A.P. gettati a piè d’opera e quindi accostati sull’appoggio
- Serramenti: Le finestre del fabbricato alto sono a elementi di cemento con rivestimento di lamiera di alluminio. Nel corpo basso della pettinatura, per la parte coperta a shed, i serramenti sono in legno con vetro Termolux, tutti di misura uguale. La verticalità
- Stato Strutture: Buono
- Stato Materiale di facciata: Discreto
- Stato Coperture: Discreto
- Stato Serramenti: Cattivo
- Vincolo: Non Vincolata
- Provvedimenti di tutela: Nessuna opzione
- Data Provvedimento: Verificare
- Riferimento Normativo:
- Altri Provvedimenti:
- Foglio Catastale: -
- Particella: -
Note
Vincolo architettonico Riferimento normativo Art. 10, c. 3, lett. a) e d), art. 13, art. 142, c. 1, lett. c) e g) del D.Lgs. 42/2004 Vincolo ambientale
Bibliografia
Autore | Anno | Titolo | Edizione | Luogo Edizione | Pagina | Specifica |
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1942 | Il nuovo stabilimento di Pettinatura dei Lanifici Rivetti | Almanacco Biellese | 73-79 | No | ||
Giuseppe Pagano | 1942 | Un lanificio nel biellese | Costruzioni-Casabella n. 175 | 16-17 | No | |
1947 | Lanificio nel Biellese | Costruzioni-Casabella, n. 195-198 | 56-57 | No | ||
Melograni Carlo | 1955 | Giuseppe Pagano | Il Balcone | Milano | 70 | No |
Riccardo Mariani | 1975 | Giuseppe Pagano, architetto fascista, antifascista, martire | Parametro Numero monografico n. 35 | No | ||
De Seta Cesare (a cura di) | 1976 | Architettura e città durante il fascismo. Giuseppe Pagano | Laterza | Bari | No | |
Saggio Antonino | 1984 | L’opera di Giuseppe Pagano tra politica e architettura | Dedalo | Bari | No | |
Basilico Gabriele, Negri Massimo | 1989 | Esplorazioni di fabbriche. Percorsi nell’archeologia industriale di Biella, | Electa | Milano | 24-26 | No |
Lanzardo Liliana (a cura di) | 2001 | La fabbrica e la sua immagine. Cento anni di fotografia dell’industria biellese | Centro Studi Biellesi | Biella | 44-47 | No |
Irace Fulvio | 2003 | Giuseppe Pagano, Dizionario dell'architettura del XX secolo, Vol. III | Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani | Roma | 1887-1891 | No |
Giusti Maria Adriana, Tamborrino Rosa | 2006 | Guida all’architettura del Novecento in Piemonte (1902-2006) | Allemandi | Torino | 110 | No |
Giusti Maria Adriana | 2007 | O.A.M. Osservatorio dell'Architettura Moderna in Piemonte, Schede di Danila Attivissimo, Alessandra Gallo Orsi | Idea Books | Viareggio | 14, 123-124 | No |
Allegati
Criteri
1. L’edificio o l’opera di architettura è citata in almeno tre studi storico-sistematici sull’architettura contemporanea di livello nazionale e/o internazionale. | |
2. L’edificio o l’opera di architettura è illustrata in almeno due riviste di architettura di livello nazionale e/o internazionale. | |
3. L’edificio o l’opera di architettura ha una riconosciuta importanza nel panorama dell’architettura nazionale, degli anni nei quali è stata costruita, anche in relazione ai contemporanei sviluppi sia del dibattito, sia della ricerca architettonica nazionale e internazionale, | |
4. L’edificio o l’opera di architettura riveste un ruolo significativo nell’ambito dell’evoluzione del tipo edilizio di pertinenza, ne offre un’interpretazione progressiva o sperimenta innovazioni di carattere distributivo e funzionale. | |
5. L’edificio o l’opera di architettura introduce e sperimenta significative innovazioni nell’uso dei materiali o nell’applicazione delle tecnologie costruttive. | |
6. L’edificio o l’opera di architettura è stata progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale. | |
7. L’edificio o l’opera di architettura si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata. |
Sitografia ed altri contenuti online
Titolo | Url |
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Enciclopedia Treccani - Giuseppe Pagano | Visualizza |
Crediti Scheda
Enti di riferimento: DGAAP - Segretariato Regionale per il PiemonteTitolare della ricerca: Politecnico Torino Dipartimento Architettura e Design
Responsabile scientifico: Maria Adriana Giusti, Gentucca Canella (DAD)
Scheda redatta da Carolina Crozzolin, Guido Pavia con Gentucca Canella
creata il 31/12/2004
ultima modifica il 23/01/2025
Revisori:
Mezzino Davide 2021