Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi

APPARTAMENTO ZILIO D'AMBROGIO

Scheda Opera

  • Veduta dell'atrio d'ingresso
  • Spioncino nel pannello all'entrata
  • Veduta dell'atrio d'ingresso
  • Veduta del soggiorno con al centro il volume della canna fumaria
  • Veduta della vetrata sud dall'interno del soggiorno
  • Veduta dal soggiorno verso il fondo dell'appartamento
  • Motivo ligneo a mandorla allungata dei soprapporta
  • Veduta dell'office-cucina
  • Veduta dello studio d'artista verso la vetrata
  • Veduta dello studio d'artista verso l'interno con a sinistra la tenda pivotante aperta
  • Particolare della tenda pivotante chiusa
  • Comune: Udine
  • Denominazione: APPARTAMENTO ZILIO D'AMBROGIO
  • Indirizzo: Viale Leopardi N. 43/C
  • Data: - 1960
  • Tipologia: Abitazioni unifamiliari
  • Autori principali: Carlo Scarpa
Descrizione

A poca distanza dalla Casa ad appartamenti Piussi-Levi di Ermes Midena (1935-1936) e dall'ex Casa del Fascio di Ettore Gilberti (1932-34), all'angolo tra viale Leopardi e via Carducci, si staglia il cosiddetto "grattacielo Rinci", dal nome all'impresa che si occupò della sua costruzione alla fine degli anni Cinquanta, progettato dall'ingegner Ferdinando Vicentini. Il pionieristico complesso in cemento armato si compone di una piastra su due livelli occupata da negozi e uffici, sulla quale si appoggia una torre di dodici piani con il fronte sud completamente vetrato. Al suo interno si trova l'appartamento scelto dall'artista Carla Zilio assieme al marito, Giuliano D'Ambrogio, coniugati nel 1960 ma già separati nel 1962, come residenza, la cui sistemazione viene affidata in quell'anno a Carlo Scarpa, incaricato di curare anche la Tomba Zilio (1960) nel cimitero udinese di San Vito.
Come testimoniano i disegni autografi (MAXXI, Roma, cat. 191), l'architetto opera una radicale manipolazione dello spazio, superando i vincoli determinati dalla presenza dei pilastri e dal fronte trasparente verso viale Leopardi; in questo modo, può organizzare i percorsi di connessione e le fisionomie dei diversi ambienti, modellati principalmente sulle esigenze della committente, dedita alla pittura e all'incisione, talvolta citata o ritratta nei fogli scarpiani in relazione a soluzioni specifiche. Inoltre, attraverso la scelta dei materiali, Scarpa affronta il tema decisivo del governo della luce proveniente dall'ampia vetrata meridionale, tanto che la progressione chiaroscurale nel passaggio dagli ambienti interni, più piccoli, verso quelli esterni, più grandi, diventa la principale caratteristica espressiva dell'opera.
Superato un vano quadrato d'ingresso, si accede a un atrio – connesso al soggiorno, all'office-cucina e alla zona notte – che si qualifica come uno degli spazi più elaborati dell'appartamento. La sua configurazione, infatti, è determinata da una serie di pannelli e listelli in legno realizzati dagli artigiani della falegnameria Maiero, impegnati anche nel cantiere della Villa Veritti (1955-1961). Scarpa è molto attento a non trasformare questi elementi in barriere fisiche o visuali, calibrandone la posizione e l'altezza, anche in relazione ai sopraluce vetrati; in particolare, il pannello che separa l'atrio dal soggiorno, corredato da un elaborato "spioncino", si stacca sia dal pilastro a cui è ancorato, sia dalla porta-pannello di accesso all'ambiente, offrendo a chi guarda un'anticipazione visuale dell'interno. Il soggiorno e l'office-cucina sono divisi da una parete obliqua in muratura di mattoni, elemento chiave per l’organizzazione della zona-giorno. La luce proveniente dalla vetrata sud si aggrappa alla superficie scabra dei mattoni, prodotti dalla Fornace Cattarossi di Qualso, segnala Scarpa in un disegno (Archivio Zilio, Udine), diffondendosi gradualmente fino a lambire il volume della canna fumaria, rifinito con una scialbatura liscia grigio chiaro; anche il cemento dei pilastri preesistenti viene scalpellato allo scopo di calmierare l'incidenza luminosa. Come in ogni altra opera di Scarpa un ruolo ugualmente rilevante è affidato ai piani del pavimento e del soffitto, realizzati rispettivamente "in cotto come quello [dell']avv. Veritti", come rivela un appunto (ivi), e in stucco lucido turchese. In alcuni disegni, l'architetto prevede di inserire tra la vetrata esterna e gli ambienti interni dei diaframmi mobili, in modo da garantire l'accesso a una sorta di "giardino d'inverno", dove inserire vasche d'acqua e piante fiorite; la soluzione, però, rimane sulla carta, allo stesso modo dell'ipotesi di realizzare un elaborato camino nel soggiorno, memore del fogolâr di tradizione friulana.
Per connettere idealmente i percorsi interni, Scarpa predispone ancora un particolare sovrapporta ligneo a forma di mandorla allungata, presente nell'accesso all'office e nel diaframma vetrato che lo separa dalla cucina, nell'adiacente sala da pranzo e nell'ingresso allo studio di Carla Zilio. In questo spazio, particolarmente importante nella genesi del progetto, la vetrata integrale delle altre stanze diventa una lunga finestra, che modula la luce; oltre alla libreria, Scarpa studia qui un ambiente dentro l'ambiente, ovvero una sorta di nicchia-alcova, per il riposo dell'artista, schermata da una scultorea tenda chiara ondulata appesa a un'asta orizzontale pivotante.
Gli altri ambienti dell'appartamento sono da considerarsi non autografi, in quanto sistemati e arredati a discrezione della committente dopo la chiusura dell'incarico a Scarpa. L'opera si trova in ottimo stato di conservazione anche grazie alle cure dell'attuale proprietaria, l'arch. Clara Piovesana, alla quale cui va il nostro ringraziamento per le informazioni e le immagini fornite.

Info
  • Progetto: -
  • Esecuzione: - 1960
  • Committente: Carla Zilio e Giuliano D'Ambrogio
  • Proprietà: Proprietà privata
  • Destinazione originaria: Residenziale
  • Destinazione attuale: Residenziale
Autori
Nome Cognome Ruolo Fase Progetto Archivio Architetti Url Profilo Autore Principale
Carlo Scarpa Progetto architettonico Progetto Visualizza Profilo https://collezionearchitettura.maxxi.art/patrimonio/ac4d64df-be65-4b40-8abf-3c5d1bbb0005/scarpa-carlo SI
  • Strutture: Cemento armato e mattoni
  • Serramenti: Serramenti in alluminio
  • Stato Strutture: Ottimo
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Come testimoniano i disegni autografi (MAXXI, Roma, cat. 191), l'architetto opera una radicale manipolazione dello spazio, superando i vincoli determinati dalla presenza dei pilastri e dal fronte trasparente verso viale Leopardi; in questo modo, può organizzare i percorsi di connessione e le fisionomie dei diversi ambienti, modellati principalmente sulle esigenze della committente, dedita alla pittura e all'incisione, talvolta citata o ritratta nei fogli scarpiani in relazione a soluzioni specifiche. Inoltre, attraverso la scelta dei materiali, Scarpa affronta il tema decisivo del governo della luce proveniente dall'ampia vetrata meridionale, tanto che la progressione chiaroscurale nel passaggio dagli ambienti interni, più piccoli, verso quelli esterni, più grandi, diventa la principale caratteristica espressiva dell'opera. 
Superato un vano quadrato d'ingresso, si accede a un atrio – connesso al soggiorno, all'office-cucina e alla zona notte – che si qualifica come uno degli spazi più elaborati dell'appartamento. La sua configurazione, infatti, è determinata da una serie di pannelli e listelli in legno realizzati dagli artigiani della falegnameria Maiero, impegnati anche nel cantiere della Villa Veritti (1955-1961). Scarpa è molto attento a non trasformare questi elementi in barriere fisiche o visuali, calibrandone la posizione e l'altezza, anche in relazione ai sopraluce vetrati; in particolare, il pannello che separa l'atrio dal soggiorno, corredato da un elaborato "spioncino", si stacca sia dal pilastro a cui è ancorato, sia dalla porta-pannello di accesso all'ambiente, offrendo a chi guarda un'anticipazione visuale dell'interno. Il soggiorno e l'office-cucina sono divisi da una parete obliqua in muratura di mattoni, elemento chiave per l’organizzazione della zona-giorno. La luce proveniente dalla vetrata sud si aggrappa alla superficie scabra dei mattoni, prodotti dalla Fornace Cattarossi di Qualso, segnala Scarpa in un disegno (Archivio Zilio, Udine), diffondendosi gradualmente fino a lambire il volume della canna fumaria, rifinito con una scialbatura liscia grigio chiaro; anche il cemento dei pilastri preesistenti viene scalpellato allo scopo di calmierare l'incidenza luminosa. Come in ogni altra opera di Scarpa un ruolo ugualmente rilevante è affidato ai piani del pavimento e del soffitto, realizzati rispettivamente "in cotto come quello [dell']avv. Veritti", come rivela un appunto (ivi), e in stucco lucido turchese. In alcuni disegni, l'architetto prevede di inserire tra la vetrata esterna e gli ambienti interni dei diaframmi mobili, in modo da garantire l'accesso a una sorta di "giardino d'inverno", dove inserire vasche d'acqua e piante fiorite; la soluzione, però, rimane sulla carta, allo stesso modo dell'ipotesi di realizzare un elaborato camino nel soggiorno, memore del fogolâr di tradizione friulana. 
Per connettere idealmente i percorsi interni, Scarpa predispone ancora un particolare sovrapporta ligneo a forma di mandorla allungata, presente nell'accesso all'office e nel diaframma vetrato che lo separa dalla cucina, nell'adiacente sala da pranzo e nell'ingresso allo studio di Carla Zilio. In questo spazio, particolarmente importante nella genesi del progetto, la vetrata integrale delle altre stanze diventa una lunga finestra, che modula la luce; oltre alla libreria, Scarpa studia qui un ambiente dentro l'ambiente, ovvero una sorta di nicchia-alcova, per il riposo dell'artista, schermata da una scultorea tenda chiara ondulata appesa a un'asta orizzontale pivotante. 
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  • Vincolo: Non Vincolata
  • Provvedimenti di tutela:
  • Data Provvedimento:
  • Riferimento Normativo:
  • Altri Provvedimenti:
  • Foglio Catastale: -
  • Particella: -

Note

-

Bibliografia
Autore Anno Titolo Edizione Luogo Edizione Pagina Specifica
Francesco Dal Co, Giuseppe Mazzariol 1984 Cat. 133 in Carlo Scarpa. Opera completa Electa Milano 122 Si
Andrea De Eccher, Giulia Del Zotto 1994 Cat. 10 in Venezia e il Veneto. L’opera di Carlo Scarpa ClupGuide Milano 122-123 Si
Luigi Guzzardi 2024 Un giardino dentro un grattacielo. La via verso l’Eden di Carlo Scarpa in un appartamento a Udine/ A Garden Inside a Skyscraper. Carlo Scarpa’s Path to Eden in an Apartment in Udine Vesper 10 36-53 Si

Fonti Archivistiche
Titolo Autore Ente Descrizione Conservazione
Fondo Carlo Scarpa Carlo Scarpa MAXXI, Roma - Archivio di Stato di Treviso Scheda 189

Allegati
File Didascalia Credito Fotografico
Veduta dell'atrio d'ingresso Veduta dell'atrio d'ingresso Clara Piovesana, 2024
Spioncino nel pannello all'entrata Spioncino nel pannello all'entrata Matteo Iannello, 2024
Veduta dell'atrio d'ingresso Veduta dell'atrio d'ingresso Vittorio Foramitti, 2024
Veduta del soggiorno con al centro il volume della canna fumaria Veduta del soggiorno con al centro il volume della canna fumaria Clara Piovesana, 2024
Veduta della vetrata sud dall'interno del soggiorno Veduta della vetrata sud dall'interno del soggiorno Clara Piovesana, 2024
Veduta dal soggiorno verso il fondo dell'appartamento Veduta dal soggiorno verso il fondo dell'appartamento Clara Piovesana, 2024
Motivo ligneo a mandorla allungata dei soprapporta Motivo ligneo a mandorla allungata dei soprapporta Clara Piovesana, 2024
Veduta dell'office-cucina Veduta dell'office-cucina Matteo Iannello, 2024
Veduta dello studio d'artista verso la vetrata Veduta dello studio d'artista verso la vetrata Clara Piovesana, 2024
Veduta dello studio d'artista verso l'interno con a sinistra la tenda pivotante aperta Veduta dello studio d'artista verso l'interno con a sinistra la tenda pivotante aperta Clara Piovesana, 2024
Particolare della tenda pivotante chiusa Particolare della tenda pivotante chiusa Matteo Iannello, 2024

Criteri
1. L’edificio o l’opera di architettura è citata in almeno tre studi storico-sistematici sull’architettura contemporanea di livello nazionale e/o internazionale.
4. L’edificio o l’opera di architettura riveste un ruolo significativo nell’ambito dell’evoluzione del tipo edilizio di pertinenza, ne offre un’interpretazione progressiva o sperimenta innovazioni di carattere distributivo e funzionale.
5. L’edificio o l’opera di architettura introduce e sperimenta significative innovazioni nell’uso dei materiali o nell’applicazione delle tecnologie costruttive.
6. L’edificio o l’opera di architettura è stata progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale.
Sitografia ed altri contenuti online
Titolo Url
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Fototeca Carlo Scarpa Visualizza
Centro Carlo Scarpa Visualizza

Crediti Scheda
Enti di riferimento: Direzione generale Creatività Contemporanea
Titolare della ricerca: Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale. Università degli Studi di Udine
Responsabile scientifico: Orietta Lanzarini, Vittorio Foramitti, Matteo Iannello


Scheda redatta da Orietta Lanzarini
creata il 29/08/2024
ultima modifica il 22/01/2025