Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi

NUOVI UFFICI DELLA FABBRICA TESSILE BOSSI

Scheda Opera

  • Planimetria generale: A. Ampliamento dello stabilimento originario; B. Primo nucleo residenziale per i dipendenti; C. Secondo nucleo residenziale; D. Fabbrica tessile (in via di ampliamento)
  • Veduta frontale della testata est
  • Piante del piano terreno e del piano secondo
  • Sezioni trasversali e fronti
  • Scorcio del corpo di fabbrica dei nuovi uffici
  • Veduta della sala riunioni
  • La testata ovest. In primo piano il corpo scale che chiude lo spazio a tutta altezza di connessione verticale e orizzontale coperto dal lucernario inclinato
  • Sezioni trasversali
  • Fronti est e ovest (le due testate). Fronte nord per la parte che sporge dall’esistente
  • Particolare del fronte lungo esterno
  • Particolare del fronte lungo esterno (Giacomo Polin, Gregotti Associati, nuovi uffici Bossi a Cameri
  • Lo spazio interno a tutta altezza di comunicazione orizzontale e verticale. La luce filtra dal lucernario inclinato
  • Lo spazio interno a tutta altezza di comunicazione orizzontale e verticale. La luce filtra dal lucernario inclinato
  • Particolare dell’interno del primo piano: oltre l’oblò l’ingresso al piano terra
  • Particolare della parte superiore (primo piano) dell’ingresso
  • Scorcio del fianco
  • Il fronte esterno, lungo 85 metri, è ritmato al secondo piano da una serie di doppi elementi in ferro che servono a portare e evidenziare la copertura realizzata con struttura in ferro e solaio in lamiera grecata
  • Sezione costruttiva di un doppio elemento in ferro al secondo piano
  • Assonometria parziale dal basso della testata ovest
  • Vista del fronte lungo la strada, 2019
  • Scorcio del corpo di fabbrica dei nuovi uffici, 2019
  • Scorcio del corpo di fabbrica dei nuovi uffici e, sul fondo, la fabbrica originaria, 2019
  • Vista ravvicinata del corpo di fabbrica dei nuovi uffici, 2019
  • Vista del passaggio carrabile al piano terra, 2019
  • Vista del porticato al piano terreno, in parte adibito a parcheggio, 2019
  • Fronte nord per la parte che sporge dall'esistente, 2019
  • Vista della manifattura tessile preesistente, 2019
  • Ortofoto, 2020
  • Comune: Cameri
  • Denominazione: NUOVI UFFICI DELLA FABBRICA TESSILE BOSSI
  • Indirizzo: Via Galileo Galilei N. 5
  • Data: 1980 - 1984
  • Tipologia: Edifici per attività produttive
  • Autori principali: Associati International Gregotti , Vittorio Gregotti, Augusto Cagnardi, Pierluigi Cerri
Descrizione

1. Opera originaria

«L’ampliamento che Vittorio Gregotti ha realizzato nello stabilimento di Cameri è il più recente intervento nel luogo delle sue prime esperienze costruttive: un ambiente familiare per una “famiglia” di edifici l’uno estraneo all’altro, e proprio per questo capaci di verificare un sistema di relazioni in continua crescita. Accostato ad un fronte della fabbrica esistente, e stretto in un lotto lungo e poco profondo limitato anche da una casetta in mattoni da ristrutturare e conservare, il nuovo edificio per uffici e piccole lavorazioni ancora una volta evoca l’immagine del ponte, uno dei lati di un quadrato virtuale, quel quadrato cui Gregotti attribuisce la capacità simbolica e materiale di recintare lo spazio. Ogni architetto, che abbia alle spalle un’esperienza concentrata nello sviluppo dello stesso luogo attraverso gli anni, ama tornare a quel luogo per aggiungere parole nuove ad un discorso già avviato, nella speranza di renderlo completamente proprio. De Carlo a Urbino, Siza a Oporto, Ridolfi a Terni: architetti che si identificano con un luogo di lavoro e d’affezione, e forse viceversa. L’ampliamento che Vittorio Gregotti ha realizzato sul corpo dello stabilimento Bossi a Cameri rientra perfettamente nell’ambito di queste realizzazioni, in cui ciò che viene aggiunto acquista significato per rapporto all’esistente, ma dove l’esistente subisce la violenza del nuovo senza rimanere toccato. Un sistema di relazioni progressivamente amplificato, tra oggetti privi di relazioni. Nello spazio della manifattura tessile familiare, una “famiglia” di edifici costruiti in anni successivi per le esigenze di una produzione in espansione (1956 nucleo residenziale e 1961 casa a quattro piani per i dipendenti, 1968 nuovo stabilimento) dimostra come a distanza di pochi metri e pochi anni l’uno dall’altro sia possibile seguire un discorso coerente attraverso edificazioni di volta in volta diverse, non solo sul piano funzionale ma, ciò che più importa, sul piano delle risposte alle questioni che il contesto pone nel suo trasformarsi. […] Per questo più recente ampliamento il problema era quello di dotare il vecchio stabilimento esistente di un corpo contiguo che contenesse nuovi uffici e nuovi spazi per piccole lavorazioni, accessibili direttamente dalla fabbrica, e risolvesse degnamente il nuovo ingresso dalla strada. A fronte di un regolamento edilizio che lasciava ben poca libertà di scelta, la disposizione degli spazi su tre piani per una lunghezza simile a quella del fronte esistente ma sfalsata verso est ha consentito di rendere evidente l’operazione di “accostamento”; poche aperture bastano a connettere i vecchi locali al nuovo attraverso le scale che fanno da cerniera, mentre le solette dei due piani sopra al piano terra sono allo stesso livello di quelle esistenti. Al vetro è affidato il compito di rendere trasparente la natura dell’accostamento, e in copertura alle scale un lucernario su tutta la lunghezza dell’edificio rischiara gli spazi di collegamento verticali e orizzontali. Le due testate sono diversamente costruite: in particolare quella est che dà sulla strada e si presenta a chi arriva, ospita al piano terra la portineria semicircolare su due livelli (collegata all’altro stabilimento al di là della strada da un sottopasso), un corpo cilindrico in vetro-cemento contenente una scala a chiocciola, e all’ultimo piano una sala per riunioni vetrata a giro d’orizzonte. Dove i setti in calcestruzzo che al piano terra ritmano l’intera lunghezza dell’edificio si interrompono, poco prima della testata est, è aperto un passaggio per i veicoli che vanno a scaricare al vecchio stabilimento; una figura cara a Gregotti, quella del ponte, ritorna in una versione minimale e forse più funzionale che mai. In realtà l’intero nuovo edificio è un ponte posto parallelamente all’esistente, nient’altro che uno dei lati di un quadrato virtuale, quel quadrato cui Gregotti attribuisce la capacità simbolica e materiale di recintare lo spazio. Un solo elemento sfugge alla logica cristallina di questa costruzione in cui tra l’altro “l’esercizio del dettaglio” (le colonnine in ferro all’ultimo piano, i serramenti a griglia quadrata, ma anche alcune sistemazioni interne) è così manifestamente strategico. Ed è questo: perché tenere in piedi quel vecchio edificio in mattoni che sorge sul confine meridionale del lotto, e che ha costretto a contenere la profondità del nuovo corpo di fabbrica in maniera così stringente, facendo persino rientrare la facciata di sbieco in corrispondenza di quel volume? Perché in quella casetta di mattoni si svolsero i primi giochi dell’infanzia, e perché quelle memorie sono tra le cose più care, e più difficili da abbattere. In un’occasione che offre, una volta tanto, deboli vincoli esterni e la mano libera di una committenza familiare, sono vincoli della memoria a proporsi come “elementi del contesto”». (Giacomo Polin, Gregotti Associati, nuovi uffici Bossi a Cameri, in «Casabella n. 493, luglio-agosto 1983, pp. 2-3) Traduzione inglese: sì

«Nell’arco di quasi trent’anni si snoda il rapporto di Gregotti con un luogo – Cameri – e con una industria – la Bossi – per la realizzazione di edifici per abitazione, dello stabilimento e infine di nuovi uffici per la vecchia manifattura. Chiaramente leggibile risulta il passaggio da una ricerca di radicamento nell’ambiente – tramite sia l’adesione a tipologie tradizionali, sia l’attenzione alle accentuazioni espressive, ai caratteri costruttivi e ai materiali dei progetti residenziali – alla indeterminatezza linguistica dell’architettura del lavoro. Nel più recente intervento, infine, la volontà di radicamento è fondata sulla capacità del progetto di istaurare relazioni tra elementi differenti, rifuggendo impossibili continuità linguistiche e tentazioni mimetiche». (Sergio Polano con M. Mulazzani, Guida all’architettura italiana del Novecento, Electa, Milano 1991, p. 24).

«[…] Dodici anni dopo la realizzazione della filatura, il progetto per gli uffici accosta all’edificio della vecchia manifattura tessile ottocentesca un nuovo edificio dell’altezza di tre piani e di lunghezza analoga a quella della fronte esistente. Il progetto assume i rinnovati rapporti fra le parti, la considerazione degli edifici e dei tracciati esistenti (la vecchia manifattura, il nuovo stabilimento, le due unità residenziali per i dipendenti della ditta). Il corpo longitudinale si piega all’interno in corrispondenza del fabbricato dell’antica portineria e modula il suo attacco a terra in funzione degli accessi carrai e pedonali. Nella testata semicircolare su due livelli è collocata la portineria, connessa al volume cilindrico in vetrocemento che contiene i collegamenti verticali fra l’esterno, i magazzini posti al primo piano e gli uffici all’ultimo. Nella testata ovest, un corpo scala chiude il sistema. Elemento di raccordo e fonte di illuminazione zenitale, un lungo lucernario longitudinale connota gli spazi destinati ai percorsi orizzontali e verticali e mostra la vecchia fronte della fabbrica. La struttura, in setti di cemento armato, definisce a terra un profondo portico adibito a parcheggio coperto. All’ultimo livello, sostegni accoppiati, staccandosi dalla vetrata continua retrostante, si legano alla copertura, mantenendo la cura del dettaglio costruttivo. In continuità con la copertura, scende sul coronamento un carter metallico che contiene gli elementi di oscuramento per la vetrata». (Joseph Rykwert, Gregotti associati, Rizzoli, Milano 1995, p. 213)

«Per questa committenza Gregotti realizza diversi edifici progettati in anni successivi: il nucleo residenziale del 1956, la casa a quattro piani per i dipendenti del 1961, lo stabilimento del 1968. Il nuovo edificio, costruito accanto alla vecchia manifattura tessile, mutato l’accesso all’insieme, ne definisce nuovi orientamenti e assialità. Il fabbricato è accostato a quello preesistente attraverso la mediazione di un vano scala, inserito come cerniera tra il fronte longitudinale dell’edificio esistente e un setto in cemento armato. Gli uffici accolgono il visitatore con una testata verso la strada semicircolare, occupata al piano terreno dalla portineria e, all’ultimo piano, dalla sala riunioni. Il volume curvilineo appare come sospeso in aggetto rispetto ai piani sottostanti, da cui parte una scala a chiocciola avvolta in un cilindro vetrato. Il taglio continuo della finestra nella sala riunioni ripete e sottolinea il perimetro della testata. Il corpo fabbrica è attraversato longitudinalmente da un lucernario. La struttura in setti di cemento armato disegna al piano terreno un porticato in parete adibito a parcheggio coperto, che rialza il fabbricato come un ponte che sovrasta la strada interna, consentendo il passaggio per il carico nella manifattura preesistente». (Maria Adriana Giusti, Rosa Tamborrino, Guida all’architettura del Novecento in Piemonte (1902-2006), Allemandi, Torino 2008, p. 145). Traduzione inglese: sì


2. Consistenza dell’opera al 2019/Stato attuale
Il complesso, dismesso dal 2013, presenta un buono stato di conservazione, preservando i caratteri originari.

(Scheda a cura di Carolina Crozzolin, Guido Pavia, Gentucca Canella. DAD - Politecnico di Torino)


1. Original Work
«The extension of the factory in Cameri by Vittorio Gregotti is the most recent addition to the site of his first building experiences: a familiar environment for a “family” of buildings, each one different from the next, and for this very reason able to demonstrate a system of relations in continual growth. Standing next to the facade of the existing factory and tightly packed in a long but not very deep site limited also by a brick house to conserve and restore, the new building for offices and small manufacturing once again evokes the image of a bridge, one of the sides of an imaginary square, the square to which Gregotti attributes the symbolic and physical capacity to enclose space.
[…] For this most recent extension, the problem was to equip the existing old factory with a contiguous build containing new offices and new spaces for small processing, accessible directly from the factory, properly resolving the new entrance from the street».
In comparison with a restrictive building code, the layout of the spaces on three floors for a length similar to that of the existing front but staggered to the east made it possible to make the "juxtaposition" operation evident; few openings are enough to connect the old spaces to the new one through the stairs that act as a hinge, while the slabs of the two floors above the ground floor are at the same level of those existing. He used the glass to make transparent the nature of the juxtaposition, and in the roof of the stairs a skylight over the overall length of the building illuminates the vertical and horizontal connecting spaces.
The two fronts are differently built: in particular the east one on the road, so it is the first seen arriving towards the building, accommodates on the ground floor the semicircular reception on two levels (linked to the other block by an underpass), a glass-cement cylindrical build containing a spiral staircase, and on the top floor a room for meetings glazed all around.
Where the concrete walls, that on the ground floor beat out the overall length of the building, interrupted, just before the east front, a passage opened in order to allow the vehicles to discharge at the old factory. The bridge, an element dear to Gregotti, returns in a minimal and perhaps more functional version than ever.
Really, the entire new building is a bridge placed parallel to the existing one, nothing more than one side of a virtual square, that square to which Gregotti attributes the symbolic and material capacity to fix the space.
Only one element escapes the crystalline logic of this construction in which, among other things, "the exercise of detail" (the iron columns on the top floor, the square grid of the window frames, but also some internal layout) is so clearly strategic.
And it’s this: why save that old brick building standing on the southern border of the lot? It forced to contain the depth of the new build in a so pressing way, even retracting the facade on the slant near that block.
Because that brick house was where the first games of childhood took place, and because those memories are among the dearest, and the most difficult to demolish. For once in which there are weak external constraints and the free hand of a family client, the constraints of memory propose themselves as “elements of the context”» («Casabella n. 493, luglio-agosto 1983).
For this client Gregotti made: the residential nucleus in 1956, the four-storey house for the employees in 1961 and the factory in 1968, twelve years later the realization of the spinning factory. A building with three floors and length like that of the existing front to which it is standing next by an element that includes the stairwell.
His work clearly shows the passage from searching the respect of the tradition to the adoption of the language of the architecture of work.
In this case, the first theme emerges from the linguistic continuity obtained through the relationships between different elements.

2. Current state in 2019
The complex abandoned since 2013. But nowadays the distinctive characters remain unchanged and it is in a decent state of conservation.

(English version by Teresa Casale, DAD-Politecnico di Torino)

Info
  • Progetto: 1980 -
  • Esecuzione: - 1984
  • Committente: Ditta Bossi
  • Proprietà: Proprietà privata
  • Destinazione originaria: Edificio industriale con annessi spazi per uffici
  • Destinazione attuale: Dismesso nel 2013
Autori
Nome Cognome Ruolo Fase Progetto Archivio Architetti Url Profilo Autore Principale
Spartaco Azzola Collaboratore Progetto NO
Augusto Cagnardi Progetto architettonico Progetto SI
Vera Casanova Collaboratore Progetto NO
Raffaello Cecchi Collaboratore Progetto NO
Pierluigi Cerri Progetto architettonico Progetto Visualizza Profilo https://www.treccani.it/enciclopedia/eol-cerri-pierluigi/ SI
Vittorio Gregotti Progetto architettonico Progetto Visualizza Profilo https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodpersona&Chiave=19481&RicVM=ricercasemplice&RicFrmRicSemplice=gregotti%20vittorio&RicSez=produttori SI
Associati International Gregotti Progetto architettonico Progetto Visualizza Profilo https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/siusa/pagina.pl?TipoPag=prodente&Chiave=19482&RicFrmRicSemplice=gregotti%20associati&RicVM=ricercasemplice&RicSez=produttori SI
Giulio Kauffmann Progetto strutturale Esecuzione NO
spa (Milano) Ranza Impresa esecutrice Esecuzione NO
Roberto Spagnolo Collaboratore Progetto NO
Vittorio Tarella Progetto strutturale Esecuzione NO
  • Strutture: La struttura in setti di cemento armato disegna al piano terreno un porticato in parete adibito a parcheggio coperto, che rialza il fabbricato come un ponte che sovrasta la strada interna, consentendo il passaggio per il carico nella manifattura preesiste
  • Materiale di facciata: In continuità con la copertura, scende sul coronamento un carter metallico che contiene gli elementi di oscuramento per la vetrata. Elementi in vetro-cemento
  • Coperture: La copertura realizzata con struttura in ferro e solaio in lamiera grecata è portata da una serie di doppi elementi in ferro
  • Serramenti: Al vetro è affidato il compito di rendere trasparente la natura dell’accostamento, e in copertura alle scale un lucernario su tutta la lunghezza dell’edificio rischiara gli spazi di collegamento verticali e orizzontali
  • Stato Strutture: Buono
  • Stato Materiale di facciata: Buono
  • Stato Coperture: Buono
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De Carlo a Urbino, Siza a Oporto, Ridolfi a Terni: architetti che si identificano con un luogo di lavoro e d’affezione, e forse viceversa. L’ampliamento che Vittorio Gregotti ha realizzato sul corpo dello stabilimento Bossi a Cameri rientra perfettamente nell’ambito di queste realizzazioni, in cui ciò che viene aggiunto acquista significato per rapporto all’esistente, ma dove l’esistente subisce la violenza del nuovo senza rimanere toccato. Un sistema di relazioni progressivamente amplificato, tra oggetti privi di relazioni. Nello spazio della manifattura tessile familiare, una “famiglia” di edifici costruiti in anni successivi per le esigenze di una produzione in espansione (1956 nucleo residenziale e 1961 casa a quattro piani per i dipendenti, 1968 nuovo stabilimento) dimostra come a distanza di pochi metri e pochi anni l’uno dall’altro sia possibile seguire un discorso coerente attraverso edificazioni di volta in volta diverse, non solo sul piano funzionale ma, ciò che più importa, sul piano delle risposte alle questioni che il contesto pone nel suo trasformarsi. […] Per questo più recente ampliamento il problema era quello di dotare il vecchio stabilimento esistente di un corpo contiguo che contenesse nuovi uffici e nuovi spazi per piccole lavorazioni, accessibili direttamente dalla fabbrica, e risolvesse degnamente il nuovo ingresso dalla strada. A fronte di un regolamento edilizio che lasciava ben poca libertà di scelta, la disposizione degli spazi su tre piani per una lunghezza simile a quella del fronte esistente ma sfalsata verso est ha consentito di rendere evidente l’operazione di “accostamento”; poche aperture bastano a connettere i vecchi locali al nuovo attraverso le scale che fanno da cerniera, mentre le solette dei due piani sopra al piano terra sono allo stesso livello di quelle esistenti. Al vetro è affidato il compito di rendere trasparente la natura dell’accostamento, e in copertura alle scale un lucernario su tutta la lunghezza dell’edificio rischiara gli spazi di collegamento verticali e orizzontali. Le due testate sono diversamente costruite: in particolare quella est che dà sulla strada e si presenta a chi arriva, ospita al piano terra la portineria semicircolare su due livelli (collegata all’altro stabilimento al di là della strada da un sottopasso), un corpo cilindrico in vetro-cemento contenente una scala a chiocciola, e all’ultimo piano una sala per riunioni vetrata a giro d’orizzonte. Dove i setti in calcestruzzo che al piano terra ritmano l’intera lunghezza dell’edificio si interrompono, poco prima della testata est, è aperto un passaggio per i veicoli che vanno a scaricare al vecchio stabilimento; una figura cara a Gregotti, quella del ponte, ritorna in una versione minimale e forse più funzionale che mai. In realtà l’intero nuovo edificio è un ponte posto parallelamente all’esistente, nient’altro che uno dei lati di un quadrato virtuale, quel quadrato cui Gregotti attribuisce la capacità simbolica e materiale di recintare lo spazio. Un solo elemento sfugge alla logica cristallina di questa costruzione in cui tra l’altro “l’esercizio del dettaglio” (le colonnine in ferro all’ultimo piano, i serramenti a griglia quadrata, ma anche alcune sistemazioni interne) è così manifestamente strategico. Ed è questo: perché tenere in piedi quel vecchio edificio in mattoni che sorge sul confine meridionale del lotto, e che ha costretto a contenere la profondità del nuovo corpo di fabbrica in maniera così stringente, facendo persino rientrare la facciata di sbieco in corrispondenza di quel volume? Perché in quella casetta di mattoni si svolsero i primi giochi dell’infanzia, e perché quelle memorie sono tra le cose più care, e più difficili da abbattere. In un’occasione che offre, una volta tanto, deboli vincoli esterni e la mano libera di una committenza familiare, sono vincoli della memoria a proporsi come “elementi del contesto”». (Giacomo Polin, Gregotti Associati, nuovi uffici Bossi a Cameri, in «Casabella n. 493, luglio-agosto 1983, pp. 2-3) Traduzione inglese: sì

«Nell’arco di quasi trent’anni si snoda il rapporto di Gregotti con un luogo – Cameri – e con una industria – la Bossi – per la realizzazione di edifici per abitazione, dello stabilimento e infine di nuovi uffici per la vecchia manifattura. Chiaramente leggibile risulta il passaggio da una ricerca di radicamento nell’ambiente – tramite sia l’adesione a tipologie tradizionali, sia l’attenzione alle accentuazioni espressive, ai caratteri costruttivi e ai materiali dei progetti residenziali – alla indeterminatezza linguistica dell’architettura del lavoro. Nel più recente intervento, infine, la volontà di radicamento è fondata sulla capacità del progetto di istaurare relazioni tra elementi differenti, rifuggendo impossibili continuità linguistiche e tentazioni mimetiche». (Sergio Polano con M. Mulazzani, Guida all’architettura italiana del Novecento, Electa, Milano 1991, p. 24).

«[…] Dodici anni dopo la realizzazione della filatura, il progetto per gli uffici accosta all’edificio della vecchia manifattura tessile ottocentesca un nuovo edificio dell’altezza di tre piani e di lunghezza analoga a quella della fronte esistente. Il progetto assume i rinnovati rapporti fra le parti, la considerazione degli edifici e dei tracciati esistenti (la vecchia manifattura, il nuovo stabilimento, le due unità residenziali per i dipendenti della ditta). Il corpo longitudinale si piega all’interno in corrispondenza del fabbricato dell’antica portineria e modula il suo attacco a terra in funzione degli accessi carrai e pedonali. Nella testata semicircolare su due livelli è collocata la portineria, connessa al volume cilindrico in vetrocemento che contiene i collegamenti verticali fra l’esterno, i magazzini posti al primo piano e gli uffici all’ultimo. Nella testata ovest, un corpo scala chiude il sistema. Elemento di raccordo e fonte di illuminazione zenitale, un lungo lucernario longitudinale connota gli spazi destinati ai percorsi orizzontali e verticali e mostra la vecchia fronte della fabbrica. La struttura, in setti di cemento armato, definisce a terra un profondo portico adibito a parcheggio coperto. All’ultimo livello, sostegni accoppiati, staccandosi dalla vetrata continua retrostante, si legano alla copertura, mantenendo la cura del dettaglio costruttivo. In continuità con la copertura, scende sul coronamento un carter metallico che contiene gli elementi di oscuramento per la vetrata». (Joseph Rykwert, Gregotti associati, Rizzoli, Milano 1995, p. 213)

«Per questa committenza Gregotti realizza diversi edifici progettati in anni successivi: il nucleo residenziale del 1956, la casa a quattro piani per i dipendenti del 1961, lo stabilimento del 1968. Il nuovo edificio, costruito accanto alla vecchia manifattura tessile, mutato l’accesso all’insieme, ne definisce nuovi orientamenti e assialità. Il fabbricato è accostato a quello preesistente attraverso la mediazione di un vano scala, inserito come cerniera tra il fronte longitudinale dell’edificio esistente e un setto in cemento armato. Gli uffici accolgono il visitatore con una testata verso la strada semicircolare, occupata al piano terreno dalla portineria e, all’ultimo piano, dalla sala riunioni. Il volume curvilineo appare come sospeso in aggetto rispetto ai piani sottostanti, da cui parte una scala a chiocciola avvolta in un cilindro vetrato. Il taglio continuo della finestra nella sala riunioni ripete e sottolinea il perimetro della testata. Il corpo fabbrica è attraversato longitudinalmente da un lucernario. La struttura in setti di cemento armato disegna al piano terreno un porticato in parete adibito a parcheggio coperto, che rialza il fabbricato come un ponte che sovrasta la strada interna, consentendo il passaggio per il carico nella manifattura preesistente». (Maria Adriana Giusti, Rosa Tamborrino, Guida all’architettura del Novecento in Piemonte (1902-2006), Allemandi, Torino 2008, p. 145). Traduzione inglese: sì
  

2. Consistenza dell’opera al 2019/Stato attuale
Il complesso, dismesso dal 2013, presenta un buono stato di conservazione, preservando i caratteri originari.

(Scheda a cura di Carolina Crozzolin, Guido Pavia, Gentucca Canella. DAD - Politecnico di Torino)


1. Original Work 
«The extension of the factory in Cameri by Vittorio Gregotti is the most recent addition to the site of his first building experiences: a familiar environment for a “family” of buildings, each one different from the next, and for this very reason able to demonstrate a system of relations in continual growth. Standing next to the facade of the existing factory and tightly packed in a long but not very deep site limited also by a brick house to conserve and restore, the new building for offices and small manufacturing once again evokes the image of a bridge, one of the sides of an imaginary square, the square to which Gregotti attributes the symbolic and physical capacity to enclose space. 
[…] For this most recent extension, the problem was to equip the existing old factory with a contiguous build containing new offices and new spaces for small processing, accessible directly from the factory, properly resolving the new entrance from the street».
In comparison with a restrictive building code, the layout of the spaces on three floors for a length similar to that of the existing front but staggered to the east made it possible to make the "juxtaposition" operation evident; few openings are enough to connect the old spaces to the new one through the stairs that act as a hinge, while the slabs of the two floors above the ground floor are at the same level of those existing.  He used the glass to make transparent the nature of the juxtaposition, and in the roof of the stairs a skylight over the overall length of the building illuminates the vertical and horizontal connecting spaces.
The two fronts are differently built: in particular the east one on the road, so it is the first seen arriving towards the building, accommodates on the ground floor the semicircular reception on two levels (linked to the other block by an underpass), a glass-cement cylindrical build containing a spiral staircase, and on the top floor a room for meetings glazed all around.
Where the concrete walls, that on the ground floor beat out the overall length of the building, interrupted, just before the east front, a passage opened in order to allow the vehicles to discharge at the old factory. The bridge, an element dear to Gregotti, returns in a minimal and perhaps more functional version than ever. 
Really, the entire new building is a bridge placed parallel to the existing one, nothing more than one side of a virtual square, that square to which Gregotti attributes the symbolic and material capacity to fix the space.
Only one element escapes the crystalline logic of this construction in which, among other things, "the exercise of detail" (the iron columns on the top floor, the square grid of the window frames, but also some internal layout) is so clearly strategic.
And it’s this: why save that old brick building standing on the southern border of the lot? It forced to contain the depth of the new build in a so pressing way, even retracting the facade on the slant near that block. 
Because that brick house was where the first games of childhood took place, and because those memories are among the dearest, and the most difficult to demolish. For once in which there are weak external constraints and the free hand of a family client, the constraints of memory propose themselves as “elements of the context”» («Casabella n. 493, luglio-agosto 1983). 
For this client Gregotti made: the residential nucleus in 1956, the four-storey house for the employees in 1961 and the factory in 1968, twelve years later the realization of the spinning factory. A building with three floors and length like that of the existing front to which it is standing next by an element that includes the stairwell.
His work clearly shows the passage from searching the respect of the tradition to the adoption of the language of the architecture of work. 
In this case, the first theme emerges from the linguistic continuity obtained through the relationships between different elements.

2. Current state in 2019 
The complex abandoned since 2013. But nowadays the distinctive characters remain unchanged and it is in a decent state of conservation.

(English version by Teresa Casale, DAD-Politecnico di Torino)

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  • Vincolo: Non Vincolata
  • Provvedimenti di tutela: Nessuna opzione
  • Data Provvedimento:
  • Riferimento Normativo:
  • Altri Provvedimenti:
  • Foglio Catastale: -
  • Particella: -

Note

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Bibliografia
Autore Anno Titolo Edizione Luogo Edizione Pagina Specifica
Tafuri Manfredo 1982 Vittorio Gregotti progetti e architetture Electa Milano 143 No
Polin Giacomo 1983 Gregotti Associati, nuovi uffici Bossi a Cameri Casabella n.493 44441 No
Crotti Sergio (a cura di) 1986 Vittorio Gregotti Zanichelli Bologna 126-129 No
Polano Sergio, Mulazzani Marco 1991 Guida all’architettura italiana del Novecento Electa Milano 24-25 No
Rykwert Joseph 1995 Gregotti associati Rizzoli Milano 213-215 No
Giusti Maria Adriana, Tamborrino Rosa 2008 Guida all’architettura del Novecento in Piemonte (1902-2006) Allemandi Torino 145-146 No

Allegati
File Didascalia Credito Fotografico
Planimetria generale: A. Ampliamento dello stabilimento originario; B. Primo nucleo residenziale per i dipendenti; C. Secondo nucleo residenziale; D. Fabbrica tessile (in via di ampliamento) Planimetria generale: A. Ampliamento dello stabilimento originario; B. Primo nucleo residenziale per i dipendenti; C. Secondo nucleo residenziale; D. Fabbrica tessile (in via di ampliamento) Giacomo Polin, tratto da - Polin, Gregotti Associati, Casabella n. 493 1983
Veduta frontale della testata est Veduta frontale della testata est Gabriele Basilico, tratto da – Polin, Gregotti Associati, Casabella n. 493 1983
Piante del piano terreno e del piano secondo Piante del piano terreno e del piano secondo Tratto da - Gregotti, Zanichelli 1986
Sezioni trasversali e fronti Sezioni trasversali e fronti Tratto da - Gregotti, Zanichelli 1986
Scorcio del corpo di fabbrica dei nuovi uffici Scorcio del corpo di fabbrica dei nuovi uffici Tratto da - Rykwert, Gregotti Associati, Rizzoli 1995
Veduta della sala riunioni Veduta della sala riunioni Tratto da - Rykwert, Gregotti Associati, Rizzoli 1995
La testata ovest. In primo piano il corpo scale che chiude lo spazio a tutta altezza di connessione verticale e orizzontale coperto dal lucernario inclinato La testata ovest. In primo piano il corpo scale che chiude lo spazio a tutta altezza di connessione verticale e orizzontale coperto dal lucernario inclinato Gabriele Basilico, tratto da - Polin, Gregotti Associati, Casabella n. 493 1983
Sezioni trasversali Sezioni trasversali Tratto da - Polin, Gregotti Associati, Casabella n. 493 1983
Fronti est e ovest (le due testate). Fronte nord per la parte che sporge dall’esistente Fronti est e ovest (le due testate). Fronte nord per la parte che sporge dall’esistente Tratto da - Polin, Gregotti Associati, Casabella n. 493 1983
Particolare del fronte lungo esterno Particolare del fronte lungo esterno Gabriele Basilico, tratto da – Polin, Gregotti Associati, Casabella n. 493 1983
Particolare del fronte lungo esterno (Giacomo Polin, Gregotti Associati, nuovi uffici Bossi a Cameri Particolare del fronte lungo esterno (Giacomo Polin, Gregotti Associati, nuovi uffici Bossi a Cameri Gabriele Basilico, tratto da - Polin, Gregotti Associati, Casabella n. 493 1983
Lo spazio interno a tutta altezza di comunicazione orizzontale e verticale. La luce filtra dal lucernario inclinato Lo spazio interno a tutta altezza di comunicazione orizzontale e verticale. La luce filtra dal lucernario inclinato Gabriele Basilico, tratto da – Polin, Gregotti Associati, Casabella n. 493 1983
Lo spazio interno a tutta altezza di comunicazione orizzontale e verticale. La luce filtra dal lucernario inclinato Lo spazio interno a tutta altezza di comunicazione orizzontale e verticale. La luce filtra dal lucernario inclinato Tratto da - Rykwert, Gregotti Associati, Rizzoli 1995
Particolare dell’interno del primo piano: oltre l’oblò l’ingresso al piano terra Particolare dell’interno del primo piano: oltre l’oblò l’ingresso al piano terra Gabriele Basilico, tratto da – Polin, Gregotti Associati, Casabella n. 493 1983
Particolare della parte superiore (primo piano) dell’ingresso Particolare della parte superiore (primo piano) dell’ingresso Gabriele Basilico, tratto da – Polin, Gregotti Associati, Casabella n. 493 1983
Scorcio del fianco Scorcio del fianco Tratto da - Rykwert, Gregotti Associati, Rizzoli 1995
Il fronte esterno, lungo 85 metri, è ritmato al secondo piano da una serie di doppi elementi in ferro che servono a portare e evidenziare la copertura realizzata con struttura in ferro e solaio in lamiera grecata Il fronte esterno, lungo 85 metri, è ritmato al secondo piano da una serie di doppi elementi in ferro che servono a portare e evidenziare la copertura realizzata con struttura in ferro e solaio in lamiera grecata Tratto da - Rykwert, Gregotti Associati, Rizzoli 1995
Sezione costruttiva di un doppio elemento in ferro al secondo piano Sezione costruttiva di un doppio elemento in ferro al secondo piano Tratto da - Polin, Gregotti Associati, Casabella n. 493 1983
Assonometria parziale dal basso della testata ovest Assonometria parziale dal basso della testata ovest Tratto da - Polin, Gregotti Associati, Casabella n. 493 1983
Vista del fronte lungo la strada, 2019 Vista del fronte lungo la strada, 2019 Gentucca Canella - 2019
Scorcio del corpo di fabbrica dei nuovi uffici, 2019 Scorcio del corpo di fabbrica dei nuovi uffici, 2019 Gentucca Canella - 2019
Scorcio del corpo di fabbrica dei nuovi uffici e, sul fondo, la fabbrica originaria, 2019 Scorcio del corpo di fabbrica dei nuovi uffici e, sul fondo, la fabbrica originaria, 2019 Gentucca Canella - 2019
Vista ravvicinata del corpo di fabbrica dei nuovi uffici, 2019 Vista ravvicinata del corpo di fabbrica dei nuovi uffici, 2019 Gentucca Canella - 2019
Vista del passaggio carrabile al piano terra, 2019 Vista del passaggio carrabile al piano terra, 2019 Gentucca Canella - 2019
Vista del porticato al piano terreno, in parte adibito a parcheggio, 2019 Vista del porticato al piano terreno, in parte adibito a parcheggio, 2019 Gentucca Canella - 2019
Fronte nord per la parte che sporge dall'esistente, 2019 Fronte nord per la parte che sporge dall'esistente, 2019 Gentucca Canella - 2019
Vista della manifattura tessile preesistente, 2019 Vista della manifattura tessile preesistente, 2019 Gentucca Canella - 2019
Ortofoto, 2020 Ortofoto, 2020 Google maps - 2020

Criteri
1. L’edificio o l’opera di architettura è citata in almeno tre studi storico-sistematici sull’architettura contemporanea di livello nazionale e/o internazionale.
2. L’edificio o l’opera di architettura è illustrata in almeno due riviste di architettura di livello nazionale e/o internazionale.
3. L’edificio o l’opera di architettura ha una riconosciuta importanza nel panorama dell’architettura nazionale, degli anni nei quali è stata costruita, anche in relazione ai contemporanei sviluppi sia del dibattito, sia della ricerca architettonica nazionale e internazionale,
5. L’edificio o l’opera di architettura introduce e sperimenta significative innovazioni nell’uso dei materiali o nell’applicazione delle tecnologie costruttive.
6. L’edificio o l’opera di architettura è stata progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale.
7. L’edificio o l’opera di architettura si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata.
Sitografia ed altri contenuti online
Titolo Url
CASVA Milano - Vittorio Gregotti Visualizza
Enciclopedia Treccani - Vittorio Gregotti Visualizza

Crediti Scheda
Enti di riferimento: DGAAP - Segretariato Regionale per il Piemonte
Titolare della ricerca: Politecnico Torino Dipartimento Architettura e Design
Responsabile scientifico: Maria Adriana Giusti, Gentucca Canella (DAD)


Scheda redatta da Carolina Crozzolin, Guido Pavia, Gentucca Canella
creata il 31/12/2004
ultima modifica il 23/01/2025

Revisori:

Mezzino Davide 2021