Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi

VILLA MONTINI FORLAY

Scheda Opera

  • Veduta prospettica dell’ingresso alla villa
  • Veduta Nord dell’esterno
  • Veduta del prospetto Est
  • Veduta del prospetto retrostante in mattoni rossi
  • Veduta Nord-Ovest dell’edificio
  • Veduta interna dell’ingresso
  • Veduta interna dell’ingresso con la scala che conduce al piano superiore, edificato nel 1964
  • Veduta dell’open space interno
  • Particolare del salotto con uno dei camini presenti nel setto centrale
  • Veduta dell’interno dalla sala da pranzo
  • Veduta prospettica della sala da pranzo verso il giardino interno
  • Veduta della sala da pranzo, particolare della libreria in legno che corre lungo le pareti
  • Comune: Bologna
  • Località: Savena
  • Denominazione: VILLA MONTINI FORLAY
  • Indirizzo: Via Siepelunga N. 40
  • Data: 1954 - 1958
  • Tipologia: Abitazioni unifamiliari
  • Autori principali: Ferdinando Forlay
Descrizione

Localizzato nei pressi del Monte Donato, da cui domina la città, l’edificio dichiara una maniera organica del comporre, determinata dalle caratteristiche fisiche del contesto collinare unitamente ad una certa adesione da parte del progettista, così come più in generale di una parte della cultura architettonica degli anni Cinquanta, alla lezione di F.L. Wright.
L’andamento prettamente orizzontale della costruzione le consente di adagiarsi sul lotto superando le dimensioni ridotte di quest’ultimo e permettendole di integrarsi con l’ambiente circostante, con cui si relaziona attraverso il giardino. Quest’ultimo svolge anche la funzione di schermatura degli ambienti della casa, che per la maggior parte si affacciano su di esso cercando il contatto con il verde.
La casa emerge dal paesaggio naturale grazie al gioco delle falde del tetto che accompagnano la geometria irregolare della pianta. Essa è generata dall’intersecarsi di più volumi prismatici, la cui sagoma si prolunga all’infuori del perimetro di base attraverso i profondi aggetti della copertura.
I volumi e le superficie si differenziano per trattamento materico.
Nella parte basamentale, i blocchi di pietra non sono rivestiti dall’intonaco, che definisce invece altre porzioni della casa, come ad esempio la veranda e il volume rialzato. Nelle pareti perimetrali si passa dalla pietra grezza al mattone rosso, utilizzato per segnare il vestibolo d’ingresso della casa e per caratterizzare uno dei fronti posteriori dell’edificio. Il laterizio lasciato a vista assume anche una valenza decorativa: nell’angolo, l’ammorsamento con la parete adiacente viene effettuato rientrando una fila verticale di mattoni di testa, lasciando che solo gli elementi di lista emergano dall’intonaco della parete successiva, sotto il quale giace il resto della muratura.
L’ambivalenza, strutturale e formale, e l’“eccezione alla regola”, domina la messa in opera dei materiali in un dialogo tra interno ed esterno, visibile nell’uso di diverse tipologie di muratura lasciata a vista, nel gioco formale originato dall’arretramento di alcuni mattoni, o, nelle pareti perimetrali, negli incassi rettangolari che intervallano le aperture. La ripetizione di questi elementi presenta, al negativo, la stessa configurazione del prospetto esterno, in cui la serie di aperture strette e lunghe è intervallata da blocchi in pietra con un decoro sulla superficie, dando vita a un motivo geometrico che spezza la monotonia della parete bianca all’interno.
Lo spazio interno è fluido e gli ambienti si rincorrono in un movimento centripeto attorno ai camini, vero e proprio fulcro dell’ambiente domestico, memore della lezione del maestro americano. Essi sono ricavati all’interno di un massiccio setto centrale scavato sui lati, aperto su alcuni spazi della casa come il salotto e la sala da pranzo.
La differenza tra le diverse zone in cui è suddiviso l’ambiente interno si coglie attraverso piccoli dislivelli di quota rispetto al piano terreno, l’utilizzo di materiali differenti per la pavimentazione e le aperture di forme diverse: finestre strette e lunghe si contrappongono alle ampie vetrate della sala da pranzo. I prospetti retrostanti, poi, si caratterizzano per il contrasto tra aperture squadrate e finestre circolari.
La struttura viene unificata nella parte sommitale da una fascia in rame che ne cinge il perimetro superiore, accentuando lo sviluppo orizzontale dell’edificio; il rame viene utilizzato per caratterizzare anche la copertura che riveste le diverse falde in cui è articolato il tetto.
(Matteo Sintini, Margherita Merendino)

Info
  • Progetto: 1954 -
  • Esecuzione: 1956 - 1958
  • Committente: Amy Montini
  • Proprietà: Proprietà privata
  • Destinazione originaria: residenza
  • Destinazione attuale: residenza
Autori
Nome Cognome Ruolo Fase Progetto Archivio Architetti Url Profilo Autore Principale
Ferdinando Forlay Progetto architettonico Progetto SI
  • Strutture: struttura intelaiata in calcestruzzo armato
  • Materiale di facciata: arenaria, mattoni rossi, intonaco
  • Coperture: solaio in latero-cemento con rivestimento in rame
  • Serramenti: legno, vetro
  • Stato Strutture: Buono
  • Stato Materiale di facciata: Buono
  • Stato Coperture: Buono
  • Stato Serramenti: Buono

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L’andamento prettamente orizzontale della costruzione le consente di adagiarsi sul lotto superando le dimensioni ridotte di quest’ultimo e permettendole di integrarsi con l’ambiente circostante, con cui si relaziona attraverso il giardino. Quest’ultimo svolge anche la funzione di schermatura degli ambienti della casa, che per la maggior parte si affacciano su di esso cercando il contatto con il verde.
La casa emerge dal paesaggio naturale grazie al gioco delle falde del tetto che accompagnano la geometria irregolare della pianta. Essa è generata dall’intersecarsi di più volumi prismatici, la cui sagoma si prolunga all’infuori del perimetro di base attraverso i profondi aggetti della copertura.
I volumi e le superficie si differenziano per trattamento materico.
Nella parte basamentale, i blocchi di pietra non sono rivestiti dall’intonaco, che definisce invece altre porzioni della casa, come ad esempio la veranda e il volume rialzato. Nelle pareti perimetrali si passa dalla pietra grezza al mattone rosso, utilizzato per segnare il vestibolo d’ingresso della casa e per caratterizzare uno dei fronti posteriori dell’edificio. Il laterizio lasciato a vista assume anche una valenza decorativa: nell’angolo, l’ammorsamento con la parete adiacente viene effettuato rientrando una fila verticale di mattoni di testa, lasciando che solo gli elementi di lista emergano dall’intonaco della parete successiva, sotto il quale giace il resto della muratura. 
L’ambivalenza, strutturale e formale, e l’“eccezione alla regola”, domina la messa in opera dei materiali in un dialogo tra interno ed esterno, visibile nell’uso di diverse tipologie di muratura lasciata a vista, nel gioco formale originato dall’arretramento di alcuni mattoni, o, nelle pareti perimetrali, negli incassi rettangolari che intervallano le aperture. La ripetizione di questi elementi presenta, al negativo, la stessa configurazione del prospetto esterno, in cui la serie di aperture strette e lunghe è intervallata da blocchi in pietra con un decoro sulla superficie, dando vita a un motivo geometrico che spezza la monotonia della parete bianca all’interno.
Lo spazio interno è fluido e gli ambienti si rincorrono in un movimento centripeto attorno ai camini, vero e proprio fulcro dell’ambiente domestico, memore della lezione del maestro americano. Essi sono ricavati all’interno di un massiccio setto centrale scavato sui lati, aperto su alcuni spazi della casa come il salotto e la sala da pranzo. 
La differenza tra le diverse zone in cui è suddiviso l’ambiente interno si coglie attraverso piccoli dislivelli di quota rispetto al piano terreno, l’utilizzo di materiali differenti per la pavimentazione e le aperture di forme diverse: finestre strette e lunghe si contrappongono alle ampie vetrate della sala da pranzo. I prospetti retrostanti, poi, si caratterizzano per il contrasto tra aperture squadrate e finestre circolari.
La struttura viene unificata nella parte sommitale da una fascia in rame che ne cinge il perimetro superiore, accentuando lo sviluppo orizzontale dell’edificio; il rame viene utilizzato per caratterizzare anche la copertura che riveste le diverse falde in cui è articolato il tetto.
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Un’altra modifica ha riguardato le aperture della sala da pranzo; quest’ultima oggi presenta una parete con una finestratura di forma rettangolare, notevolmente estesa nel senso della lunghezza, che ha preso il posto di una serie di aperture quadrate di dimensioni più ridotte, collocate nella parte alta del prospetto.

Ferdinando Forlay (Milano, 1921 - Bologna, 2011)
Architetto stimato e di chiara fama nella città di Bologna, è una delle figure che accompagnano il razionalismo italiano degli anni Venti e Trenta verso le nuove tendenze architettoniche dell’inizio degli anni Cinquanta. Il suo lavoro risente degli influssi innnovativi sotto cui avviene la sua formazione, concretizzandosi in volumi puri che spiccano per la capacità di adattamento all’ambiente in cui sorgono e per la perfetta integrazione con quest’ultimo. Il linguaggio è moderno, e spesso si serve dell’uso dei materiali per comunicare la ricchezza dell’architettura. La sua attività professionale si svolge fondamentalmente a Bologna; la sede del Monte dei Paschi di Siena (1962-1965) in via Rizzoli è l’opera più rappresentativa della sua carriera, lungo la quale si occupa anche della realizzazione della Bank of Monte (1975) nell’ambito del piano per il Fiera District, lavora con l’Ufficio Nuove Chiese nella stagione lercariana durante la quale realizza la Chiesa di San Cristoforo (1971-1973), collabora con Enzo Zacchiroli per la realizzazione dei Grandi Magazzini "Omnia" (1960-1970) in Piazza dei Martiri. 
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  • Vincolo: Non Vincolata
  • Provvedimenti di tutela: Nessuna opzione
  • Data Provvedimento:
  • Riferimento Normativo:
  • Altri Provvedimenti:
  • Foglio Catastale: 267
  • Particella: 1191

Note

Nel 1964 la percezione della forte orizzontalità dell’edificio viene attenuata da una sopraelevazione annessa al piano terra. Essa mantiene il linguaggio compositivo dell’architettura originaria, fatto di piani orizzontali che si intersecano a quote leggermente sfalsate, impiego della pietra alternata a intonaco bianco in prospetto, rivestimenti in rame per le coperture. Le strutture in cemento armato vengono calcolate dall’ingegnere Poluzzi, esecutrice dei lavori è l’impresa Schiavina. Un’altra modifica ha riguardato le aperture della sala da pranzo; quest’ultima oggi presenta una parete con una finestratura di forma rettangolare, notevolmente estesa nel senso della lunghezza, che ha preso il posto di una serie di aperture quadrate di dimensioni più ridotte, collocate nella parte alta del prospetto. Ferdinando Forlay (Milano, 1921 - Bologna, 2011) Architetto stimato e di chiara fama nella città di Bologna, è una delle figure che accompagnano il razionalismo italiano degli anni Venti e Trenta verso le nuove tendenze architettoniche dell’inizio degli anni Cinquanta. Il suo lavoro risente degli influssi innnovativi sotto cui avviene la sua formazione, concretizzandosi in volumi puri che spiccano per la capacità di adattamento all’ambiente in cui sorgono e per la perfetta integrazione con quest’ultimo. Il linguaggio è moderno, e spesso si serve dell’uso dei materiali per comunicare la ricchezza dell’architettura. La sua attività professionale si svolge fondamentalmente a Bologna; la sede del Monte dei Paschi di Siena (1962-1965) in via Rizzoli è l’opera più rappresentativa della sua carriera, lungo la quale si occupa anche della realizzazione della Bank of Monte (1975) nell’ambito del piano per il Fiera District, lavora con l’Ufficio Nuove Chiese nella stagione lercariana durante la quale realizza la Chiesa di San Cristoforo (1971-1973), collabora con Enzo Zacchiroli per la realizzazione dei Grandi Magazzini "Omnia" (1960-1970) in Piazza dei Martiri.

Bibliografia
Autore Anno Titolo Edizione Luogo Edizione Pagina Specifica
1984 Frames n. 3 Si
Bernabei Giancarlo, Gresleri Giuliano, Zagnoni Stefano 1984 Bologna moderna. 1860-1980 Pàtron Bologna 176-177 Si
1988 Impresa Schiavina. Progetti e ecostruzioni 1947 – 1987 Luigi Parma Bologna Si
Luigi Vignali, Alfredo Leorati (a cura di) 1995 Regesto degli architetti bolognesi membri effettivi o corrispondenti dell'Accademia Clementina Grafis Casalecchio di Reno No
Casciato Maristella, Orlandi Piero (a cura di) 2005 Quale e Quanta. Architettura in Emilia Romagna nel secondo Novecento Clueb Bologna No
Cassarà Silvio 2011 La città è scivolata in uno strano "anonimato eccellente" SIl Giornale dell'Architettura n. 100 Torino No

Allegati
File Didascalia Credito Fotografico
Veduta prospettica dell’ingresso alla villa Veduta prospettica dell’ingresso alla villa Fabio Mantovani 2014. Courtesy IBC
Veduta Nord dell’esterno Veduta Nord dell’esterno Fabio Mantovani 2014. Courtesy IBC
Veduta del prospetto Est Veduta del prospetto Est Fabio Mantovani 2014. Courtesy IBC
Veduta del prospetto retrostante in mattoni rossi Veduta del prospetto retrostante in mattoni rossi Fabio Mantovani 2014. Courtesy IBC
Veduta Nord-Ovest dell’edificio Veduta Nord-Ovest dell’edificio Fabio Mantovani 2014. Courtesy IBC
Veduta interna dell’ingresso Veduta interna dell’ingresso Fabio Mantovani 2014. Courtesy IBC
Veduta interna dell’ingresso con la scala che conduce al piano superiore, edificato nel 1964 Veduta interna dell’ingresso con la scala che conduce al piano superiore, edificato nel 1964 Fabio Mantovani 2014. Courtesy IBC
Veduta dell’open space interno Veduta dell’open space interno Fabio Mantovani 2014. Courtesy IBC
Particolare del salotto con uno dei camini presenti nel setto centrale Particolare del salotto con uno dei camini presenti nel setto centrale Fabio Mantovani 2014. Courtesy IBC
Veduta dell’interno dalla sala da pranzo Veduta dell’interno dalla sala da pranzo Fabio Mantovani 2014. Courtesy IBC
Veduta prospettica della sala da pranzo verso il giardino interno Veduta prospettica della sala da pranzo verso il giardino interno Fabio Mantovani 2014. Courtesy IBC
Veduta della sala da pranzo, particolare della libreria in legno che corre lungo le pareti Veduta della sala da pranzo, particolare della libreria in legno che corre lungo le pareti Fabio Mantovani 2014. Courtesy IBC

Criteri
6. L’edificio o l’opera di architettura è stata progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale.
7. L’edificio o l’opera di architettura si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata.

Crediti Scheda
Enti di riferimento: PaBAAC - Segretariato Regionale per l'Emilia Romagna
Titolare della ricerca: Università degli studi di Bologna Dipartimento di Architettura
Responsabile scientifico: Marco Pretelli


Scheda redatta da Matteo Sintini, Margherita Merendino
creata il 31/12/2013
ultima modifica il 27/02/2025

Revisori:

Stefano Setti