Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi

VILLAGGIO INA CASA-INCIS CAVEDONE

Scheda Opera

  • Veduta di uno degli edifici a corte del complesso da via Mazzoni
  • Vista d’angolo di uno degli edifici su via Mazzoni
  • Vista del prospetto laterale di uno degli edifici su via Mazzoni
  • Vista del prospetto posteriore di uno degli edifici a corte
  • Vista del prospetto posteriore di uno degli edifici a corte su via degli Ortolani
  • Particolare dell’accesso alla corte interna di uno degli edifici
  • Particolare dell’accesso agli edifici dalla corte interna
  • Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone.  Edifici visti dal Parco
  • Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone. Vista prospettica degli edifici dalla corte interna
  • Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone. Spazio tra due edifici a corte
  • Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone. Zona di servizio di una corte
  • Veduta della corte interna di uno degli edifici
  • Particolare del percorso che cinge il giardino interno
  • Veduta della corte interna di uno degli edifici
  • Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone.  Particolare del nodo parete  portante-trave
  • Comune: Bologna
  • Località: Savena
  • Denominazione: VILLAGGIO INA CASA-INCIS CAVEDONE
  • Indirizzo: Via degli Ortolani N. 45-77, Via Mazzoni N. 1-43, Via Milano N. 2-28, Via S. Giovanni N. 2-20
  • Data: 1955 - 1960
  • Tipologia: Edilizia residenziale pubblica
  • Autori principali: Federico Gorio
Descrizione

La costruzione del villaggio di via Cavedone rappresenta uno dei più significativi interventi di edilizia sociale realizzati a Bologna. Per quest’intervento, i progettisti scelgono di abbandonare, tanto i modelli razionalisti dell’urbanistica d’anteguerra, quanto le suggestioni neorealiste di numerose esperienze dello stesso periodo. Il lavoro è incentrato qui, analogamente al lavoro condotto da A. Libera sulla casa a patio del quartiere romano Tuscolano III, sulla ripetizione di una tipologia come elemento intermedio tra città e abitazione, capace di risolvere il tema alla scala del piano urbanistico e al tempo stesso offrire un modello per quella edilizia, a partire dalle esigenze degli abitanti.
Il quartiere di via Cavedone opta per una reinterpretazione della casa a corte, concepita come spazio-filtro, che favorisce quotidiani scambi e relazioni tra casa privata e quartiere.
Le corti sono disposte a coprire tutta l’area disponibile; diverse per dimensioni e giacitura, confermano il principio di massima adattabilità di un modulo rigoroso, a qualsiasi stato del luogo e geometria dei lotti.
Al piano terra, al centro di ciascun blocco, si trova un ampio giardino con ai lati gli accessi alle abitazioni e ai garage. Gli alloggi sono collocati su tre piani e sfruttano al meglio la generosa disponibilità di superficie.
All’impostazione planimetrica modulare dei fabbricati corrisponde un’unificazione degli elementi costruttivi. I materiali impiegati sono tipici della tradizione costruttiva del luogo: il laterizio campeggia su tutte le facciate del complesso e il suo utilizzo è declinato in modo diverso tra piani d’abitazione e piano terra. Una trama continua caratterizza i piani della residenza, mentre la parete si scompone in un gioco di pieni e vuoti in corrispondenza del piano zero.
Conferiscono identità e unitarietà all’intervento, sia la composizione varia dei mattoni sulle pareti, sia la scelta di porre cornici bianche in calcestruzzo attorno alle finestre. Altro elemento di continuità e caratterizzazione del complesso è la scelta delle travi in ferro che sostengono il solaio del piano terra delle diverse corti. Esse si interrompono solo nell’angolo, dove lasciano il passo alle travi di calcestruzzo: la struttura intelaiata nascosta sotto la pelle di laterizio si rende visibile, e di essa si conserva traccia nel rivestimento attraverso i marcapiani e le sagome dei pilastri che sporgono ritmicamente dalle facciate.
La stessa tipologia strutturale, probabilmente, sottende anche il rivestimento in pietra della chiesa e dei servizi adiacenti ad essa, che sono collocati al centro del quartiere assieme al complesso di edifici commerciali, al mercato, ai campi da gioco e ad un orto urbano. L’intervento è stato progettato in modo da essere funzionale anche agli aspetti dell’organizzazione del cantiere e della successiva revisione di alcune opere di finitura e impianti. La scelta di elementi unificati e prefabbricati ha implicato la realizzazione del complesso attraverso appalti scorporati, il che ha permesso una notevole riduzione dei costi di fornitura dei materiali e di realizzazione dell’intervento. L’esame attento delle problematiche riguardanti il tema della casa, la ricerca di un nuovo linguaggio formale che contenesse però la grammatica della tradizione che emerge nella scelta dei materiali e della tipologia edilizia, lo studio della migliore soluzione economico-costruttiva per l’intervento, segnano un approccio concreto e oggettivo nel modo di concepire l’abitazione nella sua dimensione privata e, contemporaneamente, di elemento urbano.
(Matteo Sintini)

Info
  • Progetto: 1955 -
  • Esecuzione: 1957 - 1960
  • Committente: Gestione Ina Casa e Incis
  • Proprietà: Proprietà pubblico-privata
  • Destinazione originaria: residenziale
  • Destinazione attuale: residenziale
Autori
Nome Cognome Ruolo Fase Progetto Archivio Architetti Url Profilo Autore Principale
Leonardo Benevolo Progetto architettonico Progetto Visualizza Profilo https://www.treccani.it/enciclopedia/leonardo-benevolo/ NO
Vittoria Calzolari Progetto architettonico Progetto NO
M. Carini Direzione lavori Esecuzione NO
Sergio Danielli Progetto architettonico Progetto Visualizza Profilo https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=35804 NO
A. Esposito Progetto urbano Progetto NO
Federico Gorio Progetto urbano Progetto Visualizza Profilo https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=33685 SI
Marcello Vittorini Progetto architettonico Progetto Visualizza Profilo https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=53256 NO
  • Strutture: struttura intelaiata di calcestruzzo armato
  • Materiale di facciata: laterizio, cemento prefabbricato, acciaio
  • Coperture: piana in laterocemento
  • Serramenti: metallici
  • Stato Strutture: Buono
  • Stato Materiale di facciata: Buono
  • Stato Coperture: Buono
  • Stato Serramenti: Mediocre

													Array
(
    [id_opera] => 588
    [codice] => BO022	
    [denominazione] => VILLAGGIO INA CASA-INCIS CAVEDONE
    [regione] => Emilia Romagna
    [provincia] => Bologna
    [comune] => Bologna
    [localita] => Savena
    [indirizzo] => Via degli Ortolani N. 45-77, Via Mazzoni N. 1-43, Via Milano N. 2-28, Via S. Giovanni N. 2-20
    [id_categoria] => 1
    [id_tipologia] => 59
    [tipologia_specifica] => 
    [anno_inizio_progetto] => 1955
    [anno_fine_progetto] => 
    [anno_inizio_esecuzione] => 1957
    [anno_fine_esecuzione] => 1960
    [classificazione] => 
    [id_livello_scheda] => 1
    [codice_iccd] => 
    [codice_benitutelati] => 
    [informazioni_architettoniche] => La costruzione del villaggio di via Cavedone rappresenta uno dei più significativi interventi di edilizia sociale realizzati a Bologna. Per quest’intervento, i progettisti scelgono di abbandonare, tanto i modelli razionalisti dell’urbanistica d’anteguerra, quanto le suggestioni neorealiste di numerose esperienze dello stesso periodo. Il lavoro è incentrato qui, analogamente al lavoro condotto da A. Libera sulla casa a patio del quartiere romano Tuscolano III, sulla ripetizione di una tipologia come elemento intermedio tra città e abitazione, capace di risolvere il tema alla scala del piano urbanistico e al tempo stesso offrire un modello per quella edilizia, a partire dalle esigenze degli abitanti.
Il quartiere di via Cavedone opta per una reinterpretazione della casa a corte, concepita come spazio-filtro, che favorisce quotidiani scambi e relazioni tra casa privata e quartiere. 
Le corti sono disposte a coprire tutta l’area disponibile; diverse per dimensioni e giacitura, confermano il principio di massima adattabilità di un modulo rigoroso, a qualsiasi stato del luogo e geometria dei lotti.
Al piano terra, al centro di ciascun blocco, si trova un ampio giardino con ai lati gli accessi alle abitazioni e ai garage. Gli alloggi sono collocati su tre piani e sfruttano al meglio la generosa disponibilità di superficie. 
All’impostazione planimetrica modulare dei fabbricati corrisponde un’unificazione degli elementi costruttivi. I materiali impiegati sono tipici della tradizione costruttiva del luogo: il laterizio campeggia su tutte le facciate del complesso e il suo utilizzo è declinato in modo diverso tra piani d’abitazione e piano terra. Una trama continua caratterizza i piani della residenza, mentre la parete si scompone in un gioco di pieni e vuoti in corrispondenza del piano zero. 
Conferiscono identità e unitarietà all’intervento, sia la composizione varia dei mattoni sulle pareti, sia la scelta di porre cornici bianche in calcestruzzo attorno alle finestre. Altro elemento di continuità e caratterizzazione del complesso è la scelta delle travi in ferro che sostengono il solaio del piano terra delle diverse corti. Esse si interrompono solo nell’angolo, dove lasciano il passo alle travi di calcestruzzo: la struttura intelaiata nascosta sotto la pelle di laterizio si rende visibile, e di essa si conserva traccia nel rivestimento attraverso i marcapiani e le sagome dei pilastri che sporgono ritmicamente dalle facciate. 
La stessa tipologia strutturale, probabilmente, sottende anche il rivestimento in pietra della chiesa e dei servizi adiacenti ad essa, che sono collocati al centro del quartiere assieme al complesso di edifici commerciali, al mercato, ai campi da gioco e ad un orto urbano. L’intervento è stato progettato in modo da essere funzionale anche agli aspetti dell’organizzazione del cantiere e della successiva revisione di alcune opere di finitura e impianti. La scelta di elementi unificati e prefabbricati ha implicato la realizzazione del complesso attraverso appalti scorporati, il che ha permesso una notevole riduzione dei costi di fornitura dei materiali e di realizzazione dell’intervento. L’esame attento delle problematiche riguardanti il tema della casa, la ricerca di un nuovo linguaggio formale che contenesse però la grammatica della tradizione che emerge nella scelta dei materiali e della tipologia edilizia, lo studio della migliore soluzione economico-costruttiva per l’intervento, segnano un approccio concreto e oggettivo nel modo di concepire l’abitazione nella sua dimensione privata e, contemporaneamente, di elemento urbano.
(Matteo Sintini)

    [committente] => Gestione Ina Casa e Incis
    [foglio_catastale] => 
    [particella] => 
    [strutture] => struttura intelaiata di calcestruzzo armato
    [id_stato_struttura] => 2
    [materiale_facciata] => laterizio, cemento prefabbricato, acciaio
    [id_stato_facciata] => 2
    [coperture] => piana in laterocemento
    [id_stato_coperture] => 2
    [serramenti] => metallici
    [id_stato_serramenti] => 4
    [destinazione_originaria] => residenziale
    [destinazione_attuale] => residenziale
    [trasformazioni] => 
    [id_tipo_proprieta] => 8
    [specifiche_proprieta] => 
    [id_tipo_provvedimento] => 1
    [data_provvedimento] => 
    [riferimento_normativo] => 
    [altri_provvedimenti] => 
    [vincolo] => 0
    [note] => Federico Gorio (Milano, 20 luglio 1915 - Roma, 10 gennaio 2007)
Si laurea a Roma in Ingegneria civile, sezione edile, nel 1938. Nello scenario della ricostruzione post-bellica si dedica all’architettura e all’urbanistica come mezzi di impegno sociale e al servizio della collettività. Prende parte all’esperienza dei quartieri popolari dell’INA Casa, per cui porterà a termine molteplici incarichi. Negli anni Cinquanta ottiene la libera docenza in numerosi corsi di Urbanistica e Architettura, divenendo poi professore ordinario nell’ateneo di L’Aquila e successivamente alla Sapienza di Roma. Nel campo della ricerca edilizia, fondamentale si dimostra la sua esperienza nell’ambito del Centro studi Gescal, di cui è direttore dal 1963 al 1965. In questa sede sviluppa, insieme ad altri colleghi, problematiche inerenti l’assemblaggio degli elementi di fabbrica e degli impianti, la produzione industrializzata di alcune componenti edilizie: l’obiettivo di questi studi è quello di adeguare la quantità di produzione industriale alla qualità del materiale richiesta dalla progettazione edilizia. Dall’anno 1977 è direttore della rivista “Rassegna di Architettura e Urbanistica”. Dal 1981, inoltre, diviene membro nazionale dell’Accademia di San Luca. Muore a Roma il 10 gennaio 2007. L’intervento del villaggio INA Casa di via Cavedone è tra i vari progetti di rilievo a livello urbanistico-edilizio che vanno a comporre la sua ricca carriera.  

Leonardo Benevolo (Orta S. Giulio, 25 settembre 1923 - Cellatica, 2017)
Si laurea in architettura a Roma nel 1946; successivamente viene insignito di laurea honoris causa in Scienze tecniche al Politecnico di Zurigo nel 1980, e in Storia dell’architettura alla Sorbonne di Parigi nel 2004. Dal 1955 al 1977 è professore di Architettura negli atenei di Roma, Firenze, Venezia e Palermo; è inoltre professore di Storia del territorio all’Accademia di Architettura dell’Università della Svizzera italiana dal 1996 al 2003, visiting lecturer nelle Università di Yale (New Haven), Columbia (New York), Caracas, Teheran, Rio de Janeiro e Hosei (Tokyo). Dalla fine degli anni ’50 svolge attività di consulenza e ideazione nel campo della pianificazione urbanistica e della progettazione architettonica per molte città italiane. Fra i numerosi premi ricevuti ricordiamo: il premio “Libera Stampa”, la “Medaille de Histoire de l’Art” (a Parigi), la Medaglia d’oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell’arte (Presidenza della Repubblica Italiana, 2003). La figura di Benevolo è considerata tra le più influenti per le vicende bolognesi degli anni ’60, in particolare per la redazione del Piano per la conservazione del centro storico di Bologna (ne sviluppa una prima ipotesi progettuale nel 1961), per la costruzione del villaggio INA-Casa INCIS (1957-1960)  di via Cavedone - tra le esperienze più importanti di edilizia sociale su territorio nazionale - e per padiglioni della Fiera di Bologna (1962-67). Oltre ad essere stato una figura di spicco per il panorama architettonico italiano, è personalità nota anche per la sua produzione letteraria di storico dell’architettura. 

Sergio Danielli (Fermo, 1930 - Roma, 2011)
Si laurea nel 1953 presso la facoltà di architettura di Roma, specializzandosi nel campo della pianificazione territoriale. Lavora, a partire dagli anni Cinquanta, nel settore della progettazione architettonica e della pianificazione urbanistica. Membro dell'INU dal 1966, del Consiglio Superiore tecnico del Ministero delle Poste e Comunicazioni, e di varie commissioni, tra cui la commissione consultiva presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per i problemi inerenti la tutela del patrimonio artistico culturale, le commissioni per la pianificazione scolastica della regione Marche e per la tutela delle bellezze naturali della provincia di Ascoli Piceno. Ha partecipato a numerosi concorsi ottenendo premi e riconoscimenti e ha redatto svariati progetti sia urbanistici sia di edilizia residenziale, sociale, industriale e turistica, diversi dei quali nella sua regione d'origine, le Marche. Si ricordano: a Fermo (AP) il mercato coperto (1957, premio In/arch 1961), gli edifici Gescal (1975) e il piano particolareggiato del centro storico (1975); in altre regioni i quartieri INA Casa a Bologna (con F. Gorio, 1959) e a Catania (1961).  

Marcello Vittorini (L'Aquila, 31 ottobre 1927- Roma, 16 marzo 2011)
Consegue la laurea in Ingegneria civile indirizzo edile a Roma nel 1949. Per alcuni anni è assistente volontario; nel 1963 ottiene la libera docenza in Pianificazione Urbanistica. Svolge attività didattica nelle facoltà di Architettura di Venezia e Napoli oltre che in quella di Roma che, nel 2004, gli conferisce la carica di professore Emerito. Inizia la sua attività professionale nel campo della progettazione architettonica nell'Ente Fucino (1950-1956), con progetti di borghi e scuole rurali. Successivamente progetta complessi di edilizia pubblica a Bologna, Salerno, Torino, Roma, Napoli, Boscoreale. Tra gli anni Sessanta e Settanta svolge la maggior parte della sua attività di pianificazione urbanistica. Elabora, tra gli altri, i piani regolatori dei comuni di Cosenza, Catanzaro, Ravenna, Faenza, Trento, Bolzano, Verona, Firenze. Negli stessi anni svolge attività culturale e professionale anche all'estero: riceve incarichi in Nepal, India, Brasile. Partecipa attivamente all'elaborazione delle nuove leggi urbanistiche e di studi e di proposte in materia di pianificazione territoriale. Socio dell'INU dal 1954. 

Vittoria Calzolari (1924-2017)
Studia a Roma, sotto la guida di grandi nomi dell’architettura nazionale quali Quaroni e Piccinato. Completa la sua formazione a Harvard e poi al MIT. Nel 1975 si trasferisce a Roma dove diviene professoressa ordinaria di Urbanistica all'Università La Sapienza, docente di progettazione del territorio e direttrice della Scuola di Specializzazione per la progettazione del paesaggio. Notevoli e importanti sono le sue politiche, attuate da assessore al centro storico del Comune di Roma, per il recupero del centro storico della Capitale. È tra i primi professionisti a mettere a punto la disciplina «paesistica».  

A. Esposito partecipa solo alla progettazione edilizia del piano. Tutti gli altri progettisti sono invece responsabili sia della progettazione urbanistica dell’intervento sia di quella edilizia.  


    [denominazione_aggregato] => 
    [latitude] => 44.474522
    [longitude] => 11.393723
    [score] => 5
    [id_user] => 0
    [status] => 1
    [date_add] => 2013-12-31 00:00:00
    [date_upd] => 2025-02-27 09:52:16
    [categoria] => A. Opera di eccellenza
    [tipologia] => Edilizia residenziale pubblica
    [proprieta] => Proprietà pubblico-privata
    [cat_autori] => Federico Gorio
    [id_regione] => 16
)
1
												
  • Vincolo: Non Vincolata
  • Provvedimenti di tutela: Nessuna opzione
  • Data Provvedimento:
  • Riferimento Normativo:
  • Altri Provvedimenti:
  • Foglio Catastale: -
  • Particella: -

Note

Federico Gorio (Milano, 20 luglio 1915 - Roma, 10 gennaio 2007) Si laurea a Roma in Ingegneria civile, sezione edile, nel 1938. Nello scenario della ricostruzione post-bellica si dedica all’architettura e all’urbanistica come mezzi di impegno sociale e al servizio della collettività. Prende parte all’esperienza dei quartieri popolari dell’INA Casa, per cui porterà a termine molteplici incarichi. Negli anni Cinquanta ottiene la libera docenza in numerosi corsi di Urbanistica e Architettura, divenendo poi professore ordinario nell’ateneo di L’Aquila e successivamente alla Sapienza di Roma. Nel campo della ricerca edilizia, fondamentale si dimostra la sua esperienza nell’ambito del Centro studi Gescal, di cui è direttore dal 1963 al 1965. In questa sede sviluppa, insieme ad altri colleghi, problematiche inerenti l’assemblaggio degli elementi di fabbrica e degli impianti, la produzione industrializzata di alcune componenti edilizie: l’obiettivo di questi studi è quello di adeguare la quantità di produzione industriale alla qualità del materiale richiesta dalla progettazione edilizia. Dall’anno 1977 è direttore della rivista “Rassegna di Architettura e Urbanistica”. Dal 1981, inoltre, diviene membro nazionale dell’Accademia di San Luca. Muore a Roma il 10 gennaio 2007. L’intervento del villaggio INA Casa di via Cavedone è tra i vari progetti di rilievo a livello urbanistico-edilizio che vanno a comporre la sua ricca carriera. Leonardo Benevolo (Orta S. Giulio, 25 settembre 1923 - Cellatica, 2017) Si laurea in architettura a Roma nel 1946; successivamente viene insignito di laurea honoris causa in Scienze tecniche al Politecnico di Zurigo nel 1980, e in Storia dell’architettura alla Sorbonne di Parigi nel 2004. Dal 1955 al 1977 è professore di Architettura negli atenei di Roma, Firenze, Venezia e Palermo; è inoltre professore di Storia del territorio all’Accademia di Architettura dell’Università della Svizzera italiana dal 1996 al 2003, visiting lecturer nelle Università di Yale (New Haven), Columbia (New York), Caracas, Teheran, Rio de Janeiro e Hosei (Tokyo). Dalla fine degli anni ’50 svolge attività di consulenza e ideazione nel campo della pianificazione urbanistica e della progettazione architettonica per molte città italiane. Fra i numerosi premi ricevuti ricordiamo: il premio “Libera Stampa”, la “Medaille de Histoire de l’Art” (a Parigi), la Medaglia d’oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell’arte (Presidenza della Repubblica Italiana, 2003). La figura di Benevolo è considerata tra le più influenti per le vicende bolognesi degli anni ’60, in particolare per la redazione del Piano per la conservazione del centro storico di Bologna (ne sviluppa una prima ipotesi progettuale nel 1961), per la costruzione del villaggio INA-Casa INCIS (1957-1960) di via Cavedone - tra le esperienze più importanti di edilizia sociale su territorio nazionale - e per padiglioni della Fiera di Bologna (1962-67). Oltre ad essere stato una figura di spicco per il panorama architettonico italiano, è personalità nota anche per la sua produzione letteraria di storico dell’architettura. Sergio Danielli (Fermo, 1930 - Roma, 2011) Si laurea nel 1953 presso la facoltà di architettura di Roma, specializzandosi nel campo della pianificazione territoriale. Lavora, a partire dagli anni Cinquanta, nel settore della progettazione architettonica e della pianificazione urbanistica. Membro dell'INU dal 1966, del Consiglio Superiore tecnico del Ministero delle Poste e Comunicazioni, e di varie commissioni, tra cui la commissione consultiva presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per i problemi inerenti la tutela del patrimonio artistico culturale, le commissioni per la pianificazione scolastica della regione Marche e per la tutela delle bellezze naturali della provincia di Ascoli Piceno. Ha partecipato a numerosi concorsi ottenendo premi e riconoscimenti e ha redatto svariati progetti sia urbanistici sia di edilizia residenziale, sociale, industriale e turistica, diversi dei quali nella sua regione d'origine, le Marche. Si ricordano: a Fermo (AP) il mercato coperto (1957, premio In/arch 1961), gli edifici Gescal (1975) e il piano particolareggiato del centro storico (1975); in altre regioni i quartieri INA Casa a Bologna (con F. Gorio, 1959) e a Catania (1961). Marcello Vittorini (L'Aquila, 31 ottobre 1927- Roma, 16 marzo 2011) Consegue la laurea in Ingegneria civile indirizzo edile a Roma nel 1949. Per alcuni anni è assistente volontario; nel 1963 ottiene la libera docenza in Pianificazione Urbanistica. Svolge attività didattica nelle facoltà di Architettura di Venezia e Napoli oltre che in quella di Roma che, nel 2004, gli conferisce la carica di professore Emerito. Inizia la sua attività professionale nel campo della progettazione architettonica nell'Ente Fucino (1950-1956), con progetti di borghi e scuole rurali. Successivamente progetta complessi di edilizia pubblica a Bologna, Salerno, Torino, Roma, Napoli, Boscoreale. Tra gli anni Sessanta e Settanta svolge la maggior parte della sua attività di pianificazione urbanistica. Elabora, tra gli altri, i piani regolatori dei comuni di Cosenza, Catanzaro, Ravenna, Faenza, Trento, Bolzano, Verona, Firenze. Negli stessi anni svolge attività culturale e professionale anche all'estero: riceve incarichi in Nepal, India, Brasile. Partecipa attivamente all'elaborazione delle nuove leggi urbanistiche e di studi e di proposte in materia di pianificazione territoriale. Socio dell'INU dal 1954. Vittoria Calzolari (1924-2017) Studia a Roma, sotto la guida di grandi nomi dell’architettura nazionale quali Quaroni e Piccinato. Completa la sua formazione a Harvard e poi al MIT. Nel 1975 si trasferisce a Roma dove diviene professoressa ordinaria di Urbanistica all'Università La Sapienza, docente di progettazione del territorio e direttrice della Scuola di Specializzazione per la progettazione del paesaggio. Notevoli e importanti sono le sue politiche, attuate da assessore al centro storico del Comune di Roma, per il recupero del centro storico della Capitale. È tra i primi professionisti a mettere a punto la disciplina «paesistica». A. Esposito partecipa solo alla progettazione edilizia del piano. Tutti gli altri progettisti sono invece responsabili sia della progettazione urbanistica dell’intervento sia di quella edilizia.

Bibliografia
Autore Anno Titolo Edizione Luogo Edizione Pagina Specifica
1957 Bologna: quartiere di via Cavedone Architettura Cantiere n. 15 35-40 Si
Gorio Federico, Vittorini Marcello 1962 Chiesa e complesso parrocchiale al quartiere INA CASA in via Cavedone, 1959-1962 Chiesa e quartiere: quaderni di architettura sacra N. 21 51-64 No
Tentori Francesco, Gorio Federico, Vittorini Marcello 1962 Il quartiere INA Casa e INCIS di via Cavedone a Bologna Casabella-Continuità n. 267 24-48 Si
Beretta Anguissola Luigi 1963 I 14 anni del piano INA- Casa Staderini, Roma 174-179 Si
Borzi Ennio 1969 Il comprensorio: nuova dimensione edilizia Cappelli Bologna No
Bernabei Giancarlo, Gresleri Giuliano, Zagnoni Stefano 1984 Bologna moderna. 1860-1980 Pàtron, Bologna 184-185 Si
Casciato Maristella, Orlandi Piero (a cura di) 2005 Quale e Quanta. Architettura in Emilia Romagna nel secondo Novecento Clueb Bologna No
Aa. Vv 2006 Rassegna di Architettura e Urbanistica n. 118-119. Federico Gorio Architetto No

Fonti Archivistiche
Titolo Autore Ente Descrizione Conservazione
Fondo Federico Gorio Federico Gorio Accademia nazionale di San Luca, Roma

Allegati
File Didascalia Credito Fotografico
Veduta di uno degli edifici a corte del complesso da via Mazzoni Veduta di uno degli edifici a corte del complesso da via Mazzoni Margherita Merendino 2014
Vista d’angolo di uno degli edifici su via Mazzoni Vista d’angolo di uno degli edifici su via Mazzoni Margherita Merendino 2014
Vista del prospetto laterale di uno degli edifici su via Mazzoni Vista del prospetto laterale di uno degli edifici su via Mazzoni Margherita Merendino 2014
Vista del prospetto posteriore di uno degli edifici a corte Vista del prospetto posteriore di uno degli edifici a corte Margherita Merendino 2014
Vista del prospetto posteriore di uno degli edifici a corte su via degli Ortolani Vista del prospetto posteriore di uno degli edifici a corte su via degli Ortolani Margherita Merendino 2014
Particolare dell’accesso alla corte interna di uno degli edifici Particolare dell’accesso alla corte interna di uno degli edifici Margherita Merendino 2014
Particolare dell’accesso agli edifici dalla corte interna Particolare dell’accesso agli edifici dalla corte interna Margherita Merendino 2014
Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone.  Edifici visti dal Parco Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone. Edifici visti dal Parco Angela Di Giuseppe e Mariangela Masia, 2007
Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone. Vista prospettica degli edifici dalla corte interna Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone. Vista prospettica degli edifici dalla corte interna Angela Di Giuseppe e Mariangela Masia, 2007
Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone. Spazio tra due edifici a corte Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone. Spazio tra due edifici a corte Angela Di Giuseppe e Mariangela Masia, 2007
Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone. Zona di servizio di una corte Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone. Zona di servizio di una corte Angela Di Giuseppe e Mariangela Masia, 2007
Veduta della corte interna di uno degli edifici Veduta della corte interna di uno degli edifici Margherita Merendino 2014
Particolare del percorso che cinge il giardino interno Particolare del percorso che cinge il giardino interno Margherita Merendino 2014
Veduta della corte interna di uno degli edifici Veduta della corte interna di uno degli edifici Margherita Merendino 2014
Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone.  Particolare del nodo parete  portante-trave Quartiere INA-Casa incis, via Cavedone. Particolare del nodo parete portante-trave Angela Di Giuseppe e Mariangela Masia, 2007

Criteri
2. L’edificio o l’opera di architettura è illustrata in almeno due riviste di architettura di livello nazionale e/o internazionale.
3. L’edificio o l’opera di architettura ha una riconosciuta importanza nel panorama dell’architettura nazionale, degli anni nei quali è stata costruita, anche in relazione ai contemporanei sviluppi sia del dibattito, sia della ricerca architettonica nazionale e internazionale,
4. L’edificio o l’opera di architettura riveste un ruolo significativo nell’ambito dell’evoluzione del tipo edilizio di pertinenza, ne offre un’interpretazione progressiva o sperimenta innovazioni di carattere distributivo e funzionale.
6. L’edificio o l’opera di architettura è stata progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale.
7. L’edificio o l’opera di architettura si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata.
Sitografia ed altri contenuti online
Titolo Url
Fondo Federico Gorio Visualizza
SAN Archivi degli Architetti - Federico Gorio Visualizza

Crediti Scheda
Enti di riferimento: PaBAAC - Segretariato Regionale per l'Emilia Romagna
Titolare della ricerca: Università degli studi di Bologna Dipartimento di Architettura
Responsabile scientifico: Marco Pretelli


Scheda redatta da Matteo Sintini
creata il 31/12/2013
ultima modifica il 27/02/2025

Revisori:

Stefano Setti