Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi

FONDAZIONE LIVIO E MARIA GARZANTI

Scheda Opera

  • Modello progettuale
  • Vista interna dalle finestre della facciata principale
  • Vista del fronte principale
  • Vista del blocco su via Fortis
  • Vista fronte principale
  • Vista del complesso da Viale della Repubblica
  • Vista della
  • Vista dell’ingresso dalla corte
  • Vista dell'albergo su via Fortis
  • Vista interna
  • Vista interna
  • Vista interna vano scala
  • Vista interna
  • Schizzo progettuale
  • Schizzo progettuale
  • Vista generale del complesso
  • Comune: Forlì
  • Denominazione: FONDAZIONE LIVIO E MARIA GARZANTI
  • Indirizzo: Corso della Repubblica N. 117-119
  • Data: 1953 - 1957
  • Tipologia: Edifici per la promozione culturale
  • Autori principali: Pietro Giulio Bosisio, Studio Ponti Fornaroli Rosselli
Descrizione

L’edificio voluto dall’editore Aldo Garzanti e dedicato ai propri genitori (Aldo e Livia Garzanti), intende dotare la città di Forlì di un centro di ospitalità per letterati e artisti, capace anche, nel contesto della ripresa dell’immediato Secondo Dopoguerra, di costituire una risorsa economica sotto l’impulso per la Fondazione stessa.
L’amministrazione cede gratuitamente a Garzanti il terreno di corso Della Repubblica, sull’asse viario principale della città realizzato a seguito del piano regolatore per il centro storico di Luigi Donzelli, approvato il 18 giugno 1931.
Il complesso si articola in due corpi principali di diversa pianta e altezza: un edificio alto in cui per quasi cinquant’anni sono stati accolti gli ospiti della Fondazione e un volume di tre piani adibito ad albergo.
La volontà dei progettisti è quella di creare un organismo architettonico da cui scaturisse una nuova forma di paesaggio urbano a partire dalla disposizione planimetrica, circoscritta e allo stesso tempo permeabile alla cittadinanza. L’impostazione che interrompe il porticato sul fronte lungo corso della Repubblica, produce alcuni contrasti con l’amministrazione, che asseconda in conclusione, l’iniziale soluzione pontiana, in cui emerge anche l’ipotesi progettuale di prevedere accessi indipendenti e separati ai diversi corpi di fabbrica.
Rispetto al lotto di forma trapezoidale, l’edificio a torre della Fondazione occupa una posizione decentrata, spostata verso la parte settentrionale, mentre il rettilineo corpo di fabbrica dell’albergo si sviluppa lungo il perimetro occidentale. In termini di orientamento, il primo è delimitato dalla via Fronticelli, ed il secondo dalla via Fortis, mentre il fronte est è segnato da un blocco di residenze realizzate in quegli stessi anni dall’Incis. La disposizione ad “L” dei due corpi principali lascia libera un’ampia porzione dell’area che viene trasformata in una piazza semipubblica immersa nel verde e provvista di negozi.
In planimetria i due edifici sono collegati dal volume a due livelli del ristorante, pubblico al piano terra e privato, cioè destinato ai residenti della Fondazione, in quelli superiori. Esso presenta una pianta irregolare e costituisce un vero e proprio elemento di cerniera anche se non completamente passante ad eccezione dell’accesso al primo livello della torre.
L’edificio alto presenta una pianta rettangolare con i lati minori spezzati in due segmenti ripiegati verso l’interno, in modo tale da accogliere, a sinistra, il volume che contiene gli impianti di risalita, e a destra, quello ad un solo piano da cui si accede al salone. Gli alloggi degli ospiti della Fondazione sono cinque per piano e occupano i cinque piani della torre, mentre al livello rialzato è realizzato un ampio salone per feste ed esposizioni. Le camere da letto si affacciano sul fronte posteriore, mentre sul fronte principale si sviluppa un corridoio di circa due metri. L’angolo tra il corso e la via Fortis è occupato da un volume ad un piano con destinazione commerciale, che prosegue nel blocco dell’albergo-ristorante. Le stanze dell’albergo (dieci per ogni piano) occupano tre livelli e si affacciano tutte sulla piazza-giardino, mentre il corridoio di distribuzione si sviluppa parallelo alla via Fortis.
Sul trattamento delle aperture si concentra una parte considerevole del lavoro progettuale che rivela in maniera evidente i tratti della poetica pontiana dell’ “edificio espressivo”, realizzato mediante l’utilizzo di un disegno dei prospetti caratterizzato dalla presenza di diversi registri linguistici che identificano le diverse funzioni.
Le aperture modulari che si aprono sulla facciata principale dell’albergo sembrano quasi scrivere una partitura musicale prodotta dall’alternanza di pieni e vuoti che varia nei tre livelli. Diversamente, su via Fortis, il corridoio di distribuzione delle camere è tagliato da lunghe finestre a nastro. Queste seguono la linea inclinata del muro e vanno via via aumentando d’altezza fino alla “cuspide”, per poi ripartire diminuendo nuovamente.
La reiterazione della forma esagonale della facciata principale dell’edificio alto poi, diventa un motivo che richiama l’estetica della forma diamantata molto cara all’architetto.
I temi della ricerca spaziale e della “forma finita”, su cui Ponti lavora a lungo a partire dal 1953, sono riflessi in alcuni dei suoi progetti più importanti, che costituiscono una sequenza unitaria di opere comprendenti: l’Istituto di cultura italiana a Stoccolma, i progetti a San Paolo, le ville del Venezuela e il grattacielo Pirelli a Milano. Mentre nell’edificio per la cultura italiana a Stoccolma, Ponti raggiunge il risultato dell’elaborazione di questi temi posizionando quasi ad angolo retto due volumi di altezza e pianta differenti e collegati fra loro, nella Fondazione Garzanti l’architetto attraverso il ricorso a piani orizzontali e verticali pensati come schermi che servono a delimitare spazi, piuttosto che a chiudere volumi. Nell’edificio alto della Fondazione, l’effetto è ottenuto facendo sì che gli spigoli tra le facciate e i muri laterali siano svuotati e che il collegamento avvenga attraverso un ripiegamento delle pareti. Questo aspetto crea un effetto di grande leggerezza che raggiunge l’apice nelle coperture dei tre edifici, che si presentano come piani inclinati, separati e fluttuanti sulle masse sottostanti. Le fratture che si creano fra i piani di facciata o tra le facciate e la copertura, sono accentuate da dispositivi per l’illuminazione che testimoniano come quest’architettura sia progettata anche per la visione notturna.

(Matteo Sintini, Ilaria Cattabriga)

Info
  • Progetto: 1953 - 1953
  • Esecuzione: 1954 - 1957
  • Committente: Aldo Garzanti
  • Proprietà: Proprietà privata
  • Destinazione originaria: edificio per la cultura
  • Destinazione attuale: albergo-ristorante: Hotel della Città et de la Ville
Autori
Nome Cognome Ruolo Fase Progetto Archivio Architetti Url Profilo Autore Principale
Antonio Fornaroli Progetto architettonico Progetto NO
Pietro Giulio Bosisio Progetto architettonico Progetto SI
Gio Ponti Progetto architettonico Progetto Visualizza Profilo https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=20138 NO
Studio Ponti Fornaroli Rosselli Progetto architettonico Progetto Visualizza Profilo https://www.gioponti.org/it/archivio/scheda-dell-opera/dd_161_6036/studio-ponti-fornaroli-rosselli-in-via-dezza SI
Alberto Rosselli Progetto architettonico Progetto Visualizza Profilo https://www.archivioalbertorosselli.com/bio NO
  • Strutture: cemento armato
  • Materiale di facciata: intonaco
  • Coperture: piana, metallica
  • Serramenti: metallici
  • Stato Strutture: Buono
  • Stato Materiale di facciata: Mediocre
  • Stato Coperture: Buono
  • Stato Serramenti: Buono

													Array
(
    [id_opera] => 508
    [codice] => F 03
    [denominazione] => FONDAZIONE LIVIO E MARIA GARZANTI
    [regione] => Emilia Romagna
    [provincia] => Forli-Cesena
    [comune] => Forlì
    [localita] => 
    [indirizzo] => Corso della Repubblica N. 117-119
    [id_categoria] => 1
    [id_tipologia] => 22
    [tipologia_specifica] => 
    [anno_inizio_progetto] => 1953
    [anno_fine_progetto] => 1953
    [anno_inizio_esecuzione] => 1954
    [anno_fine_esecuzione] => 1957
    [classificazione] => 
    [id_livello_scheda] => 1
    [codice_iccd] => 
    [codice_benitutelati] => 
    [informazioni_architettoniche] => L’edificio voluto dall’editore Aldo Garzanti e dedicato ai propri genitori (Aldo e Livia Garzanti), intende dotare la città di Forlì di un centro di ospitalità per letterati e artisti, capace anche, nel contesto della ripresa dell’immediato Secondo Dopoguerra, di costituire una risorsa economica sotto l’impulso per la Fondazione stessa. 
L’amministrazione cede gratuitamente a Garzanti il terreno di corso Della Repubblica, sull’asse viario principale della città realizzato a seguito del piano regolatore per il centro storico di Luigi Donzelli, approvato il 18 giugno 1931.
Il complesso si articola in due corpi principali di diversa pianta e altezza: un edificio alto in cui per quasi cinquant’anni sono stati accolti gli ospiti della Fondazione e un volume di tre piani adibito ad albergo. 
La volontà dei progettisti è quella di creare un organismo architettonico da cui scaturisse una nuova forma di paesaggio urbano a partire dalla disposizione planimetrica, circoscritta e allo stesso tempo permeabile alla cittadinanza. L’impostazione che interrompe il porticato sul fronte lungo corso della Repubblica, produce alcuni contrasti con l’amministrazione, che asseconda in conclusione, l’iniziale soluzione pontiana, in cui emerge anche l’ipotesi progettuale di prevedere accessi indipendenti e separati ai diversi corpi di fabbrica.
Rispetto al lotto di forma trapezoidale, l’edificio a torre della Fondazione occupa una posizione decentrata, spostata verso la parte settentrionale, mentre il rettilineo corpo di fabbrica dell’albergo si sviluppa lungo il perimetro occidentale. In termini di orientamento, il primo è delimitato dalla via Fronticelli, ed il secondo dalla via Fortis, mentre il fronte est è segnato da un blocco di residenze realizzate in quegli stessi anni dall’Incis. La disposizione ad “L” dei due corpi principali lascia libera un’ampia porzione dell’area che viene trasformata in una piazza semipubblica immersa nel verde e provvista di negozi.
In planimetria i due edifici sono collegati dal volume a due livelli del ristorante, pubblico al piano terra e privato, cioè destinato ai residenti della Fondazione, in quelli superiori. Esso presenta una pianta irregolare e costituisce un vero e proprio elemento di cerniera anche se non completamente passante ad eccezione dell’accesso al primo livello della torre.
L’edificio alto presenta una pianta rettangolare con i lati minori spezzati in due segmenti ripiegati verso l’interno, in modo tale da accogliere, a sinistra, il volume che contiene gli impianti di risalita, e a destra, quello ad un solo piano da cui si accede al salone. Gli alloggi degli ospiti della Fondazione sono cinque per piano e occupano i cinque piani della torre, mentre al livello rialzato è realizzato un ampio salone per feste ed esposizioni. Le camere da letto si affacciano sul fronte posteriore, mentre sul fronte principale si sviluppa un corridoio di circa due metri. L’angolo tra il corso e la via Fortis è occupato da un volume ad un piano con destinazione commerciale, che prosegue nel blocco dell’albergo-ristorante. Le stanze dell’albergo (dieci per ogni piano) occupano tre livelli e si affacciano tutte sulla piazza-giardino, mentre il corridoio di distribuzione si sviluppa parallelo alla via Fortis.
Sul trattamento delle aperture si concentra una parte considerevole del lavoro progettuale che rivela in maniera evidente i tratti della poetica pontiana dell’ “edificio espressivo”, realizzato mediante l’utilizzo di un disegno dei prospetti caratterizzato dalla presenza di diversi registri linguistici che identificano le diverse funzioni.
Le aperture modulari che si aprono sulla facciata principale dell’albergo sembrano quasi scrivere una partitura musicale prodotta dall’alternanza di pieni e vuoti che varia nei tre livelli. Diversamente, su via Fortis, il corridoio di distribuzione delle camere è tagliato da lunghe finestre a nastro. Queste seguono la linea inclinata del muro e vanno via via aumentando d’altezza fino alla “cuspide”, per poi ripartire diminuendo nuovamente. 
La reiterazione della forma esagonale della facciata principale dell’edificio alto poi, diventa un motivo che richiama l’estetica della forma diamantata molto cara all’architetto.
I temi della ricerca spaziale e della “forma finita”, su cui Ponti lavora a lungo a partire dal 1953, sono riflessi in alcuni dei suoi progetti più importanti, che costituiscono una sequenza unitaria di opere comprendenti: l’Istituto di cultura italiana a Stoccolma, i progetti a San Paolo, le ville del Venezuela e il grattacielo Pirelli a Milano. Mentre nell’edificio per la cultura italiana a Stoccolma, Ponti raggiunge il risultato dell’elaborazione di questi temi posizionando quasi ad angolo retto due volumi di altezza e pianta differenti e collegati fra loro, nella Fondazione Garzanti l’architetto attraverso il ricorso a piani orizzontali e verticali pensati come schermi che servono a delimitare spazi, piuttosto che a chiudere volumi. Nell’edificio alto della Fondazione, l’effetto è ottenuto facendo sì che gli spigoli tra le facciate e i muri laterali siano svuotati e che il collegamento avvenga attraverso un ripiegamento delle pareti. Questo aspetto crea un effetto di grande leggerezza che raggiunge l’apice nelle coperture dei tre edifici, che si presentano come piani inclinati, separati e  fluttuanti sulle masse sottostanti. Le fratture che si creano fra i piani di facciata o tra le facciate e la copertura, sono accentuate da dispositivi per l’illuminazione che testimoniano come quest’architettura sia progettata anche per la visione notturna. 

(Matteo Sintini, Ilaria Cattabriga)

    [committente] => Aldo Garzanti
    [foglio_catastale] => 179
    [particella] => 268
    [strutture] => cemento armato
    [id_stato_struttura] => 2
    [materiale_facciata] => intonaco
    [id_stato_facciata] => 4
    [coperture] => piana, metallica
    [id_stato_coperture] => 2
    [serramenti] => metallici
    [id_stato_serramenti] => 2
    [destinazione_originaria] => edificio per la cultura
    [destinazione_attuale] => albergo-ristorante: Hotel della Città et de la Ville
    [trasformazioni] => Modifiche e cambio di destinazione d’uso
    [id_tipo_proprieta] => 6
    [specifiche_proprieta] => 
    [id_tipo_provvedimento] => 2
    [data_provvedimento] => DDR 23/10/2009
    [riferimento_normativo] => D. Lgs 42/2004 art. 10, c. 3, lett. d)
    [altri_provvedimenti] => 
    [vincolo] => 1
    [note] => Nel 1956 sono state introdotte una serie di varianti per ottenere una migliore funzionalizzazione dei servizi in dotazione all’albergo. Subito dopo l’inaugurazione viene attuato un prolungamento verso il giardino posteriore sia del volume del ristorante sia di quello delle cucine e viene realizzato un alloggio per i gestori del complesso alberghiero.
Negli anni Ottanta-Novanta, il progetto originale viene fortemente modificato. L’elemento di cerniera tra la torre della Fondazione e l’albergo, che in passato costituiva il blocco del ristorante, viene trasformato in hall con conseguente tamponatura delle vetrate e con l’aggiunta di una scalinata esterna.
Il complesso subisce ulteriori interventi di ristrutturazione negli interni dell’albergo, che coinvolgono anche il fronte su via Fortis, con la sostituzione degli infissi della lunga finestra a nastro che annullano la leggerezza prevista dal disegno originale.

Gio Ponti (Milano 1891 – 1979) 
Si laurea presso il Politecnico di Milano nel 1921. Formatosi nel clima di rinnovamento della Milano degli anni venti, partecipa al raggruppamento dei giovani del gruppo “neoclassico”. Apre uno studio a Milano con gli architetti Mino Fiocchi ed Emiliano Lancia. In particolare con quest’ultimo si assocerà in una sigla professionale (Studio Ponti-Lancia, 1927-1933), cui si devono alcune i primi successi. Questi anni sono d’altra parte cruciali per la formazione dell’architetto che avrà modo, sul finire degli anni venti, di sviluppare un personale approccio alle tematiche della modernità e dell’abitazione. Risalgono a questi anni le prime sperimentazioni nel campo dell’arredo e dell’oggetto domestico grazie alle committenze della ditta di ceramiche Richard Ginori, per la quale progetta un rinnovamento della produzione. In questa atmosfera di gusto neoclassico prendono forma le prime prove nel campo dell’ architettura tra cui la serie delle cosiddette “case tipiche”, cui significativamente da il nome di “Domus”.
Dal 1928 è direttore della rivista “Domus”, fondata nello stesso anno, incarico che mantiene con continuità, ad eccezione della parentesi tra il 1941 e il 1947, in cui dirige “Stile”. Le riviste sono per Ponti organi di diffusione ed elaborazione delle nuove idee nel campo delle arti decorative e dell’arredamento, oltre che dell’architettura. Tramite questo mezzo, il suo pensiero si diffonde tanto da diventare un punto di riferimento per la cultura architettonica nazionale ed internazionale.
Con la progettazione della casa “doppia” Rasini ai Bastioni di Porta Venezia, nel 1933, si scioglie il sodalizio con Lancia e prende avvio una nuova fase progettuale accompagnata da una nuova sigla professionale con Antonio Fornaroli ed Eugenio Soncini. Nello stesso anno organizza a Milano la V Triennale. In questo periodo l’incontro con Persico, Donegani e Rudofsky, offre l’occasione per una maturazione ed un’evoluzione del suo lavoro verso una personale linea espressiva: a questo periodo appartiene, ad esempio, il primo palazzo Montecatini (1936), in cui emerge tutta la sua convinzione della necessaria convergenza tra arte e industria.
Nel 1952 si associa ad Alberto Rosselli, costituendo lo studio Ponti-Fornaroli-Rosselli (1952-1976): sono questi i decenni di massima notorietà, durante i quali estende la sua attività alla progettazione industriale, dell’arredamento e al design. Mentre nella prima parte della sua attività realizza opere in cui si allontana dai convenzionalismi neoclassici per una personale sperimentazione dell'architettura razionale come l'Istituto di matematica dell'università di Roma (1934) e la facoltà di lettere e il rettorato dell'università di Padova (1934-37), dall’inizio della sua attività presso lo studio Ponti-Rosselli-Fornaroli progetta edifici in ogni parte del mondo, tra cui, le principali, sono  l'Istituto italiano di cultura a Stoccolma, il Centro italo-brasiliano a San Paolo, Brasile (1953), il grattacielo Pirelli a Milano (1956-60), l'Auditorium all'ottavo piano del Time and Life Building a New York (1959), gli Uffici per la Philips a Roma (1960), il Pakistan House Hotel a Islamabad (1962), la facciata dei grandi magazzini Shui-Hing a Hongkong (1961-63), le facciate dei grandi magazzini Bijenkorf a Eindhoven (1966-69); il Museo d'arte di Denver (1972). Tra le sue ultime realizzazioni italiane si segnala la cattedrale di Taranto (1964-71).
    [denominazione_aggregato] => 
    [latitude] => 44.220146
    [longitude] => 12.045966
    [score] => 3
    [id_user] => 0
    [status] => 1
    [date_add] => 2013-12-31 00:00:00
    [date_upd] => 2024-03-13 08:26:26
    [categoria] => A. Opera di eccellenza
    [tipologia] => Edifici per la promozione culturale
    [proprieta] => Proprietà privata
    [cat_autori] => Pietro Giulio Bosisio,Studio Ponti Fornaroli Rosselli
    [id_regione] => 16
)
1
												
  • Vincolo: Vincolata
  • Provvedimenti di tutela: Dichiarazione di notevole interesse
  • Data Provvedimento: DDR 23/10/2009
  • Riferimento Normativo: D. Lgs 42/2004 art. 10, c. 3, lett. d)
  • Altri Provvedimenti:
  • Foglio Catastale: 179
  • Particella: 268

Note

Nel 1956 sono state introdotte una serie di varianti per ottenere una migliore funzionalizzazione dei servizi in dotazione all’albergo. Subito dopo l’inaugurazione viene attuato un prolungamento verso il giardino posteriore sia del volume del ristorante sia di quello delle cucine e viene realizzato un alloggio per i gestori del complesso alberghiero. Negli anni Ottanta-Novanta, il progetto originale viene fortemente modificato. L’elemento di cerniera tra la torre della Fondazione e l’albergo, che in passato costituiva il blocco del ristorante, viene trasformato in hall con conseguente tamponatura delle vetrate e con l’aggiunta di una scalinata esterna. Il complesso subisce ulteriori interventi di ristrutturazione negli interni dell’albergo, che coinvolgono anche il fronte su via Fortis, con la sostituzione degli infissi della lunga finestra a nastro che annullano la leggerezza prevista dal disegno originale. Gio Ponti (Milano 1891 – 1979) Si laurea presso il Politecnico di Milano nel 1921. Formatosi nel clima di rinnovamento della Milano degli anni venti, partecipa al raggruppamento dei giovani del gruppo “neoclassico”. Apre uno studio a Milano con gli architetti Mino Fiocchi ed Emiliano Lancia. In particolare con quest’ultimo si assocerà in una sigla professionale (Studio Ponti-Lancia, 1927-1933), cui si devono alcune i primi successi. Questi anni sono d’altra parte cruciali per la formazione dell’architetto che avrà modo, sul finire degli anni venti, di sviluppare un personale approccio alle tematiche della modernità e dell’abitazione. Risalgono a questi anni le prime sperimentazioni nel campo dell’arredo e dell’oggetto domestico grazie alle committenze della ditta di ceramiche Richard Ginori, per la quale progetta un rinnovamento della produzione. In questa atmosfera di gusto neoclassico prendono forma le prime prove nel campo dell’ architettura tra cui la serie delle cosiddette “case tipiche”, cui significativamente da il nome di “Domus”. Dal 1928 è direttore della rivista “Domus”, fondata nello stesso anno, incarico che mantiene con continuità, ad eccezione della parentesi tra il 1941 e il 1947, in cui dirige “Stile”. Le riviste sono per Ponti organi di diffusione ed elaborazione delle nuove idee nel campo delle arti decorative e dell’arredamento, oltre che dell’architettura. Tramite questo mezzo, il suo pensiero si diffonde tanto da diventare un punto di riferimento per la cultura architettonica nazionale ed internazionale. Con la progettazione della casa “doppia” Rasini ai Bastioni di Porta Venezia, nel 1933, si scioglie il sodalizio con Lancia e prende avvio una nuova fase progettuale accompagnata da una nuova sigla professionale con Antonio Fornaroli ed Eugenio Soncini. Nello stesso anno organizza a Milano la V Triennale. In questo periodo l’incontro con Persico, Donegani e Rudofsky, offre l’occasione per una maturazione ed un’evoluzione del suo lavoro verso una personale linea espressiva: a questo periodo appartiene, ad esempio, il primo palazzo Montecatini (1936), in cui emerge tutta la sua convinzione della necessaria convergenza tra arte e industria. Nel 1952 si associa ad Alberto Rosselli, costituendo lo studio Ponti-Fornaroli-Rosselli (1952-1976): sono questi i decenni di massima notorietà, durante i quali estende la sua attività alla progettazione industriale, dell’arredamento e al design. Mentre nella prima parte della sua attività realizza opere in cui si allontana dai convenzionalismi neoclassici per una personale sperimentazione dell'architettura razionale come l'Istituto di matematica dell'università di Roma (1934) e la facoltà di lettere e il rettorato dell'università di Padova (1934-37), dall’inizio della sua attività presso lo studio Ponti-Rosselli-Fornaroli progetta edifici in ogni parte del mondo, tra cui, le principali, sono l'Istituto italiano di cultura a Stoccolma, il Centro italo-brasiliano a San Paolo, Brasile (1953), il grattacielo Pirelli a Milano (1956-60), l'Auditorium all'ottavo piano del Time and Life Building a New York (1959), gli Uffici per la Philips a Roma (1960), il Pakistan House Hotel a Islamabad (1962), la facciata dei grandi magazzini Shui-Hing a Hongkong (1961-63), le facciate dei grandi magazzini Bijenkorf a Eindhoven (1966-69); il Museo d'arte di Denver (1972). Tra le sue ultime realizzazioni italiane si segnala la cattedrale di Taranto (1964-71).

Bibliografia
Autore Anno Titolo Edizione Luogo Edizione Pagina Specifica
Studio Ponti, Fornaroli, Rosselli, Studio Pier Giulio Bosisio 1954 Architettura per la notte Domus n. 292 1-4 Si
Tramonti Ulisse 1997 Itinerari di Architettura Moderna. Forlì, Cesena, Predappio Alinea Firenze 168-169 Si
Vasumi Roveri Elisabetta 2005 La Fondazione Livio e Maria Garzanti, fra progetto e utopia, in Casciato Maristella, Orlandi Piero (a cura di), Quale e Quanta. Architettura in Emilia-Romagna nel secondo Novecento Clueb Bologna 171-175 Si
Canali Ferruccio 2006 La «Fondazione Garzanti» a Forlì di Giò Ponti, un’«architettura di luce» per l’Arte italiana degli anni Cinquanta (1953-1957) Studi Romagnoli n. 57 775-801 Si
Morgante Elena 2007 La Fondazione Livio e Maria Garzanti. Architetture Parametro n. 269 (numero monografico: Gio Ponti e la Romagna) 32-38 No
Vasumi Roveri Elisabetta 2007 Aldo Garzanti. Gio Ponti e Forlì. Indagine sulla committenza Parametro n. 269 (numero monografico: Gio Ponti e la Romagna) 84-89 No
Fabbri Roberto 2010 Forlì, un progetto di conoscenza per Gio Ponti, 1957 - 2008 Ananke n. 59 28-31 No
Conti Giordano 2013 Il palazzo Comunale di Cesenatico, in L'architettura del Novecento in Romagna Foschi editore Forlì 128-133 Si
Mambelli Marino 2013 Facciate. Gio Ponti e Aldo Garzanti: incontro stellare Geometra n. 33 4-10 Si
Romeo Cesare Renzo (a cura di) 2014 Progetto di conoscenza sul complesso architettonico pontiano. Centro culturale Livio e Maria Garzanti di Forlì L’ Artistica Editrice Savigliano Si

Fonti Archivistiche
Titolo Autore Ente Descrizione Conservazione
Archivio Gio Ponti Gio Ponti Archivio Gio Ponti, Milano

Allegati
File Didascalia Credito Fotografico
Modello progettuale Modello progettuale Gio Ponti Archives, Milano
Vista interna dalle finestre della facciata principale Vista interna dalle finestre della facciata principale Gio Ponti Archives, Milano
Vista del fronte principale Vista del fronte principale Gio Ponti Archives, Milano
Vista del blocco su via Fortis Vista del blocco su via Fortis Gio Ponti Archives, Milano
Vista fronte principale Vista fronte principale R. Vlahov. Courtesy IBC
Vista del complesso da Viale della Repubblica Vista del complesso da Viale della Repubblica Luca Minotti
Vista della Vista della "torre" dalla corte Luca Minotti
Vista dell’ingresso dalla corte Vista dell’ingresso dalla corte Luca Minotti
Vista dell'albergo su via Fortis Vista dell'albergo su via Fortis Luca Minotti
Vista interna Vista interna Luca Minotti
Vista interna Vista interna Luca Minotti
Vista interna vano scala Vista interna vano scala Luca Minotti
Vista interna Vista interna Luca Minotti
Schizzo progettuale Schizzo progettuale Gio Ponti Archives, Milano
Schizzo progettuale Schizzo progettuale Gio Ponti Archives, Milano
Vista generale del complesso Vista generale del complesso Gio Ponti Archives, Milano

Criteri
2. L’edificio o l’opera di architettura è illustrata in almeno due riviste di architettura di livello nazionale e/o internazionale.
6. L’edificio o l’opera di architettura è stata progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale.
7. L’edificio o l’opera di architettura si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata.
Sitografia ed altri contenuti online
Titolo Url
Fondazione Garzanti Visualizza
Gio Ponti official website Visualizza
Domus Web Visualizza
Enciclopedia Treccani - Gio Ponti Visualizza
SAN Archivi degli Architetti - Gio Ponti Visualizza
Fondo Archivistico Sistema Museale dell’Università di Parma - Gio Ponti Visualizza

Crediti Scheda
Enti di riferimento: PaBAAC - Segretariato Regionale per l'Emilia Romagna
Titolare della ricerca: Università degli studi di Bologna Dipartimento di Architettura
Responsabile scientifico: Marco Pretelli


Scheda redatta da Matteo Sintini, Ilaria Cattabriga
creata il 31/12/2013
ultima modifica il 13/03/2024

Revisori:

Setti Stefano 2022