Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi

EDIFICIO PER UFFICI INA

Scheda Opera

  • Vista laterale su via Cavour
  • PR03_3 Vista laterale su via Cavour
  • Modellino (prima versione del progetto)
  • Vista fronte principale su via Cavour
  • Vista fronte principale su via Cavour (sullo sfondo Battistero di Parma)
  • Scale interne
  • Planimetria
  • Comune: Parma
  • Denominazione: EDIFICIO PER UFFICI INA
  • Indirizzo: Strada Cavour N. 21, Borgo San Biagio
  • Data: 1950 - 1953
  • Tipologia: Istituti di credito e assicurativi
  • Autori principali: Franco Albini
Descrizione

L’edificio, situato in un isolato d’angolo all’interno di una cortina continua della centrale strada Cavour, risolve il tema dell’inserimento “ambientale” nel centro storico della città, mediante la tripartizione classica: basamento, mezzanino, piani tipo e coronamento.
Il piano terra vede la ripetizione di una serie di portali sagomati in cemento armato, disposti parallelamente alla via principale, tra cui sono incastonate le vetrine. La loro profondità lungo la via principale è leggibile anche grazie al tamponamento, quasi esclusivamente cieco, della prima porzione del prospetto lungo la via secondaria.
L’orditura dei solai gira nei piani superiori facendo affiorare dal prospetto principale la griglia strutturale in cemento armato, avente un interasse differente rispetto a quella del piano terra. I pilastri continui si rastremano verso l’alto e si piegano in sommità a mensola per sorreggere il coronamento, mentre le travi sono arretrate rispetto al filo dei pilastri.
La parte superiore è costituita da un cornicione aggettante e dal piano-attico. La prima campata del prospetto sulla via secondaria, prosegue anche nei piani superiori con un tamponamento cieco. Si sottolinea in tal modo l’angolo dell’edificio all’incrocio delle strade; la chiusura con un pieno corrisponde alla parete laterale della stanza di testa e dà un verso alla costruzione. La seconda campata, invece, prosegue la sequenza dei pilastri in vista. Tra i pilastri, finestre a tutt’altezza si alternano a fasce verticali di tamponamento in mattone faccia a vista, il cui uso non portante è svelato nelle testate delle murature verticali che separano l’edificio dai fabbricati circostanti.
Il sostegno a sbalzo delle travi dei negozi e la serie di pilastri reggenti verticali con riseghe esterne sono alcuni dei dettagli progettati da Albini, che rendono l’edificio, uno dei maggiori esempi del rinnovamento del linguaggio all’interno della tradizione costruttiva, apprezzabile in questo passaggio della cultura architettonica italiana del dopoguerra. Il rapporto con la storia aulica del luogo, è sottolineato, poi, dal riferimento alle masse murarie e alle strutture del battistero e del Duomo romanico della città, evocate dalla stessa scansione di pilastri descritta in precedenza.
L’edificio mostra, poi, l’attenzione del progettista al tema della luce, visibile nelle finestre di diversa larghezza in base all’affaccio su strada e nell’inclinazione delle veneziane situate tra i due cristalli di ogni finestra, disposte per garantire il miglior grado di riflessione della luce.
Il piano terra può essere suddiviso in quattro negozi, ciascuno con ingresso sulla via principale, un proprio servizio e la scala di comunicazione con i magazzini posti nell’interrato.
Sul fondo nell’angolo più interno, si trova la scala ellittica metallica che si snoda entro un involucro poligonale, disegno caratteristico dell’autore, proposto in seguito in altri progetti.
Come in molte altre opere dell’autore, una particolare attenzione è rivolta all’integrazione dei sistemi impiantistici. I servizi e l’atrio di ingresso sono ambienti ventilati artificialmente mediante condotti di aspirazione orizzontali che corrono in una zona ribassata del plafone e convergono in canne verticali.
Il piano tipo, che ospita gli uffici INA, è pensato per essere suddiviso in tre gruppi di uffici mediante pareti mobili e componibili. I serramenti sono dimensionati per assecondare tale possibile flessibilità e realizzati secondo un modulo di 80 centimetri.
Agli ultimi piani si trovano due alloggi, uno dei quali destinato al custode.

(Matteo Sintini, Ilaria Cattabriga)

Info
  • Progetto: 1950 - 1950
  • Esecuzione: 1951 - 1953
  • Committente: I.N.A. (Istituto Nazionale Assicurazioni)
  • Proprietà: Proprietà privata
  • Destinazione originaria: edificio per uffici
  • Destinazione attuale: edificio per uffici
Autori
Nome Cognome Ruolo Fase Progetto Archivio Architetti Url Profilo Autore Principale
Franco Albini Progetto architettonico Progetto Visualizza Profilo https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=19452 SI
Enea Manfredini Direzione lavori Esecuzione Visualizza Profilo https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=263820&force=1 NO
L. Szego Progetto strutturale Progetto NO
  • Strutture: telaio in cemento armato
  • Materiale di facciata: mattoni faccia a vista
  • Coperture: lastre di alluminio
  • Serramenti: doppio vetro con interposta tenda veneziana a lamelle metalliche
  • Stato Strutture: Buono
  • Stato Materiale di facciata: Buono
  • Stato Coperture: Buono
  • Stato Serramenti: Buono

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Il piano terra vede la ripetizione di una serie di portali sagomati in cemento armato, disposti parallelamente alla via principale, tra cui sono incastonate le vetrine. La loro profondità lungo la via principale è leggibile anche grazie al tamponamento, quasi esclusivamente cieco, della prima porzione del prospetto lungo la via secondaria.
L’orditura dei solai gira nei piani superiori facendo affiorare dal prospetto principale la griglia strutturale in cemento armato, avente un interasse differente rispetto a quella del piano terra. I pilastri continui si rastremano verso l’alto e si piegano in sommità a mensola per sorreggere il coronamento, mentre le travi sono arretrate rispetto al filo dei pilastri.
La parte superiore è costituita da un cornicione aggettante e dal piano-attico. La prima campata del prospetto sulla via secondaria, prosegue anche nei piani superiori con un tamponamento cieco. Si sottolinea in tal modo l’angolo dell’edificio all’incrocio delle strade; la chiusura con un pieno corrisponde alla parete laterale della stanza di testa e dà un verso alla costruzione. La seconda campata, invece, prosegue la sequenza dei pilastri in vista. Tra i pilastri, finestre a tutt’altezza si alternano a fasce verticali di tamponamento in mattone faccia a vista, il cui uso non portante è svelato nelle testate delle murature verticali che separano l’edificio dai fabbricati circostanti. 
Il sostegno a sbalzo delle travi dei negozi e la serie di pilastri reggenti verticali con riseghe esterne sono alcuni dei dettagli progettati da Albini, che rendono l’edificio, uno dei maggiori esempi del rinnovamento del linguaggio all’interno della tradizione costruttiva, apprezzabile in questo passaggio della cultura architettonica italiana del dopoguerra. Il rapporto con la storia aulica del luogo, è sottolineato, poi, dal riferimento alle masse murarie e alle strutture del battistero e del Duomo romanico della città, evocate dalla stessa scansione di pilastri descritta in precedenza.
L’edificio mostra, poi, l’attenzione del progettista al tema della luce, visibile nelle finestre di diversa larghezza in base all’affaccio su strada e nell’inclinazione delle veneziane situate tra i due cristalli di ogni finestra, disposte per garantire il miglior grado di riflessione della luce.
Il piano terra può essere suddiviso in quattro negozi, ciascuno con ingresso sulla via principale, un proprio servizio e la scala di comunicazione con i magazzini posti nell’interrato. 
Sul fondo nell’angolo più interno, si trova la scala ellittica metallica che si snoda entro un involucro poligonale, disegno caratteristico dell’autore, proposto in seguito in altri progetti. 
Come in molte altre opere dell’autore, una particolare attenzione è rivolta all’integrazione dei sistemi  impiantistici. I servizi e l’atrio di ingresso sono ambienti ventilati artificialmente mediante condotti di aspirazione orizzontali che corrono in una zona ribassata del plafone e convergono in canne verticali.
Il piano tipo, che ospita gli uffici INA, è pensato per essere suddiviso in tre gruppi di uffici mediante pareti mobili e componibili. I serramenti sono dimensionati per assecondare tale possibile flessibilità e realizzati secondo un modulo di 80 centimetri.
Agli ultimi piani si trovano due alloggi, uno dei quali destinato al custode.

(Matteo Sintini, Ilaria Cattabriga)

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Esiste un modellino (prima versione del progetto) realizzato da Ugo Coppi, oggi in collezione privata. 

Franco Albini (Robbiate 1905 – Milano 1977) 
Trascorre nella casa paterna l’infanzia e parte della giovinezza, assorbendo della sua terra la sensibilità per le opere dell’uomo e della natura. Trasferitosi con la famiglia a Milano frequenta il Politecnico dove si laurea nel 1929 e inizia l’attività professionale nello studio di Gio Ponti ed Emilio Lancia. Nello stesso anno visita Barcellona, in occasione dell’esposizione internazionale, per poi raggiungere Parigi. Dopo le prime realizzazioni di impronta novecentesca nel campo dell’arredamento, una conversazione con Edoardo Persico determina la sua “conversione” al razionalismo e l’avvicinamento al gruppo dei redattori di "Casabella". Nel 1931 apre il primo studio professionale in via Panizza a Milano con Renato Camus e Giancarlo Parlanti. Inizia a occuparsi di edilizia popolare partecipando al concorso per il quartiere Baracca a Milano (1932). L’adesione al metodo progettuale di ispirazione gropiusiana si evidenzia nella chiarezza dell’impianto aperto, con i corpi di fabbrica equidistanti e allineati secondo l’asse eliotermico che fa irrompere nel quartiere aria, luce e verde. Nel campo degli allestimenti Albini, chiamato da Giuseppe Pagano, esordisce nel 1933 alla V Triennale di Milano. Nel corso degli anni Trenta gli allestimenti e i padiglioni temporanei nelle manifestazioni fieristiche sono le palestre che gli permettono di sperimentare nuove soluzioni, sondando in alcuni casi articolate volumetrie curve e, più spesso, spazi cartesiani ordinati da griglie geometriche, telai metallici e pannelli traslucidi in vetro o tessuto. Nel corso del 1946 dirige insieme a Parlanti la rivista "Costruzioni-Casabella". Nel dopoguerra la gamma degli interessi professionali si amplia anche in relazione alle opportunità offerte dalla ricostruzione. Nell’insegnamento trasmette gli stessi principi che fondano il suo lavoro di architetto: la necessità di un’analisi approfondita dei problemi e di un continuo controllo e giustificazione delle proprie scelte. Nel 1952 inizia la collaborazione con Franca Helg (studio Albini-Helg) con cui firma tutti i progetti.
Tra i progetti principali di questo periodo: l’albergo rifugio Pirovano a Cervinia (1948-52); l’allestimento del Museo di Palazzo Bianco a Genova (1949-51); il piano urbanistico e le case a schiera nel quartiere Cesate a Milano (1951-54); l’edificio per uffici Ina a Parma (1950-54); il Museo del Tesoro di San Lorenzo a Genova (1952-56); i Grandi Magazzini La Rinascente a Roma (1957-61); le Nuove Terme Luigi Zoja a Salsomaggiore (1964-70). 

Enea Manfredini (Reggio Emilia, 1916-2008)
Si laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 1940 dove, fino al 1951, svolge attività didattica nei corso di Caratteri distributivi degli edifici, Tecnologia dei materiali e Tecnica delle costruzioni. Ancora studente entra in contatto con il gruppo di architetti riunito intorno a Giuseppe Pagano tra cui: Franco Albini, Piero Bottoni, Ignazio Gardella ed Ernesto Nathan Rogers. Proprio Pagano pubblica su “Casabella” diversi suoi progetti giovanili. Nello stesso clima matura nel 1949 l’adesione al Movimento di Studi per l’Architettura (MSA). Diploma d’onore della IX Triennale di Milano nel 1951. Accademico pontificio dei virtuosi al Pantheon dal 1961. In-Arch Domosic 1963 con Franco Albini e Franca Helg per l’urbanizzazione di Habana del Este a Cuba. È presente in Triennali e Biennali, partecipa a mostre di architettura in Italia e all’estero. Fa parte di commissioni giudicatrici di concorsi nazionali d’architettura e partecipa a congressi e concorsi d’architettura e urbanistica. È affiancato, nel lavoro di studio, dai figli Alberto Manfredini, dal 1977, e Giovanni Manfredini, dal 1982. Primo premio regionale In-Arch per l’Emilia Romagna nel 1990. 
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  • Vincolo: Vincolata
  • Provvedimenti di tutela: Dichiarazione di notevole interesse
  • Data Provvedimento: D.D.R. 28/03/2008
  • Riferimento Normativo: D.Lgs. 42/2004, art. 10 c.3 lett. a
  • Altri Provvedimenti: Interesse culturale
  • Foglio Catastale: 150
  • Particella: 2

Note

Negli anni, gli spazi interni del palazzo hanno subito diverse modifiche. Esiste un modellino (prima versione del progetto) realizzato da Ugo Coppi, oggi in collezione privata. Franco Albini (Robbiate 1905 – Milano 1977) Trascorre nella casa paterna l’infanzia e parte della giovinezza, assorbendo della sua terra la sensibilità per le opere dell’uomo e della natura. Trasferitosi con la famiglia a Milano frequenta il Politecnico dove si laurea nel 1929 e inizia l’attività professionale nello studio di Gio Ponti ed Emilio Lancia. Nello stesso anno visita Barcellona, in occasione dell’esposizione internazionale, per poi raggiungere Parigi. Dopo le prime realizzazioni di impronta novecentesca nel campo dell’arredamento, una conversazione con Edoardo Persico determina la sua “conversione” al razionalismo e l’avvicinamento al gruppo dei redattori di "Casabella". Nel 1931 apre il primo studio professionale in via Panizza a Milano con Renato Camus e Giancarlo Parlanti. Inizia a occuparsi di edilizia popolare partecipando al concorso per il quartiere Baracca a Milano (1932). L’adesione al metodo progettuale di ispirazione gropiusiana si evidenzia nella chiarezza dell’impianto aperto, con i corpi di fabbrica equidistanti e allineati secondo l’asse eliotermico che fa irrompere nel quartiere aria, luce e verde. Nel campo degli allestimenti Albini, chiamato da Giuseppe Pagano, esordisce nel 1933 alla V Triennale di Milano. Nel corso degli anni Trenta gli allestimenti e i padiglioni temporanei nelle manifestazioni fieristiche sono le palestre che gli permettono di sperimentare nuove soluzioni, sondando in alcuni casi articolate volumetrie curve e, più spesso, spazi cartesiani ordinati da griglie geometriche, telai metallici e pannelli traslucidi in vetro o tessuto. Nel corso del 1946 dirige insieme a Parlanti la rivista "Costruzioni-Casabella". Nel dopoguerra la gamma degli interessi professionali si amplia anche in relazione alle opportunità offerte dalla ricostruzione. Nell’insegnamento trasmette gli stessi principi che fondano il suo lavoro di architetto: la necessità di un’analisi approfondita dei problemi e di un continuo controllo e giustificazione delle proprie scelte. Nel 1952 inizia la collaborazione con Franca Helg (studio Albini-Helg) con cui firma tutti i progetti. Tra i progetti principali di questo periodo: l’albergo rifugio Pirovano a Cervinia (1948-52); l’allestimento del Museo di Palazzo Bianco a Genova (1949-51); il piano urbanistico e le case a schiera nel quartiere Cesate a Milano (1951-54); l’edificio per uffici Ina a Parma (1950-54); il Museo del Tesoro di San Lorenzo a Genova (1952-56); i Grandi Magazzini La Rinascente a Roma (1957-61); le Nuove Terme Luigi Zoja a Salsomaggiore (1964-70). Enea Manfredini (Reggio Emilia, 1916-2008) Si laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 1940 dove, fino al 1951, svolge attività didattica nei corso di Caratteri distributivi degli edifici, Tecnologia dei materiali e Tecnica delle costruzioni. Ancora studente entra in contatto con il gruppo di architetti riunito intorno a Giuseppe Pagano tra cui: Franco Albini, Piero Bottoni, Ignazio Gardella ed Ernesto Nathan Rogers. Proprio Pagano pubblica su “Casabella” diversi suoi progetti giovanili. Nello stesso clima matura nel 1949 l’adesione al Movimento di Studi per l’Architettura (MSA). Diploma d’onore della IX Triennale di Milano nel 1951. Accademico pontificio dei virtuosi al Pantheon dal 1961. In-Arch Domosic 1963 con Franco Albini e Franca Helg per l’urbanizzazione di Habana del Este a Cuba. È presente in Triennali e Biennali, partecipa a mostre di architettura in Italia e all’estero. Fa parte di commissioni giudicatrici di concorsi nazionali d’architettura e partecipa a congressi e concorsi d’architettura e urbanistica. È affiancato, nel lavoro di studio, dai figli Alberto Manfredini, dal 1977, e Giovanni Manfredini, dal 1982. Primo premio regionale In-Arch per l’Emilia Romagna nel 1990.

Bibliografia
Autore Anno Titolo Edizione Luogo Edizione Pagina Specifica
Ponti Gio 1952 Lezione di una architettura Domus n. 266 2-4 Si
Gentili Eugenio 1953-54 La sede dell'Ina a Parma Casabella-Continuità n. 200 25-31 Si
1979 Franco Albini. Architettura e design 1930-1970 Centro Di Firenze 141 No
1979 Edificio per uffici INA a Parma, 1950 L’Architettura. Cronache e Storia n. 288 566 Si
Ugolini Michele, Zilioli Amedeo 1991 Franco Albini. Uffici INA a Parma Alinea Firenze Si
Banzola Vincenzo (a cura di) 1994 Parma, la città storica Silva Parma 353 No
Rossi Prodi Fabrizio 1996 Franco Albini Officina Roma No
Piva Antonio, Prina Vittorio 1998 Franco Albini 1905-1977 Electa Milano 253-257 Si
Casciato Maristella, Orlandi Piero (a cura di) 2005 Quale e Quanta. Architettura in Emilia Romagna nel secondo Novecento Clueb Bologna No
Polano Sergio, Mulazzani Marco 2005 Guida all'architettura italiana del Novecento Electa Milano 332 Si
Bucci Federico, Irace Fulvio 2006 Zero Gravity. Franco Albini. Costruire la modernità TriennaleElecta Milano No
Jones Kay Bea 2014 Suspending modernity. The architecture of Franco Albini Ashgate Farnham, England; Burlington, Vt No

Fonti Archivistiche
Titolo Autore Ente Descrizione Conservazione
Archivio Franco Albini Franco Albini Fondazione Franco Albini, Milano

Allegati
File Didascalia Credito Fotografico
Vista laterale su via Cavour Vista laterale su via Cavour A. Scardova. Courtesy IBC
PR03_3 Vista laterale su via Cavour PR03_3 Vista laterale su via Cavour A. Scardova. Courtesy IBC
Modellino (prima versione del progetto) Modellino (prima versione del progetto) Courtesy Fondazione Franco Albini, Milano
Vista fronte principale su via Cavour Vista fronte principale su via Cavour Courtesy Fondazione Franco Albini, Milano
Vista fronte principale su via Cavour (sullo sfondo Battistero di Parma) Vista fronte principale su via Cavour (sullo sfondo Battistero di Parma) Courtesy Fondazione Franco Albini, Milano
Scale interne Scale interne Courtesy Fondazione Franco Albini, Milano
Planimetria Planimetria Courtesy Fondazione Franco Albini, Milano

Criteri
1. L’edificio o l’opera di architettura è citata in almeno tre studi storico-sistematici sull’architettura contemporanea di livello nazionale e/o internazionale.
2. L’edificio o l’opera di architettura è illustrata in almeno due riviste di architettura di livello nazionale e/o internazionale.
3. L’edificio o l’opera di architettura ha una riconosciuta importanza nel panorama dell’architettura nazionale, degli anni nei quali è stata costruita, anche in relazione ai contemporanei sviluppi sia del dibattito, sia della ricerca architettonica nazionale e internazionale,
4. L’edificio o l’opera di architettura riveste un ruolo significativo nell’ambito dell’evoluzione del tipo edilizio di pertinenza, ne offre un’interpretazione progressiva o sperimenta innovazioni di carattere distributivo e funzionale.
5. L’edificio o l’opera di architettura introduce e sperimenta significative innovazioni nell’uso dei materiali o nell’applicazione delle tecnologie costruttive.
6. L’edificio o l’opera di architettura è stata progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale.
7. L’edificio o l’opera di architettura si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata.
Sitografia ed altri contenuti online
Titolo Url
Fondazione Franco Albini Visualizza
Dizionario biografico degli Italiani - Franco Albini Visualizza
Enciclopedia Treccani - Franco Albini Visualizza

Crediti Scheda
Enti di riferimento: PaBAAC - Segretariato Regionale per l'Emilia Romagna
Titolare della ricerca: Università degli studi di Bologna Dipartimento di Architettura
Responsabile scientifico: Marco Pretelli


Scheda redatta da Matteo Sintini, Ilaria Cattabriga
creata il 31/12/2013
ultima modifica il 24/01/2025

Revisori:

Setti Stefano 2021